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Favorevoli e contrari: girotondo sulla multa Antitrust ad Amazon

Amazon Tar

La multa da oltre 1 miliardo dell’Antitrust ad Amazon divide editorialisti e analisti. Ecco come e perché

 

L’Agcm, l’autorità antitrust italiana, ha multato la scorsa settimana Amazon per 1,1 miliardi di euro con l’accusa di abuso di posizione dominante nei servizi di logistica per l’e-commerce.

COSA HA DETTO L’AGCM

A detta dell’Agcm, Amazon possiede “una posizione di assoluta dominanza nel mercato italiano dei servizi di intermediazione su marketplace, che le ha consentito di favorire il proprio servizio di logistica […] presso i venditori attivi sulla piattaforma Amazon.it ai danni degli operatori concorrenti in tale mercato”.

Nello specifico, le società di Amazon multate dall’autorità sono Amazon Europe Core, Amazon Services Europe, Amazon EU, Amazon Italia Services e Amazon Italia Logistica.

LA RISPOSTA DI AMAZON

Amazon ha replicato con una nota, dicendo di essere “in profondo disaccordo con la decisione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e presenteremo ricorso. La sanzione e gli obblighi imposti sono ingiustificati e sproporzionati”.

IL PARERE DI GENNA

Su La Stampa Innocenzo Genna, giurista che si occupa di regolamentazione europea delle telecomunicazioni, di Internet e dei dati, ha scritto che l’entità della multa “può essere assorbita senza alcun patema da una società che ha fatturato 380 miliardi solo nel 2020 e che è destinata a battere tutti i record nel 2021”.

“Il fatto”, spiega Genna, “è che i procedimenti antitrust durano a lungo e sono soggetti all’alea dell’annullamento, mentre il tempo sembra scorrere a favore di Amazon, che diventa sempre più grande e forte”.

In sostanza, secondo il giurista la multa dell’Antitrust avrà un impatto molto limitato sui conti e sulla traiettoria generale di Amazon. Le cose potrebbero però cambiare, dice, una volta che l’Unione europea approverà “senza ritardi e annacquamenti il tanto atteso Digital Market Act” per la regolazione strutturale delle grandi aziende tecnologiche.

COSA PENSA GUERRERA (REPUBBLICA)

Francesco Guerrera, vicedirettore di Repubblica con delega all’economia, collega la multa dell’Antitrust ad Amazon con la proposta dell’Unione europea sulla regolamentazione della gig economy (e quindi Uber, Deliveroo e simili). “Da oggi”, scrive, “i titani della Silicon Valley [ma la sede centrale di Amazon non è in California e nemmeno quella di Deliveroo, che è britannica, ndr] sanno che non gli sarà più permesso operare senza vincoli, controlli o responsabilità in Europa”.

“Le grandi della tecnologia”, aggiunge, “passeranno il resto della vita sotto il giogo della regolamentazione”. E che l’Antitrust italiana è stata “un pioniere perché ha identificato una debolezza fondamentale nelle difese di Amazon”.

Guerrera sostiene che la multa dell’Agcm ad Amazon possa creare una sorta di precedente applicabile a Google e a Facebook sulla pubblicità online (un tema molto caro ai giornali, italiani e non solo). E avverte dei rischi della regolazione sull’aumento dei prezzi pagati dai consumatori per godere dei servizi offerti dalle piattaforme. “Non tutte le conseguenze” della regolamentazione dell’economia digitale “saranno piacevoli per i consumatori”, conclude.

L’OPINIONE DI QUINTARELLI

Stefano Quintarelli, imprenditore informatico ed ex-deputato di Scelta Civica, ha scritto su Twitter che “o sempre pensato che Prime fosse anti competitivo. Il problema è che questa sanzione gli fa il solletico. Cost of doing business (ed ammazzare i rivali)”.

Si riferisce al fatto che l’Agcm sostiene che l’etichetta “Prime” presente sull’e-commerce di Amazon (ossia la possibilità di vedersi recapitati gli ordini in meno tempo e senza spese di spedizione, dietro pagamento di un abbonamento annuale) aumenti “la probabilità che l’offerta del venditore sia selezionata come Offerta in Vetrina e visualizzata nella cosiddetta Buy Box”.

“Amazon”, prosegue l’autorità, “ha, così, impedito ai venditori terzi di associare l’etichetta Prime alle offerte non gestite” con Amazon.

In un secondo tweet, Quintarelli propone “sanzioni più efficaci” per frenare la condotta di Amazon: “mercato vuol dire regole, non legge del più forte”, scrive.

COSA HA SCRITTO FELTRI (DOMANI)

Su Domani, il direttore Stefano Feltri ha spiegato che quella dell’Agcm “non è la classica sanzione per irregolarità commesse ai danni dei consumatori”, ma piuttosto “una sfida filosofica (e regolatoria) al modello imposto da Jeff Bezos alla distribuzione di beni fisici e digitali attraverso la piattaforma e alle dottrine che hanno regolato l’antitrust negli ultimi quarant’anni”.

Feltri – già direttore del sito ProMarket.org dello Stigler Center a Chicago diretto dal professor Luigi Zingales – si riferisce al testo per eccellenza della legislazione antimonopolistica statunitense, dalla grande influenza internazionale: The Antitrust Paradox, uscito nel 1978 e scritto da Robert Bork. Il quadro normativo di Bork si chiama consumer welfare standard e utilizza il prezzo pagato dal consumatore come metro per la valutazione degli abusi commessi da un’azienda monopolista. È però forse un metro forse poco adatto a comprendere la situazione nel mercato digitale, dove gli utenti non pagano per i servizi di cui usufruiscono, o pagano molto poco. Ecco perché Lina Khan, nominata nei mesi scorsi a capo dell’antitrust degli Stati Uniti e autrice di The Amazon Paradox, sta spingendo per una rivoluzione della dottrina che tenga conto del nuovo contesto.

Feltri scrive che Amazon dovrebbe preoccuparsi per la multa dell’Agcm, “non soltanto per l’ammontare, ma per il processo di analisi e decisione seguito dall’autorità”: “quello che sostiene l’Antitrust”, ricapitola il direttore di Domani, “è che tutto il modello di business di Amazon è costruito per spingere le imprese a non avere alternativa a usare il suo marketplace e tutti i suoi servizi accessori” che rientrano sotto la sigla FBA (Fulfilled by Amazon).

L’ANALISI DI STAGNARO E AMENTA

Sul Foglio, gli economisti liberisti Carlo Amenta e Carlo Stagnaro hanno scritto che “l’Antitrust non spiega in modo persuasivo perché la presunta limitazione della concorrenza sarebbe un problema per i consumatori finali che, non a caso, sono citati una sola volta nel comunicato stampa e sembrano giocare un ruolo del tutto marginale in questa vicenda”.

I due liberisti sostengono che l’integrazione della logistica nel programma Prime di Amazon ha “certamente” l’effetto “di mettere sotto pressione gli altri marketplace concorrenti che, per minori dimensioni o per minori capacità, non riescono a offrire vantaggi comparabili” né per quanto riguarda l’efficienza del servizio né per platea di clienti potenzialmente raggiungibili dai venditori terzi. “Ma, si presume, è proprio questo il senso della concorrenza”.

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