Economia

Perché Bruxelles farà vedere le stelle all’Italia sul salvataggio della Banca Popolare di Bari. L’analisi di Liturri

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Fusione wind-3

Il testo della decisione della Commissione Ue sul salvataggio statale della banca pubblica tedesca NordLb contiene elementi preoccupanti per il decreto del governo italiano sulla Banca Popolare di Bari. L’analisi di Giuseppe Liturri

Solo qualche giorno fa è stato pubblicato il testo della decisione adottata lo scorso 5 dicembre dalla Commissione Ue relativa alla ricapitalizzazione pubblica della banca tedesca Norddeutsche Landesbank.

Con tale decisione, la Commissione riteneva che l’apporto di capitali freschi per circa €3,1 miliardi e benefici di altra natura, da parte dei Lander controllanti (principalmente la Bassa Sassonia), non costituivano aiuto di Stato, poiché effettuati alle stesse condizioni che avrebbe rispettato un soggetto privato in regime di libero mercato, e quindi la banca non aveva ricevuto nessun beneficio distorsivo della concorrenza.

Tale decisione è importante per l’Italia, poiché con decreto dello scorso dicembre il Tesoro si è sostanzialmente impegnato a ricapitalizzare la Banca Popolare di Bari per un importo fino a €900 milioni. Secondo “logiche di mercato”, altrimenti cadrebbe inesorabile la tagliola dell’accusa di aiuti di Stato e sarebbe necessario il preventivo sacrificio dei creditori della banca (obbligazionisti e depositanti non garantiti).

Nell’immediatezza della decisione, numerosi sono stati i dubbi sollevati dai commentatori (tra cui il Financial Times) circa l’effettiva sussistenza dei requisiti richiesti per non classificare tali apporti come aiuto di Stato, ma era necessario leggere i dettagli del corposo documento di 38 pagine firmato dal Commissario Margrethe Vestager per capire come ha ragionato la Commissione e come dovrà verosimilmente ragionare nel valutare il decreto “Bari”.

E le sorprese non mancano. Il primo aspetto è quello dei tempi, insolitamente celeri a favore dei tedeschi, se confrontati con quelli del caso Tercas quando il procedimento fu aperto il 27 febbraio 2015 e la decisione negativa arrivò il 23 dicembre. Nel caso tedesco, la prima bozza di piano è stata sottoposta il 10 maggio 2019, nei successivi mesi ci sono state modifiche ed integrazioni e la notifica ufficiale del piano è avvenuta il 14 novembre. La decisione è del 5 dicembre. Soli 21 giorni. Niente male per valutare il piano industriale di una banca grande 25 volte la Tercas.

Il piano promette miracoli: fino al 2024 ci sarà il dimezzamento dei dipendenti con un taglio dei relativi costi per circa €200 milioni, una redditività dei mezzi propri (ROE) del 7% con utili di circa €500 milioni, ed una riduzione degli attivi da circa €154 a €95 miliardi. Dati ben al di sopra dei comparabili di mercato.

A sostegno della concreta realizzabilità di tali obiettivi, i tedeschi presentano valutazioni eseguite dalla società di consulenza Ernst & Young che la Commissione non ha accettato acriticamente, ma ha invece eseguito separate valutazioni da parte di “propri esperti” che hanno solo leggermente modificato in peggio le conclusioni dei consulenti della NordLb. Ma ciò che impressiona è che la Commissione ritenga “realistico” che un investitore privato alle stesse condizioni avrebbe eseguito un’operazione del genere, pur non avendo operazioni comparabili a disposizione. Non siamo all’atto di fede, ma siamo vicini.

Vediamo se e come la Banca Popolare di Bari potrà fare qualcosa di simile a quanto si prefigge di fare la banca tedesca che fonda il proprio piano industriale su 3 pilastri:

Riduzione del perimetro di attività: avverrà attraverso la totale uscita dal finanziamento del settore marittimo, che era stata la maggiore causa di perdite. Per la BPB non pare esserci una particolare concentrazione delle perdite. Aldilà di alcuni episodi di mala gestio, esse sono il risultato di una particolare sovraesposizione all’economia di regioni devastate da una doppia recessione e da un terremoto (la parte abruzzese).

Miglioramento dei ricavi: i tedeschi si concentreranno solo sui clienti più profittevoli, transitando verso un modello di banca più orientato ai ricavi da commissioni e servizi che dai tassi di interesse. In questo la aiuta il fatto che è sempre stata una banca poco esposta al settore retail. Esattamente il contrario della BPB, banca fortemente radicata nel settore delle PMI meridionali. Cosa chiederà il nuovo investitore Mcc per non essere accusato dalla Commissione di aiutare la banca?

Riduzione dei costi: la banca tedesca ridurrà i costi di circa €400 milioni, di cui la metà riguardanti il personale. Una cura dimagrante impressionante che farà scendere il rapporto costi/ricavi intorno al 50%. La BPB al 30/06/2019 mostrava un rapporto pari al 108%, cosa accadrà ai circa 3.000 dipendenti ed ai 341 sportelli?

Su tutto ciò, la “Commissione non ha motivo di dubitare sul raggiungimento degli obiettivi delineati”.

Ma è sul tema del rendimento del capitale che ci sono gli spunti più interessanti. La Commissione ritiene accettabile un costo del capitale proprio tra l’8 ed il 10% e ritiene che un ROE del 7% (ritenuto estremamente prudenziale) pur essendo inferiore al suddetto costo del capitale ma con potenziale di aumento, potrebbe essere accettabile per un investitore privato. Allo stesso modo, un Tasso Interno di Rendimento (IRR) del 8,9% sarebbe ritenuto “sufficiente” di fronte ad un costo del capitale proprio nell’intervallo 8-10%.

Resta da capire, poiché non esistono operazioni recenti comparabili, in quale mondo fantastico la Vestager abbia trovato un investitore disposto a fare un’operazione del genere a tali condizioni. Ma questo è il meno. Ma davvero si pensa di imporre condizioni del genere anche all’investimento di Mcc-Mediocredito centrale (controllato da Invitalia, holding del ministero dell’Economia) nella Banca Popolare Bari?

Se questi sono i paletti, strettissimi ma caratterizzati da ampia discrezionalità, posti dalla Commissione, sarà durissima per il Governo conciliare obiettivi pomposi come “…il superamento degli ostacoli strutturali del Mezzogiorno e ridurre il predetto divario di sviluppo economico…” con l’obiettivo di un ROE del 7%, ottenibile solo con drastici tagli al personale, abbandono della aree di attività che hanno generato le perdite e ridimensionamento della banca.

Ancora una volta, a Roma si fanno i piani ma a Bruxelles sorridono.

(versione ampliata di un articolo pubblicato sabato scorso dal quotidiano La Verità)

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