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Nexi, Mps e non solo. Cosa farà (e cosa non farà) Poste

Poste Italiane

Cosa ha detto l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, nel corso dell’audizione in commissione Finanze del Senato

 

Verso il perfezionamento la fusione di Sia con Nexi, in corso valutazioni strategiche per Poste Italiane.

Lo ha annunciato l’amministratore delegato del gruppo, Matteo Del Fante, in audizione la scorsa settimana nella Commissione Finanze del Senato sull’attività finanziaria della società.

Sul settore dei pagamenti digitali, il numero uno di Poste ha ricordato che riguarda ben 29 milioni di carte, il gruppo si posiziona come primo emettitore con PostePay.

Sull’eventuale spezzatino Mps, Del Fante ha messo le mani avanti: “Se noi prendessimo rischio credito stop a molte attività”.

Tutti i dettagli.

FUNZIONALE L’INVESTIMENTO IN NEXI PER POSTE ITALIANE

“Si sta per perfezionare la fusione di Sia con Nexi. Siamo azionisti importanti perché abbiamo un controvalore di oltre 700 milioni nella società, che per Poste è un ammontare molto importante”, ha detto l’ad di Poste italiane, Matteo Del Fante, rispondendo la scorsa settimana alle domande in commissione Finanze del Senato. “Stiamo facendo tutte le valutazioni strategiche di quanto questo investimento è funzionale alla nostra attività nel mondo dei pagamenti”.

Ricordiamo infatti che a inizio febbraio c’è stato il via libera alla fusione di Sia in Nexi. Le due società infatti, dopo l’approvazione anche dei cda di Cdp, CDP Equity e Mercury UK, hanno siglato l’accordo definitivo per il matrimonio finanziario.

I PIANI PER IL GIGANTE EUROPEO DEI PAGAMENTI

I piani di Nexi, azienda italiana che offre servizi e infrastrutture per il pagamento digitale, procedono quindi: continua il progetto per la realizzazione del gigante europeo dei pagamenti.

Fsia, veicolo controllato da Cdp Equity e partecipato da Poste Italiane, che detiene il 57,4% di Sia, si prepara a una scissione parziale non proporzionale che porterà Poste ad avere una quota diretta nella società di pagamenti. E, a valle della sua fusione con Nexi, nella nuova entità che nascerà dall’operazione.

QUANTO VALE IL BUSINESS DEI PAGAMENTI PER POSTE ITALIANE

Per Poste quello dei pagamenti “non è un business residuale” ha sottolineato Del Fante, precisando che “29 milioni di carte, di gran lunga il numero di carte per un singolo emittente più importante”

“Essere arrivati praticamente a 50 miliardi di transazioni sulle nostre carte l’anno scorso è un record pazzesco. Continuiamo ad avere tassi di crescita superiori a quelli del mercato” ha aggiunto.

LA CARTA POSTEPAY SPOPOLA TRA GLI ITALIANI

“Anche nel mondo dell’acquiring siamo i primi operatori per emissione di carte. Nei portafogli degli italiani la carta più rappresentata è la Postepay. Non siamo invece altrettanto presenti dal lato dei negozianti anche se siamo entrati in questo business e cominciamo ad avere dei numeri che ci fanno quantomeno essere in partita: alla fine dell’anno scorso contavamo 151 mila Pos”.

I RICAVI DEL SETTORE PAGAMENTI E POSTEPAY

Parole che riflettono i conti del primo trimestre del 2021 del gruppo. Ricordiamo infatti che “nel settore Pagamenti e Mobile i ricavi sono cresciuti del 16,5% a 192 milioni “confermando la leadership di PostePay nel mercato dei pagamenti digitali in rapida espansione”. I ricavi da pagamenti con carta sono aumentati del 20,3% a 101 milioni e i ricavi da servizi Telco sono in crescita dell’8,6% a 74 milioni”.

RIGUARDO MPS

“Una banca per la definizione della direttiva europea è un soggetto che raccoglie provvista a vista e fa impieghi, prende rischio di credito. Poste non può sostanzialmente prendere rischio di credito perché fa raccolta a vista”. Così il numero uno di Poste Italiane, rispondendo ad una domanda in commissione Finanze del Senato su un possibile ruolo di acquirente nell’eventuale ‘spezzatino’ Mps. “Se noi, in una ipotesi di qualsiasi soggetto bancario, prendessimo del rischio di credito sul nostro bilancio saremmo automaticamente una banca per la normativa europea e saremmo automaticamente soggetti alle regole di vigilanza e quindi non potremmo più fare buona parte delle attività che facciamo oggi”.

I RISTORI PER IL FONDO OBELISCO

Riguardo al fondo Obelisco, l’ad di Poste ha segnalato che “Sono stati 104 milioni che noi abbiamo speso tra bilancio del 2019 e bilancio 2020 per stornare e ristorare gli investitori che negli esercizi precedenti avevano comprato il fondo in questione”.

Per Del Fante c’è la “massima tranquillità oggi sui prodotti in distribuzione”. E ha aggiunto: “Noi in questi 4 anni abbiamo coperto e dato strumenti di tutela ai nostri risparmiatori per diverse centinaia di milioni di euro di modo che Poste continui ad avere una base di investitori e di clienti che non ha subito danni”.

1,1 MILIARDI DI CREDITI IMPOSTA COMPRATI

“Un miliardo e 100 milioni di crediti d’imposta comprati e abbiamo impegni per ulteriori 500 milioni che verranno resi operativi nelle prossime settimane”. Lo ha riferito l’amministratore delegato
di Poste Italiane. “Vediamo un interesse importante” ha aggiunto, riferendo che ad oggi sono “oltre 20mila i soggetti” interessati a perfezionare la cessione di un credito con Poste Italiane.

LO STATO DELLA POSTA IN ITALIA

“Assolutamente non ci siamo distratti dalla posta, ma purtroppo è un po’ la posta che si è distratta da noi” ammette Del Fante.

“I dati del 2019 – aggiunge – che purtroppo saranno ancora peggiorati, ci dicono che siamo a circa 40 invii pro-capite per anno: con un anno di 52 settimane ciò vuol dire che ogni cittadino italiano riceve una corrispondenza ogni 10 giorni. È difficile tenere in piedi una rete quando consegnare una bolletta di una utility qualsiasi a noi rende circa 20 centesimi, e ne facciamo una ogni 10 giorni: purtroppo è un tema sistemico, più italiano che europeo perché la media pro-capite delle consegne europee è praticamente il doppio”.

IMPEGNO A RIFOCALIZZARE LOGISTICA SUI PACCHI

Per il numero uno di Poste Italiane dal 2017 a oggi la gestione “si è connotata per un ritorno massiccio alla logistica, dopo tanti anni in cui purtroppo la diminuzione dei volumi che colpisce tutti i sistemi da 15 anni ha tolto un po’ di fiducia al settore”.

“Abbiamo investito moltissimo sulla logistica e in impianti di smistamento di pacchi e di posta per essere più moderni, più veloci e abbassare i costi” ha aggiunto l’ad. Secondo Del Fante “serve un po’ di consapevolezza sul fatto che Poste Italiane impegna 60 mila persone nella logistica, che vuol dire posta e pacchi: di queste 30 mila sono postini. Tra ‘x’ anni – spiega l’ad – non ci saranno più consegne di posta, quindi noi stiamo facendo uno sforzo enorme per rifocalizzare la nostra logistica sui pacchi perché abbiamo un trend di e-commerce in crescita”.

Poste Italiane ha chiuso infatti i risultati del primo trimestre 2021 con i ricavi aumentano del 9,8%, a 2,93 miliardi. Tra i risultati ancora una “crescita record dei pacchi” dell’e-commerce con “volumi raddoppiati”, +88%.

IMPEGNO A RESTARE NEI PICCOLI COMUNI PER POSTE ITALIANE

Infine, l’impegno a restare nei piccoli comuni. “Non è un caso che il sistema bancario, il sistema assicurativo e le grandi reti di distribuzione abbiano abbandonato i piccoli comuni, ovvero quelli con meno di 5 mila abitanti che sono 5.300 in Italia, dove non è economico fare attività: noi però abbiamo preso l’impegno nel 2019 a mantenere la nostra presenza in quei comuni, al di là degli aspetti economici e questo impegno siamo ancora in grado di tenerlo” conclude Del Fante.

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