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Fastweb Fibercop

Perché Fastweb è uscita da FiberCop?

A tre anni dalla sua nascita, Fastweb esce dalla società della rete creata con Tim: l’operatore tlc controllato dall'elvetica Swisscom cederà la sua quota in FiberCop. La partecipazione non sarebbe più ritenuta strategica dai vertici

Fastweb ha venduto negli scorsi giorni la sua quota in FiberCop, la joint venture creata con Tim e Kkr nel 2021, per 438,7 milioni di euro.

Una decisione in contraddizione con quello che i vertici di Fastweb dicevano meno di 4 anni fa e anche di recente.

L’USCITA DA FIBERCOP DA PARTE DI FASTWEB

Il 5 giugno la società controllata da Swisscom in Italia e guidata da Walter Renna (nella foto) ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Optics Bidco, società controllata di Kkr, per la vendita della sua quota in FiberCop.

Nello specifico, Kkr acquisirà tutte le azioni detenute da Fastweb in FiberCop, pari a una quota del 4,5%, per un corrispettivo in cash di 438,7 milioni di euro, un valore in linea con il prezzo pro rata pagato dal fondo americano a Tim per la sua quota, indica la nota di Fastweb.

“La transazione rimane soggetta al completamento della transazione relativa a NetCo condotta da Kkr il cui closing è atteso nel terzo trimestre 2024”, precisa ancora la nota di. Il 30 maggio è arrivata infatti l’approvazione dell’Antitrust Ue per la vendita da 22 miliardi di euro della rete Tim (NetCo) a Kkr, asse portante della strategia dell’ad Labriola per ridurre il debito di 14 miliardi di euro dell’operatore tlc.

A DISTANZA DI TRE ANNI DALLA NASCITA DEL JV CON TIM E KKR

Quindi, a distanza di meno di 4 anni, Fastweb ha deciso di sfilarsi dalla società della rete secondaria (il tratto che dagli armadi su strada arriva fino alle case) di Tim.

Eppure grazie a Fibercop siamo in “una situazione ideale”: commentava così nel 2020 Fastweb, in audizione alla Camera dei Deputati, la nascita della joint venture partecipata al 58% da Tim, al 37,5% da Kkr e al 4,5% proprio da Fastweb con la benedizione e la spinta di Cassa Depositi e Prestiti per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica in Italia.

“Un passaggio epocale: per la prima volta una parte importantissima della rete in rame e fibra di Tim non sarà più controllata da Tim ma trasferita sotto il controllo di una joint venture separata. Questo porta evidenti vantaggi rispetto alla situazione precedente in cui la rete in rame e in fibra dell’ex incumbent era un asset della società”, diceva il vertice di Fastweb.

LA POSIZIONE DELL’AD RENNA AD APRILE

Ma non occorre andare nemmeno troppo indietro nel tempo.

Per quanto riguarda l’operazione Netco e la quota di Fastweb in Fibercop (4,5%), la posizione di Fastweb “non è cambiata. Se possiamo continuare a svolgere il nostro ruolo industriale resteremo volentieri nella compagine azionaria” spiegava Walter Renna lo scorso 3 aprile in occasione della presentazione delle offerte di Fastweb Energia a Milano, ripreso da MF.

LE MOTIVAZIONI DIETRO LA DECISIONE

Eppure ora, secondo quanto riferito dal Sole 24 Ore, “lato Fastweb, a parte la valorizzazione della quota a quasi il doppio rispetto a quanto investito, la partecipazione societaria in Netco sarebbe stata considerata non più strategica alla luce dei commitment assunti da Kkr in merito agli accordi wholesale per l’acquisto della fibra passiva. Grazie a quegli accordi – che garantiscono a Fastweb accesso a condizioni concordate alla rete in fibra di Netco – e ai propri piani di sviluppo della rete, la telco punta a ritagliarsi anche un ruolo di primo piano come operatore infrastrutturato, continuando a essere un provider di servizi wholesale alternativo a Netco e Open Fiber.”

LE RICADUTE DELL’OPERAZIONE

Difatti, proprio l’operatore tlc ci tiene a precisare che la transazione non ha alcun effetto sull’accordo wholesale in essere tra Fastweb e FiberFCop. “Fastweb rimane fortemente impegnata nella sua missione di guidare l’innovazione e lo sviluppo della connettività nel Paese attraverso investimenti in infrastrutture chiave di telecomunicazione”, specifica la società nella nota.

“Un punto importante per la società guidata dal ceo, Walter Renna, e che aveva portato anche a qualche tensione prima dell’accordo tra le parti e il conseguente via libera della DgComp dell’Ue all’affare”, ha sottolineato MF.

Pertanto, “continuerà quindi a effettuare importanti investimenti per aumentare la copertura della propria rete in fibra proprietaria e controllata end-to-end e continuerà a essere un fornitore chiave di servizi all’ingrosso a terzi, garantendo la disponibilità di offerte solide e competitive sul mercato” ha concluso la nota aziendale.

APPORTO ECONOMICO IN VISTA DELL’ESBORSO PER VODAFONE ITALIA

Infine, come evidenziato in settimana dagli analisti di Intermonte, c’è da considerare anche l’introito finanziario in vista della mossa del colosso elvetico delle tlc Swisscom che lo scorso marzo ha stipulato accordi vincolanti con il gruppo Vodafone per l’acquisizione del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi su base cash and debt free con l’obiettivo di integrarla poi con Fastweb. Il closing dell’operazione, soggetta alle approvazioni normative e ad altre approvazioni consuete, è previsto nel primo trimestre del 2025.

“Fino al closing, previsto nel primo trimestre 2025, rimaniamo due entità distinte”, aveva spiegato sempre Renna ad aprile. L’operazione è “in fase autorizzativa, non ci aspettiamo remedies perché le due aziende sono complementari”.

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