Economia

Perché i lavoratori del gioco lecito manifesteranno il 18 febbraio

di

ATI Gioco Lecito

L’articolo di Claudio Trezzano

Duecentosedici giorni, 16 ore e 35 minuti. Il contatore che campeggia sul sito di ATI Gioco Lecito non smette di correre e conteggia inesorabile i mesi di chiusura di tutte le attività di quel comparto per effetto dei Dpcm anti-Covid. Perché anche se i tabaccai sono tra i pochi esercizi rimasti aperti anche in pieno lockdown le macchinette sono state comunque disattivate, quindi c’è tutta la filiera che lamenta danni enormi e chiede all’esecutivo che si sta insediando di poter essere messa nelle condizioni di riaprire.

COS’È ATI GIOCO LECITO

Per avere ancora più forza e parlare con una sola vox l’intera categoria si è riunita sotto il vessillo di Ati Gioco Lecito. “Abbiamo ritenuto di dar vita a questa associazione temporanea – spiegano i promotori – al fine di amplificare il grido di aiuto delle imprese del settore del Gioco Lecito, con l’obiettivo di organizzare iniziative volte alla sensibilizzazione delle Istituzioni per chiedere per le imprese e i lavoratori la stessa dignità riconosciuta ad altri settori del commercio e dei servizi, nonché ad altri comparti del Gioco Legale” (leggi anche: Eni, Coca Cola, Sisal e non solo. Tutte le aziende spremute con nuove tasse).

Ati Gioco Lecito è sostenuta dalle principali associazioni di categoria (Acadi, Anib, Astro, Confederazione Giocare Italia, EGP-Fipe, Federbingo, FIEGL Confesercenti, Sapar, S.G.I ). Attualmente, hanno già aderito 170 imprese, esercizi pubblici, sale bingo, sale scommesse, sale videolottery e gestori di apparecchi. Tutti insieme per protestare contro la chiusura a oltranza che rischia di uccidere l’intero comparto: “Tutti gli operatori del Gioco Legale hanno già adottato tutti i protocolli di protezione e sicurezza come disposto dalle recenti normative, per questo chiediamo al Governo di prevedere la riapertura, nei tempi più rapidi possibili, delle attività di gioco ora bloccate, assimilabili per ampiezza dei locali commerciali, grado di frequenza e permanenza della clientela (si pensi ad esempio ai bar, alla ristorazione ai servizi di cura della persona), ma con profili di rischio di contagio nella maggior parte dei casi inferiori”.

IL RISCHIO DI AVVANTAGGIARE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

C’è poi un altro tema, per nulla secondario, paventato dalle associazioni di categoria: il rischio che la chiusura delle sale del gioco legale avvantaggi la criminalità organizzata e porti alla proliferazione delle bische clandestine. “Senza la possibilità di riprendere presto a lavorare, anche per i pubblici esercizi che offrono giochi non si pone solo il problema della continuità aziendale, ma anche quello della difesa della legalità” ha dichiarato Aldo Cursano, vicepresidente vicario di FIPE-Confcommercio. Non possiamo permettere – ha aggiunto – che le incertezze sulle decisioni di riapertura favoriscano la dispersione di quanto costruito con la regolamentazione puntuale di queste attività, impedendone l’ulteriore progresso professionale e tecnologico con la restituzione di larghe porzioni di offerta alla criminalità”.

IL MONDO DEL GIOCO LECITO IN PIAZZA IL 18 FEBBRAIO

Anche per questo i lavoratori delle imprese del Gioco Legale manifesteranno il 18 febbraio 2021,  a Milano, Piazza del Duomo, e a Roma, Piazza del Popolo, per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica “sul grave stato di difficoltà in cui versano oltre 150.000 lavoratori, per un totale di 400mila persone circa, colpite dalla prolungata sospensione delle attività del settore dei Giochi Pubblici e dalla assoluta incertezza sulla data di ripresa”.  Insomma, per i lavoratori del Gioco Lecito l’azzardo ora sarebbe non riaprire.

Articoli correlati