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Cosa cambia dopo l’ok Ue alla cessione della rete Tim a Kkr

Nessun ostacolo per la concorrenza: la Commissione europea ha approvato senza condizioni l'acquisizione da 22 miliardi di euro di NetCo di Tim da parte di Kkr

Semaforo verde da Bruxelles per la vendita da 22 miliardi di euro della rete Tim a Kkr, asse portante della strategia dell’ad Labriola per ridurre il debito di 14 miliardi di euro dell’operatore tlc.

Ieri pomeriggio, poco prima della chiusura del mercato, la Commissione europea ha approvato senza condizioni l’acquisizione della controllata NetCo da parte di Optics Bidco, società controllata da Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (Kkr). Il gruppo ex Telecom Italia ha quindi comunicato di aver preso atto con favore dell’autorizzazione della Commissione europea al perfezionamento dell’operazione di cessione di NetCo, notificata dall’acquirente lo scorso 19 aprile.

La decisione assunta dalla Commissione Europea in fase 1 — si legge nella nota della società guidata da Labriola — consente di confermare che l’operazione verrà perfezionata nelle tempistiche previste. L’accordo è significativo in quanto segna la prima volta che un ex monopolista telefonico in un importante paese europeo cede la sua rete fissa, osserva Reuters.

Avvio molto negativo anche oggi per Tim in Piazza Affari: dopo la giornata molto nervosa di ieri, chiusa comunque in positivo, il titolo ha aperto in ribasso del 4% a 0,24 euro sulla scia della trimestrale e della vendita della rete, che farà del gruppo una società di fatto concentrata sui servizi e sulle attività brasiliane.

Resta sullo sfondo la causa civile in corso presso il Tribunale di Milano con cui Vivendi, principale azionista di Tim, chiede l’annullamento della delibera del cda che ha deciso la vendita di Netco.

Tutti i dettagli.

VIA LIBERA DALLA COMMISSIONE EUROPEA ALLA VENDITA DELLA RETE TIM A KKR

La Commissione europea ha esaminato l’impatto dell’operazione — ovvero la vendita di NetCo, che comprende le attività della rete di telefonia fissa primaria e dorsale di Tim e di FiberCop, joint venture di Tim e Kkr responsabile della rete di telefonia fissa secondaria di Tim — sul mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alla banda larga in Italia

In particolare, la Commissione ha constatato che: Kkr non avrà la capacità di limitare l’accesso ai servizi passivi (vale a dire le infrastrutture) e l’operazione non aumenterà la probabilità di un coordinamento tra NetCo e OpenFiber, dal momento che Fastweb continuerà a esercitare una pressione concorrenziale su NetCo e sulla sua concorrente di lunga data, Open Fiber. Inoltre, è probabile che NetCo e Open Fiber continuino a competere, sia per attrarre nuovi clienti sia per installare reti in fibra ottica, in nuove zone o in quelle dell’altra parte.

Pertanto, la Commissione ha concluso che l’operazione non solleva preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza nello Spazio economico europeo (SEE). Dunque l’esecutivo Ue ha autorizzato l’operazione “senza condizioni”.

RIGUARDO AL MSA

La commissione Ue non si pronuncia invece sull’Msa, il Master service agreement, ovvero l’accordo quadro tra Tim e Kkr per disciplinare i rapporti tra la Netco e la Tim che resterà dopo la separazione.

“Sebbene non rientri nell’ambito di applicazione del regolamento Ue sulle concentrazioni” l’accordo tra Kkr e Tim per disciplinare i rapporti tra la Netco e la Tim dopo la separazione “può tuttavia – scrive la Commissione – essere oggetto di un controllo sulla base delle norme antitrust della Ue o dell’Italia nonché essere sottoposto a vigilanza regolamentare”, ovvero dell’Agcom.

MOSSA IN VISTA PER GLI OPERATORI ALTERNATIVI?

Dopo il via libera senza condizioni di Bruxelles alla vendita di Netco a Kkr, gli operatori alternativi (Olo) potrebbero valutare un esposto sia all’Antitrust italiano sia alla DgComp europea.

Lo apprende Radiocor da fonti vicine al dossier. L’esposto sarebbe concentrato sull’Msa e si baserebbe, sempre stando a quanto si apprende, sulle norme europee che vietano le pratiche commerciali tra gli Stati membri che impediscono, restringono o falsano la concorrenza (articolo 101 del Tfue) e vietano lo sfruttamento abusivo di una posizione dominante che possa pregiudicare il commercio all’interno dell’Ue e impedire o restringere la concorrenza (articolo 102).

AL VIA IL PIANO DI TRASFORMAZIONE DELL’EX TELECOM ITALIA

Intanto Tim festeggia l’approvazione da parte di Bruxelles.

“C’è soddisfazione da parte di Tim per il via libera Ue senza condizioni all’operazione sulla rete” ha dichiarato a Radiocor la presidente di Tim, Alberta Figari, a margine dell’assemblea di Bankitalia. L’operazione di cessione della rete fissa al fondo Usa Kkr “procede nei tempi previsti”.

“Per l’incumbent nazionale è un passo epocale. Rinunciare un asset che nel 2023 con 4,2 miliardi di ricavi ha prodotto un Ebitda di 2,3 miliardi non è stata una decisione a cuor leggero, come dimostrano gli anni che sono serviti per arrivarci. Ma al punto di stress al quale era finita Telecom non c’erano più alternative” evidenzia oggi il Sole 24 Ore.

La vendita della rete fa parte della strategia volta a ridurre l’ingente debito che grava da anni su Tim.

L’offerta di Kkr valorizza infatti la rete fissa fino a 22 miliardi di euro e consente al gruppo una riduzione del debito di circa 14 miliardi di euro. L’accordo, che ora Telecom prevede di concludere entro il 30 giugno, dovrebbe consentire alla società di ridurre il proprio debito di 14 miliardi di euro.

SODDISFAZIONE DA PARTE DEL MINISTRO GIORGETTI

Infine, l’operazione ha goduto dell’appoggio del governo.

“Accogliamo con grande soddisfazione il via libera senza condizioni della commissione europea sull’acquisizione di Netco da parte di Kkr: sbrogliata la storica matassa” ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, sulla decisione della commissione europea sul dossier Tim. “È un successo della strategia italiana e ora andiamo verso un closing a breve. È stata premiata la decisione del governo – conclude Giorgetti – di partecipare all’operazione”.

Come ricorda il Corriere, “il governo prenderà posto nel capitale della nuova società della rete, affiancandosi al gestore italiano F2i, al fondo sovrano di Abu Dhabi e al fondo pensione canadese Cpp. Il socio pubblico avrà prerogative di governance e controllo, a tutela di un’infrastruttura strategica. Il controllo gestionale e industriale spetterà al fondo statunitense Kkr.”

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