Economia

Mps, Carige, Ubi, Banco Bpm, Bper. Tutte le ipotesi sulle fusioni bancarie in Italia

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mps

Che cosa succederà alle banche italiane come Mps, Carige, Ubi, Banco Bpm e Bper? Ecco fatti, indiscrezioni e scenari.

TUTTE LE NOVITA’ IN ARRIVO PER LE BANCHE

Negli ultimi 10 anni si sono avute pochissime aggregazioni nel settore del credito, complici la crisi economica e la crescente complessità regolamentare. Oggi però ci sono le condizioni per invertire la tendenza. Da un lato, in uno scenario caratterizzato da tassi zero e da un progressivo rallentamento economico la scala si conferma lo strumento più efficace per realizzare sinergie di costo e ricavo. Dall’altro, la concorrenza di fintech e big tech si sta facendo sempre più serrata, come dimostrano il consolidamento di Google Pay e Apple Pay sul mercato europeo.

IL RUOLO DI GOOGLE, FACEBOOK E APPLE IN AMBITO FINANZIARIO E BANCARIO

La banca centrale irlandese, ad esempio, ha autorizzato il gruppo di Mountain View a operare come payments institution sul territorio Ue, mossa che potrebbe ampliare in misura considerevole l’attività della big tech. Anche Facebook è pronto a entrare con forza nel settore dei pagamenti attraverso i servizi Messenger e WhatsApp.

IL RISIKO BANCARIO IN CORSO IN EUROPA

C’è poi un terzo fattore che potrebbe mettere in moto il risiko bancario. Da tempo l’Europa è nel radar dei grandi istituti americani, che oggi potrebbero trovare più di un’occasione di acquisto. Anche alcune banche europee hanno fame: basti pensare al Santander di Ana Botin, che oggi capitalizza oltre 70 miliardi (quasi il doppio di Intesa ) e che nel nuovo piano industriale ha stanziato un budget di 20 miliardi, o alla Bnp Paribas di Jean-Laurent Bonnafé, che ha un valore di mercato di 55 miliardi e da tempo corteggia la stessa Commerz.

IL RUOLO DELLA BCE

Difficile dire se questa nuova stagione di aggregazioni produrrà anche deal transfrontalieri. In questa direzione si è recentemente espresso il nuovo responsabile della Vigilanza Bce Andrea Enria («Non mi piace l’idea dei campioni nazionali»), ma i banchieri si muovono con grande cautela. Anche perché in ambito internazionale le sinergie sono meno ovvie e le complessità, anche culturali e politiche oltre che operative, assai elevate.

DOSSIER CARIGE, UBI E BPER

Di certo la maggior parte dei deal avrà dimensioni nazionali, soprattutto nei mercati in cui c’è ancora molta frammentazione, come l’Italia. Qui il dossier più caldo è quello di Carige, che dovrà individuare un cavaliere bianco in tempi brevi e che sta trattando con BlackRock. Quanto all’idea di una fusione tra Banco Bpm e Ubi, piace agli analisti ma presenta problematiche, a partire dalla difficoltà di valorizzare due figure forti come Giuseppe Castagna e Victor Massiah. Dal canto suo Bper sta completando l’integrazione di Unipol Banca, ma tra qualche mese potrebbe considerare altre ipotesi.

IL CASO MPS

Il vero convitato di pietra di un eventuale processo di consolidamento del settore bancario italiano resta però Mps. Entro fine anno il Tesoro dovrà mettere nero su bianco tempi e modalità della privatizzazione. Sempre che la Bce e Dg Competition della Commissione Ue non impongano un’accelerazione del processo, chiedendo nuovo capitale. L’attuale management vedrebbe con favore un’operazione con Ubi o Banco Bpm, ma il governo avrebbe idee diverse e potrebbe spingere per un intervento di Poste su Mps.

L’ESEMPIO DI INTESA SANPAOLO

Non ha invece fretta il management di Intesa Sanpaolo, che, forte dei risultati economici conseguiti, può vagliare con calma le ipotesi sul tavolo. Per la banca guidata da Carlo Messina gli analisti ipotizzano due strade: l’integrazione con un altro gruppo europeo culturalmente affine (come il Crédit Agricole) o un ulteriore consolidamento in Italia.

(articolo pubblicato su Milano Finanza; qui l’articolo integrale)

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