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Che cosa cambierà per i rider con la direttiva Ue?

Food Delivery Caporalato

La Commissione Ue ha presentato una proposta di regolamento per i lavoratori della “gig economy”, che – in molti casi – dovranno essere considerati dipendenti e non collaboratori autonomi. Ma i tempi di approvazione della misura sono lunghi, alcuni studi sollevano dubbi e in Spagna…

 

Oggi la Commissione europea ha annunciato un progetto di regolamento per gli impiegati nella gig economy: ovvero quelle persone – come gli autisti di Uber o i rider di Deliveroo – che lavorano in contesti di occasionalità e che solitamente non godono di particolari tutele contrattuali.

LE TEMPISTICHE

La proposta della Commissione – la prima al mondo per questo settore – vuole appunto offrire a questa categoria di lavoratori maggiori garanzie. Prima di diventare eventualmente legge, tuttavia, dovrà ottenere l’approvazione degli stati membri dell’Unione e del Parlamento europeo: potrebbero volerci anni.

Reuters ne ha parlato come dell’ultimo tentativo finora di Bruxelles per regolamentare le aziende tecnologiche e per garantire parità di condizioni tra queste nuove realtà e le aziende tradizionali.

COSA HA DETTO IL COMMISSARIO PER L’OCCUPAZIONE

Durante la conferenza stampa, il commissario europeo per l’Occupazione Nicholas Schmidt ha garantito che “nessuno sta cercando di uccidere, fermare od ostacolare lo sviluppo dell’economia delle piattaforme”. Sono tuttavia necessarie delle regole, ha spiegato, per garantire che questi i modelli di business sviluppatisi grazie alle nuove tecnologie rispettino “gli standard lavorativi e sociali che sono stati istituiti nell’Unione europea”.

CHI NE SARÀ TOCCATO

Secondo le stime della Commissione, le regole proposte si applicheranno a un massimo di 4,1 milioni di occupati nella gig economy, che verranno riclassificati. In totale, sono circa 28 milioni i lavoratori nel settore in tutta l’Unione europea.

LE NOVITÀ DELLA NUOVA DIRETTIVA

Stando alla proposta di direttiva, tutte quelle piattaforme online che fissano livelli di remunerazione e regole di condotta per i loro lavoratori dovranno considerarli non dei collaboratori autonomi ma dei dipendenti. E garantire loro uno stipendio minimo, ferie pagate e contributi pensionistici.

Saranno considerati dipendenti i lavoratori di quelle piattaforme che monitorano la performance di corrieri o conducenti attraverso mezzi elettronici, che limitano la possibilità di scelta degli orari di lavoro o che gli impediscono di lavorare anche per terze parti.

Le app di trasporto con autista (ride-hailing), di consegna cibo (food delivery) e simili dovranno poi garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo degli algoritmi per il monitoraggio e la valutazione dei lavoratori. Inoltre la direttiva propone di spostare dai corrieri alle aziende l’onere di dimostrare – nel caso in cui dovessero aprirsi delle controversie – se un lavoratore sia un dipendente o se sia autonomo.

CHI SI OPPONE E CHI NO

Jitse Groen, amministratore delegato di Just Eat – la più grande società europea di consegna pasti a domicilio – ha detto di accogliere la proposta europea. Opposta è invece la posizione di Delivery Platforms Europe – un gruppo di lobbying di cui fanno parte Uber, Deliveroo e Glovo, tra gli altri -, secondo cui la direttiva potrebbe provocare la perdita di molti posti di lavoro tra rider e conducenti.

LE CRITICHE DEL SINDACATO FNV

Il sindacato olandese FNV, che ha vinto alcune cause legali contro Uber e Deliveroo proprio sulla questione del trattamento degli occupati, ha fatto notare come le regole europee prevedano, per le aziende, cinque criteri per valutare se i loro driver siano lavoratori autonomi o dipendenti.

Si tratta di una scelta “ingenua”, secondo l’FNV: le piattaforme potranno aggirare quei criteri in modo da dimostrare la cosa per loro più conveniente. “Il loro intero modello di business”, afferma il sindacato, consiste nell'”evitare i costi di occupazione”.

LE CRITICHE

Diversi analisti sostengono che l’Unione europea, per la sua direttiva, possa essersi ispirata a un modello non funzionante. In Spagna – come spiegato da Start Magazine – la cosiddetta Ley Riders è infatti stata contestata sia dai sindacati (hanno lamentato di essere stati esclusi dalle discussioni), sia dalle piattaforme (che potrebbero lasciare il mercato spagnolo), sia dai rider stessi (quelli assunti come dipendenti sono stati pochi, e con paghe inferiori alle precedenti retribuzioni).

COSA CAMBIA PER I CONSUMATORI

È probabile che, per i consumatori finali, l’aumento delle tutele per i lavoratori della gig economy possa tradursi in un piccolo aumento dei costi dei servizi.

I COSTI

L’aggiornamento delle condizioni di lavoro porterà agli occupati nella gig economy un aumento delle entrate fino a 1800 euro all’anno. I costi per le aziende dovrebbero salire invece di circa 4,5 miliardi, mentre gli stati – grazie alla corretta classificazione di questi lavoratori – vedranno crescere i propri introiti fiscali per “quasi 4 miliardi ogni anno”, scrive Repubblica.

L’IMPATTO IN BORSA

Dopo la pubblicazione delle proposte europee, le azioni di Just Eat hanno perso il 3,7 per cento, quelle di Deliveroo sono calate fino al 2,8 per cento e quelle di Delivery Hero dell’1,7 per cento, riporta Bloomberg.

COSA HANNO FATTO GLI STATI UNITI

Negli Stati Uniti sono stati imposti dei limiti massimi alle commissioni che le piattaforme come Uber, Grubhub o simili possono riscuotere dai ristoranti per gli ordini di cibo.

GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL TEMA:

Assumere i rider? Dibattito e polemiche in Europa

Perché la Spagna fa infuriare rider e società di food delivery

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