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Open Fiber

Open Fiber: la lettera di Cdp, il caso Infratel e i silenzi (critici) del governo

Ecco le ultime novità sul caso della società Open Fiber

 

IL CASO OPEN FIBER

Open Fiber? “Factoring non pagato, milestone violate, richieste di extracosti non giustificati, sanzioni per decine di milioni, richieste irrituali di anticipi su lavori ancora da iniziare. Viene da chiedersi come sia possibile che chi di dovere non intervenga. O si aspetta che sul settore si abbatta un nuovo caso Alitalia?”, ha scritto pochi giorni fa Raffaele Barberio, fondatore e direttore della rivista specializzata in tlc Key4biz che dall’inizio dell’anno è anche consulente del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessio Butti (Fratelli d’Italia), con delega proprio alle tlc, alla rete e all’innovazione.

LE CRITICHE SILENTI DI PALAZZO CHIGI

Critiche non sorprendenti viste le posizioni tenute da tempo dal consulente dell’esponente di spicco del partito di Giorgia Meloni: Barberio non ha lesinato critiche puntute e approfondite all’operato e alle prospettive della società voluta dallo Stato (quando c’era il governo Renzi) per costruire la rete in fibra ottica. Critiche che hanno un valore ora anche politico visto il ruolo di Barberio nello staff della presidenza del Consiglio e che aiutano a comprendere la lettera della Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia), azionista con il 60% di Open Fiber (mentre il restante 40% è del gruppo che fa capo al fondo australiano Macquarie), svelata dai quotidiani Repubblica e Messaggero oggi.

LA LETTERA DI CDP AL GOVERNO SU OPEN FIBER

Di indirizzi istituzionali e governatici inesistenti si parla più o meno esplicitamente in effetti anche nella missiva di Cdp proprio sul caso Open Fiber. «Nell’esecuzione del piano di investimenti, Open Fiber sta riscontrando una serie di criticità derivanti da elementi esogeni, sopravvenuti e ad essa non imputabili, che rischiano seriamente di pregiudicare la sostenibilità economica di tale piano, sia sulle aree Bianche sia sulle aree Grigie, con significativi impatti sugli interventi e sull’utilizzo dei relativi fondi», hanno scritto il presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini e l’ad Dario Scannapieco ai Ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, e a Palazzo Chigi, all’attenzione dei sottosegretari Giovanbattista Fazzolari, Alessio Butti e al capo di gabinetto di Palazzo Chigi, Gaetano Caputi.

DOSSIER AREE BIANCHE

«Nelle aree bianche a fallimento di mercato, Open Fiber è parte di 14 concessioni con Infratel in qualità di concedente che beneficiano di contributi pubblici a valere sul Piano Banca Ultralarga», si legge, mentre «nelle aree Grigie a parziale fallimento di mercato, OF è parte di 8 convenzioni con Infratel che beneficiano di contributi pubblici a valere sul Piano Italia a 1 Giga».

LE ATTESE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

I vertici di Cdp in sostanza sollecitano «un possibile riequilibrio economico-finanziario» nelle aree bianche, nelle quali Open Fiber «riferisce di aver riscontrato le seguenti criticità: blocco dei cantieri e misure di contenimento a causa della pandemia; incrementi dei costi dovuti a dinamiche inflazionistiche innescate dalla pandemia, dal conflitto in Ucraina e aumento della infrastruttura da realizzare per l’incompletezza dei dati di gara; incompletezza ed erroneità dei dati posti a base di gara e tempi di rilascio dei titoli autorizzativi». OF ha contattato Mimit che «il 21 giugno – nella consapevolezza dei ritardi che gravano sull’attuazione degli investimenti -, ha confermato a OF la disponibilità di convocare un tavolo di confronto», ha svelato il quotidiano Il Messaggero.

IL DOSSIER AREE GRIGIE

Quanto alle aree Grigie, «le Convenzioni prevedono stringenti milestone per misurare l’avanzamento dell’infrastruttura, con un sistema di penali in caso di sforamento». Al riguardo OF, «come risulta da dati ufficiali di Infratel, si trova nell’impossibilità di traguardare le milestone previste per il 2023 nelle Convenzioni, a causa di carenze di risorse nonché per le difficoltà derivanti da inesattezza dei dati posti a base di gara (ci sono numeri civici rivelatisi inesistenti per oltre il 40%)». E «in caso di mancato raggiungimento delle milestone, le Convenzioni prevedono penali e la facoltà di Infratel di revoca del contributo pubblico», si legge nella missiva dei vertici della Cassa depositi e prestiti pubblicata da Rosario Dimito del quotidiano romano del gruppo Caltagirone.

LA RICOSTRUZIONE DEL MESSAGGERO

Ha aggiunto Dimito: “Fonti vicine al dossier riferiscono che Infratel utilizza numeri di banche dati e via Goito, confidando di superare i nodi, punta a velocizzare la transizione digitale. OF ha chiesto a Infratel e Palazzo Chigi di rimodulare le milestone ma essi «hanno rigettato le richieste» e «OF potrebbe agire in giudizio» perché «la facoltà di revoca del contributo pubblico non rende finanziabile da parte delle banche, gli investimenti supportati da un project financing di 7,2 miliardi» che OF vorrebbe rinegoziare. Nella lettera Cdp lamenta che Infratel si è rifiutata di dare un anticipo del 20% del contributo pubblico”.

IL PUNTO DI REPUBBLICA

Ha scritto Sara Bennewitz di Repubblica: “La società si trova dunque in uno stato di tensione finanziaria, ha già approvato a marzo un aumento di capitale da 375 milioni di euro per ottemperare il vincolo imposto dalle banche di un rapporto tra debito e capitale pari a 70-30. Ma con un 2023 in salita la ricapitalizzazione approvata a marzo, che al momento è congelata in attesa del nuovo piano industriale e dell’anticipo del 20% dei bandi del Pnrr, potrebbe non bastare”.

I RAPPORTI FRA OPEN FIBER E INFRATEL

Sui rapporti fra Open Fiber e Infratel (la società statale guidata dall’ad, Marco Bellezza, voluto alla testa dell’azienda dal Movimento 5 Stelle), le letture non sono univoche: infatti il professor Francesco Vatalaro su Start Magazine in diversi interventi ha sottolineato e certificato un atteggiamento non propriamente ostile e rigoroso di Infratel su Open Fiber (qui e qui gli approfondimenti di Start Magazine).

IL CASO BISLACCO DI MACQUARIE

E c’è chi fa anche notare come un’azienda che vede azionista al 40% un fondo internazionale australiano (Macquarie) auspichi ulteriori interventi e fondi statali (ricapitalizzazione e non solo). Una bizzarria e una contraddizione segno ulteriore del caos insito nel caso Open Fiber. Che ora è appesa anche al rifinanziamento delle banche (qui l’approfondimento di Start Magazine).

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