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Perché Consob sfruculia Cattolica Assicurazioni e Generali

Generali Cattolica

Tutte le mosse della Consob su Cattolica Assicurazioni che lambiscono anche Generali. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Da oltre un anno a questa parte non c’è pace a Verona che tutto sembra tranne la città degli innamorati. Parliamo dei fermenti e degli scontri che animano Cattolica Assicurazioni e che sembrano minare il potere del presidente Paolo Bedoni, da 15 anni dominus incontrastato del gruppo.

Dopo le lotte ai vertici che hanno portato al ritiro delle deleghe all’amministratore delegato Alberto Minali, il 31 ottobre 2019, si è arrivati alla richiesta di aumento di capitale – per 500 milioni – da parte dell’Ivass e al conseguente ingresso di Generali che con 300 milioni si è accaparrato il 24,4% di Cattolica. E poi l’ispezione della Vigilanza assicurativa e quella della Consob fino alle ultime novità, la richiesta di cambio nella governance e la lettera della Consob con cui si cerca di fare luce sull’operazione Generali.

Tutte vicende che ruotano intorno a un unico punto fermo, Bedoni, che al momento è ancora al timone di Cattolica anche se ha annunciato che quella di aprile sarà la sua ultima assemblea degli azionisti in qualità di presidente. Un’assemblea importante anche perché sancirà il passaggio del gruppo assicurativo da cooperativa a società per azioni.

GLI ACCERTAMENTI DELLA CONSOB

Secondo le indiscrezioni diffuse ieri dall’Ansa la Consob ha avviato accertamenti sull’intesa che ha portato Trieste ad acquistare il 24,4% del gruppo veronese “allo scopo di verificare se sia stato commesso un abuso di informazioni privilegiate”. La scorsa settimana la commissione ha inviato a Cattolica una lettera con la richiesta di ricostruire “dettagliatamente” l’iter che ha portato all’ingresso di Generali e di fornire i dati di tutti i dipendenti e collaboratori e di tutti i consulenti legali, fiscali e finanziari che a vario titolo hanno lavorato all’operazione e la cronologia delle attività e degli incontri svolti e dei contatti, anche informali, incluse telefonate e scambi di mail. Una missiva simile, sempre secondo l’agenzia di stampa, è stata recapitata anche ai vertici del Leone. Alla compagnia guidata da Bedoni la Consob avrebbe chiesto pure i nominativi di esponenti e consulenti di società diverse da Generali “con cui sia eventualmente entrata in contatto” nella ricerca di un investitore disposto a sottoscrivere la parte riservata dell’aumento di capitale da 500 milioni.

I MOVIMENTI SOSPETTI

A fare i conti sulle operazioni nel mirino della Consob ci ha pensato Radiocor, l’agenzia di stampa del gruppo Sole 24 Ore. Nell’intero mese di giugno 2020 – durante il quale è stata siglata la joint venture con Generali – i volumi medi giornalieri sul titolo di Cattolica sono stati pari a 3,38 milioni di pezzi, oltre cinque volte la media dei sei mesi precedenti (663mila) e di quelli successivi (604mila). Di sicuro per la compagnia veronese è stato un mese particolare “tuttavia – commenta Il Sole 24 Ore – non si può prescindere dall’analisi dei volumi stessi in occasione di alcune giornate chiave” quali il primo giugno (titolo crollato di quasi il 17%, quando è stato comunicato che l’Ivass ha chiesto aumento di capitale) e il 25 giugno (balzo del 38%, quando è stata annunciata l’intesa con Generali).

COSA TRAPELA DA TRIESTE

Né da Cattolica né da Trieste sono arrivati commenti alle indiscrezioni ma fonti vicine al Leone, citate dal Sole 24 Ore, hanno voluto precisare che “la lettera della Consob si limita esclusivamente a richiedere informazioni. Non contiene alcun riferimento a contestazioni, abusi o altro e non potrebbe essere altrimenti dal momento che in questa fase siamo lontani dall’avvio formale di un procedimento sanzionatorio amministrativo, che, ai sensi dell’art. 187-septies del Tuf deve essere avviato dalla Consob con una formale lettera di contestazione degli addebiti, una volta accertata la violazione”. Dunque, è la conclusione secondo quanto riportato dal Sole, “resta fermo che una richiesta ai sensi della predetta norma non equivale ad alcuna contestazione di addebito né ad un formale avvio di alcun procedimento sanzionatorio”.

COSA PUÒ SUCCEDERE ORA

Secondo La Stampa al momento si aprono diversi scenari futuri. “Se tutto risulterà limpido – scrive – la storia finirà qui. In caso contrario la Consob potrà aprire una vera e propria istruttoria, muovere contestazioni e, nel caso, far scattare le multe, passando il dossier alla magistratura”.

I RILIEVI POST ISPEZIONE IVASS

Di certo però non sono le prime attenzioni che Cattolica riceve negli ultimi mesi. Ricordiamo infatti che di recente è arrivata a Verona la relazione dell’Ivass, al termine dell’ispezione partita a fine 2019, dopo lo scontro finale tra Bedoni e l’ex amministratore delegato Alberto Minali, cui un board convocato d’urgenza tolse le deleghe il 31 ottobre dello stesso anno. Minali si è poi dimesso dal cda lo scorso maggio, peraltro intentando a Cattolica una causa per danni mentre al suo posto siede da agosto 2020 Carlo Ferraresi, già direttore generale del gruppo. Nel documento, come ha rivelato il Sole 24 Ore, l’Autorità di vigilanza ha chiesto una forte discontinuità nella governance da attuare partendo dal passo indietro del board ad eccezione dei recenti nominati da Generali dopo il suo ingresso nel capitale. Dietro un’istanza del genere, ha spiegato il quotidiano economico, “un punto già segnalato nella relazione prodotta da Consob la scorsa estate, che a sua volta sarebbe agli atti della Procura di Verona” ovvero il tema della gestione delle assemblee, “con riferimento tra le altre cose alla dinamica di raccolta delle deleghe di voto”. Occorre ricordare che il gruppo veronese è l’unico ad operare secondo forma cooperativa – per cui ogni socio ha diritto a un voto a prescindere dalla quota di capitale in su possesso – e lo farà fino ad aprile 2021 quando diventerà definitivamente una società per azioni. La Procura di Verona, sottolinea il Sole, si è mossa “sulla base di un’inchiesta che ha come ipotesi di reato l’illecita influenza sull’assemblea” e che intende verificare “l’eventuale esistenza di meccanismi volti ad orientare o costruire il voto assembleare”.

Altri rilievi notati dall’Ivass riguardano le dinamiche del cda “spesso ‘acquiescente’ rispetto alle proposte del presidente Bedoni” e che avrebbero portato, ad esempio, ad una non corretta “disamina delle proposte sulla base di un corretto rapporto tra rischi e rendimenti” degli investimenti fra cui quello in H-Farm.

A questo proposito, secondo la Vigilanza assicurativa, Cattolica non avrebbe gestito e valutato accuratamente gli elementi di rischio che emergevano dall’investimento in H-Farm, di cui il gruppo presieduto da Bedoni deteneva solo il 4,5% (diluito al 3,78% dopo la recente ricapitalizzazione) ma che dal 2013 ad oggi – secondo l’Ivass – avrebbe registrato perdite sul valore delle partecipazioni legate ad H-Farm di circa 25 milioni. Dunque, oltre alla quota diretta, il riferimento è allo strumento partecipativo emesso da H Farm a dicembre 2019, in cui Cattolica ha investito 7 milioni a fondo perduto, e ad H-Campus, fondo comune d’investimento di cui la compagnia ha il 60%, che detiene il maxi campus vicino Ca’ Tron, l’ampia tenuta agricola controllata sempre da Cattolica. Si tratta di un fondo che avrebbe dovuto alimentarsi con gli affitti ma la crisi di H-Farm e la pandemia “ne hanno penalizzato la partenza e di riflesso il conto economico”. Tra i rilievi che hanno condotto alla richiesta di dimissioni del board, perciò, anche le varie operazioni sull’incubator di start-up.

Ora il gruppo assicurativo ha sessanta giorni di tempo per inviare le proprie soluzioni all’Ivass ma, secondo il quotidiano confindustriale, lo farà entro un mese e darà mandato a un consulente esterno per la lista dei nuovi membri del board che andrà al vaglio dell’assemblea di aprile, chiamata ad approvare il bilancio.

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