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Assicurazioni Generali, perché la mossa di Unicredit agita il risiko italiano

L'offerta a Delfin anticipata dal Sole 24 Ore riporta Assciurazioni Generali al centro della contesa tra grandi banche, assicurazioni e azionisti. Sullo sfondo l'Opas Intesa-Unipol su Mps, il nodo Ivass e la partita sul controllo del risparmio degli italiani

 

Continua la battaglia, tutta interna al risiko italiano, per aggiudicarsi Assicurazioni Generali. Il Leone di Trieste non è soltanto il maggiore gruppo assicurativo italiano. È anche uno dei principali custodi del risparmio nazionale, con oltre 40 miliardi di euro di Btp in portafoglio e un ruolo centrale negli equilibri del capitalismo finanziario del Paese. Non stupisce quindi che la notizia anticipata dal Sole 24 Ore abbia immediatamente acceso i riflettori del mercato: Unicredit avrebbe proposto a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, uno scambio tra il suo 10% di Generali e azioni della banca guidata da Andrea Orcel.
L’indiscrezione ha fatto scattare gli acquisti sul titolo Generali nelle prime battute di Borsa, con rialzi superiori al 2%, salvo poi ridimensionarsi nel corso della mattinata.

L’OFFERTA DI ORCEL A DELFIN

Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, i contatti sarebbero partiti nei giorni successivi all’annuncio dell’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

L’idea era semplice quanto dirompente. Unicredit avrebbe offerto a Delfin azioni proprie in cambio del 10% detenuto dalla holding lussemburghese nel colosso assicurativo triestino. Ai valori di mercato attuali, l’operazione si sarebbe tradotta in circa il 5% del capitale di Unicredit in cambio del pacchetto Generali.

Per Andrea Orcel il risultato sarebbe rilevante: la partecipazione di Unicredit in Generali porterebbe Piazza Gae Aulenti a ridosso della soglia del 20%, trasformandola in uno degli azionisti dominanti della compagnia triestina.

Delfin, invece, diventerebbe il primo azionista della stessa Unicredit con una quota vicina all’8%.

Almeno per ora, però, la proposta sarebbe stata respinta.

Secondo le fonti citate dal Sole, la holding della famiglia Del Vecchio avrebbe giudicato sfavorevole il concambio, anche perché le azioni Unicredit viaggiano su livelli storicamente elevati. A questo si aggiunge un secondo elemento: nella fase attuale Delfin avrebbe più interesse a disporre di liquidità che non ad aumentare ulteriormente la propria esposizione azionaria.

IL NODO IVASS

L’operazione si scontra però anche con un altro ostacolo.

Per superare il 10% del capitale di una compagnia assicurativa serve infatti il via libera dell’Ivass. E proprio questo è uno dei passaggi più delicati della partita. Unicredit oggi possiede circa il 9,2% di Generali e non ha ancora presentato una richiesta formale per oltrepassare la soglia qualificata prevista dalla normativa.

La questione è diventata ancora più attuale dopo le parole del neo presidente dell’Ivass, Paolo Angelini, che intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell’Autorità ha spiegato che le recenti operazioni annunciate nel settore verranno analizzate per verificare l’esistenza dei “necessari presupposti prudenziali”.

Il riferimento era innanzitutto all’Opas di Intesa su Mps e alle conseguenze sulla partecipazione in Generali detenuta attraverso Mediobanca, ma il tema riguarda inevitabilmente anche le ambizioni di Unicredit sul Leone.

A rendere ancora più vivace il quadro contribuisce l’intensa attività registrata sul titolo Generali nelle ultime settimane. Secondo le ricostruzioni circolate sul mercato, nell’ultimo mese sarebbe transitato di mano circa il 5% del capitale del Leone, a cui si aggiungono ulteriori operazioni ai blocchi per oltre il 4%, compreso un pacchetto del 3% che alcuni operatori ritengono riconducibile all’orbita di Intesa Sanpaolo. Un’attività che conferma quanto Trieste sia diventata uno dei centri nevralgici del nuovo risiko finanziario.

GENERALI AL CENTRO DEL RISIKO

L’interesse di Orcel per Generali non nasce oggi. Già a gennaio la banca aveva manifestato interesse per la quota detenuta da Delfin. Nel frattempo Unicredit ha continuato ad aumentare la propria presenza nel capitale della compagnia, arrivando a sfiorare il 9% pur continuando a definire l’investimento come una partecipazione finanziaria.

La partita, però, è cambiata radicalmente negli ultimi giorni. L’offerta da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi, costruita insieme a Unipol, consentirebbe a Ca’ de Sass di mettere le mani su Mediobanca e quindi sulla sua partecipazione del 13,2% in Generali. Parallelamente, l’accordo con Unipol prevede il trasferimento del marchio Mps e di circa 635 filiali nell’orbita del gruppo assicurativo, con l’obiettivo di integrarle successivamente con Bper. In questo quadro, la quota detenuta da Piazzetta Cuccia nel Leone assume un valore strategico ancora maggiore.

Non tutti, però, leggono l’evoluzione della vicenda come uno scontro inevitabile tra Intesa e Unicredit. Una parte del mercato ritiene infatti possibile una forma di coabitazione tra i due grandi gruppi bancari attorno a Generali, anche alla luce delle ripetute dichiarazioni di Carlo Messina secondo cui ciò che interessa a Intesa non è una scalata assicurativa ma il contributo economico e patrimoniale che il Leone può garantire.

In quest’ottica, eventuali accordi industriali tra Generali e Unicredit, soprattutto nel comparto Vita e della bancassurance, non sarebbero necessariamente incompatibili con la presenza di Ca’ de Sass nell’azionariato della compagnia.

L’ASSE CON DELFIN

La mossa di Unicredit acquista significato anche alla luce del progressivo avvicinamento tra Piazza Gae Aulenti e la galassia Del Vecchio.

Come raccontato da Startmag già ad aprile, l’ingresso di Unicredit con l’8,72% nel capitale di Generali aveva finito per rafforzare indirettamente il peso di Delfin all’interno del Leone.

I rapporti tra le due realtà si sono consolidati ulteriormente negli ultimi mesi. Al centro c’è anche il maxi-finanziamento da circa 10 miliardi di euro necessario a Leonardo Maria Del Vecchio per il riassetto della holding e per l’acquisto delle quote di due fratelli. Tra le banche coinvolte nell’operazione figura anche Unicredit.

In questo contesto, l’ipotesi di uno scambio azionario tra Delfin e la banca di Orcel appare meno sorprendente di quanto possa sembrare.

IL RISPARMIO DEGLI ITALIANI E LA PARTITA POLITICA

La vicenda si inserisce inoltre in una cornice sempre più politica.

Da settimane il tema dell’italianità degli asset finanziari è tornato al centro del dibattito. Generali rappresenta infatti uno degli snodi più sensibili del sistema economico nazionale non soltanto per il peso assicurativo, ma anche per la mole di risparmio gestito e per la consistente esposizione ai titoli di Stato italiani.

Non è un caso che proprio su questo terreno si sia sviluppata la controffensiva di Intesa e Unipol contro lo schema alternativo rappresentato da Banco Bpm, il cui primo azionista è la francese Crédit Agricole, e contro le mire attribuite a Unicredit, sempre più proiettata verso un profilo europeo dopo l’operazione Commerzbank.

Del resto, poche ore prima che si scatenasse la guerra delle offerte su Mps, Startmag  aveva richiamato l’attenzione proprio sul rischio di un “concertone straniero” attorno a Generali.

Eppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni continua a schermirsi. “Non abbiamo alcun ruolo” nel risiko bancario, ha detto a margine del G7, aggiungendo che il governo guarda “con interesse le dinamiche di mercato” ma senza essere “parte in causa”.

Parole che arrivano mentre il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi si prepara alla riunione del 22 giugno, per esaminare sia l’Opas di Intesa e Unipol sia la proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm.

Nel frattempo Andrea Orcel continua a denunciare “barriere” e “nazionalismi” in Europa, sostenendo che serva più volontà politica per favorire le aggregazioni transfrontaliere.

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