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Perché il governo vuole nazionalizzare Defence Tech

Il governo starebbe valutando la nazionalizzazione di Tinexta Defence Holding (Defence Tech), società strategica che gestisce dati e sistemi sensibili per intelligence, difesa e pubblica amministrazione. L'asset di Tinexta non rientrerà infatti nell'operazione Advent-Nextalia a seguito dell'esercizio del golden power da parte del governo italiano. Tutti i dettagli

Dopo il Golden Power, il governo starebbe lavorando alla nazionalizzazione di Defence Holding (ex Defence Tech).

Procede infatti l’operazione di fusione e delisting per Tinexta – gruppo attivo nelle attività di digital trust, cybersecurity e business innovation guidato da Pier Andrea Chevallard (nella foto) – da parte del tandem Advent International-Nextalia, ma con una condizione rilevante imposta lo scorso dicembre dal governo italiano attraverso l’esercizio del golden power: le attività legate alla Difesa devono essere separate dal gruppo e avviate verso una cessione controllata.

Con le sue controllate, Tinexta opera in tre aree di business: Digital Trust, Credit Information & Management, Innovation & Marketing Services. Tra queste figurano InfoCert, la società di certificazione digitale nota soprattutto per il suo ruolo in Spid (il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale), Tinexta Visura, la società leader nell’erogazione di servizi telematici orientati al mondo delle professioni italiane e Tinexta Defence. Quest’ultima è considerata strategica per la sicurezza nazionale e attiva nella gestione di sistemi informatici e banche dati sensibili legate all’intelligence, alla difesa e alla pubblica amministrazione.

L’obiettivo di Palazzo Chigi, secondo quanto ricostruito dal quotidiano La Stampa, sarebbe quello di creare un polo nazionale della cybersecurity e mettere la società al riparo da operazioni speculative e da possibili acquisizioni straniere.

Tutti i dettagli.

UNA SOCIETÀ CONSIDERATA STRATEGICA PER LA SICUREZZA DEL PAESE

Defence Tech, fino al 15 aprile denominata Tinexta Defence, è un gruppo quotato su Euronext Growth Milan e attivo nel settore della cyber security e della data intelligence.

Come ricorda il quotidiano torinese, è definita in un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri come una realtà “strategica” per la difesa e la sicurezza nazionale. “Un «gioiello tecnologico italiano», dicono gli esperti del settore, che gestisce le piattaforme di dati dei servizi segreti, sistemi cripto, programmi spaziali e per la difesa. Non solo” dettaglia La Stampa, aggiungendo che è anche centro di valutazione nazionale per tutti i programmi classificati Ceva, ad esempio i sistemi di comunicazione e di intelligence. L’87% dell’attività sono sensibili e confidenziali. Va da sé che possedere Defence Tech significa maneggiare i segreti del Paese”.

LA SCALATA DEL TANDEM NEXTALIA-ADVENT

La società è finita sotto i riflettori lo scorso agosto quando Tecno Holding, società partecipata da Camere di commercio e azionista di maggioranza di Tinexta, ha sottoscritto accordi vincolanti con TopCo – società indirettamente controllata dai fondi d’investimento gestiti da Advent e Nextalia – per la vendita di una partecipazione in Tinexta pari al 38,74% del capitale sociale al prezzo unitario di 15 euro per azione e la promozione di un’Opa finalizzata al delisting.

In base a tale accordo, i due fondi erano tenuti a lanciare un’opa obbligatoria sul resto del capitale allo stesso prezzo.

L’INTERVENTO DEL GOVERNO E IL VINCOLO SUGLI ASSET STRATEGICI

Nel concedere il via libera all’operazione, lo scorso 22 dicembre la Presidenza del Consiglio ha esercitato il golden power imponendo una condizione specifica: la partecipazione detenuta da Tinexta in Tinexta Defence Holding doveva essere scorporata dal gruppo e segregata in un trust, in vista di una successiva cessione a un soggetto gradito al Tesoro, come scriveva Mf.

ISTITUITO IL TRUST PER CESSIONE DELLA PARTECIPAZIONE IN TINEXTA DEFENCE HOLDING

Come reso noto a inizio gennaio dalla società guidata da Chevallard, Tinexta ha dato attuazione alle prescrizioni governative istituendo il trust in cui confluirà la controllata Tinexta Defence Holding in vista di una prossima vendita dell’asset che non rientrerà nell’operazione Advent-Nextalia.

Secondo quanto comunicato, Tinexta – il cui pacchetto di riferimento (38,7%) è passato ai fondi Advent e Nextalia che promuoveranno un’opa sul gruppo di cybersecurity – ha istituito il trust, denominato ‘T-Defence’, a cui ha trasferito la propria partecipazione dell’85,5% detenuta in Tinexta Defence Holding. Le attività di Tinexta Defence Holding, prima denominate Defence Tech Holding, sono state delistate da Piazza Affari a novembre 2024 a seguito dell’opa di Tinexta che le ha valorizzate circa 100 milioni di euro.

Contestualmente, Palazzo Chigi ha nominato una figura di vigilanza incaricata di accompagnare il percorso verso una futura acquisizione da parte di soggetti istituzionali italiani, spiegava ieri La Stampa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, il percorso attualmente allo studio prevederebbe la nazionalizzazione dell’azienda e la creazione di un polo nazionale dedicato alla cybersecurity.

L’OPA SU TINEXTA E IL DELISTING

Nel frattempo, lo scorso 9 aprile è partito l’iter per fusione incorporazione funzionale al delisting da Piazza Affari di Tinexta. Il cda ha annunciato ieri di avere avviato le attività propedeutiche alla fusione per incorporazione della società in Zinc Bidco, finalizzata al delisting, dopo che l’Opa obbligatoria totalitaria promossa dalla cordata composta da Advent, Nextalia e Tecno Holding non ha raggiunto l’obiettivo (la soglia del 90% del capitale). Il board di Tinexta ha quindi approvato la presentazione dell’istanza congiunta per la nomina dell’esperto indipendente chiamato a redigere la relazione sulla congruità del rapporto di cambio della fusione, conferendo i relativi poteri per procedere al deposito della suddetta istanza presso il Tribunale di Milano e ha deliberato di nominare l’advisor finanziario del cda per la determinazione del rapporto di cambio della fusione e il rilascio della relativa fairness opinion.

CHE NE SARÀ DI DEFENCE TECH?

Infine, resta dunque da capire quale sarà il futuro di Defence Tech che, come ha sottolineato La Stampa, continua a suscitare l’interesse di investitori e fondi anche dopo le misure di protezione adottate negli ultimi anni.

Il progetto allo studio del governo punta a consolidare questa protezione attraverso l’ingresso diretto dello Stato nel capitale e la creazione di un polo nazionale di cybersecurity.

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