skip to Main Content

Open Fiber

Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm soccorreranno ancora Open Fiber?

Open Fiber: fatti, numeri, problemi e scenari (foschi)

 

Il governo che non si scalda sulla rete unica affossa Open Fiber? E qual è la vera prospettiva della società controllata da Cdp e Macquarie? E le banche continueranno a sostenere finanziariamente la società?

Sono alcune delle domande che nei palazzi della politica, della finanza e dell’industria circolano con più insistenza, ma le risposte sono incerte ed evasive.

Gli interrogativi sorgono dalle ultime notizie che riguardano proprio Open Fiber, guidata dall’ad, Mario Rossetti (nella foto).

Ecco fatti, numeri e scenari.

IL RUOLO DELLE BANCHE PER OPEN FIBER

32 istituti di credito al capezzale di Open Fiber: in prima fila ci sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ing, Bnp Paribas, Credit Agricole, Santander e Banco Bpm. Il nodo riguarda il rifinanziamento degli oltre 7 miliardi nell’ambito del project financing del gruppo Tlc, come scrive oggi il Sole 24 ore.

LO STALLO DELLA SOCIETÀ

Rinviato il piano industriale, avanti tutta nel trovare nuove fonti di finanziamento. È questa in sostanza la direzione di marcia intrapresa ieri dal cda di Open Fiber.

IL SOLE 24 ORE NON ILLUMINA OPEN FIBER

“Mandato all’advisor Lazard e all’amministratore delegato di Open Fiber, Mario Rossetti, di intavolare un negoziato con le banche per il rifinanziamento nel quadro del nuovo piano industriale della società wholesale partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti (60%) e dal fondo australiano Macquarie (40%) – ha scritto oggi il Sole 24 ore – Tutto questo mentre slitta a dopo l’estate l’approvazione del piano industriale, per la quale inizialmente si pensava alla riunione del cda in calendario per il prossimo 25 luglio”.

PROBLEMI E SCENARI

Lo stallo e i problemi nascondo dal dossier rete unica che non è in cima ai piani del governo. C’è comunque tempo fino al 30 settembre per vedere finalizzata in un’offerta vincolante la proposta per l’acquisto di Netco (rete Tim e Sparkle) fatta da Kkr per 21 miliardi di euro che possono salire a 23 con varie condizioni ed earn out, preferita a quella da 19,3 miliardi fatta da Cdp e Macquarie: “L’idea che la Cassa possa provare a rientrare nella partita della rete Tim unendosi a Kkr resta sullo sfondo. Ma da quel punto di vista Macquarie ha già messo sul tavolo una possibile via d’uscita legata a un eventuale “spacchettamento” fra aree nere (da far finire in casa del fondo australiano) e quelle bianche e grigie (da tenere all’interno di Cdp). Per ora tutto questo è allo stadio di idea e nulla più”, ha scritto il quotidiano di Confindustria.

Back To Top