Economia

Popolare Sondrio e Popolare Bari, ecco ansie e obiettivi di governo e Bankitalia

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Tutte le ultime novità e le ultime indiscrezioni su Popolare di Sondrio e Popolare di Bari

 

Nuovo rinvio, al 2020, per l’obbligo di trasformazione in spa delle banche popolari in modo così da poter attendere la sentenza della Corte di Giustizia Europea, chiamata dal Consiglio di Stato a pronunciarsi sulla riforma voluta dal governo Renzi.

I PERCHE’ DEL RINVIO PER POPOLARE SONDRIO E POPOLARE BARI

Nuova proroga di un anno, dunque, per la trasformazione in spa delle banche popolari con un attivi superiori a 8 miliardi di euro. È stata inserita nel dl Crescita: due righe per spostare dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2020 i termini entro i quali questa categoria di banche deve completare la trasformazione.

LA RIFORMA RENZI-BOSCHI

L’obiettivo vero della norma è quello di dare ulteriore tempo alla Banca Popolare di Bari e alla Banca Popolare di Sondrio, le ultime due a non aver portato a termine il processo previsto dalla contrastata riforma varata nel 2015 dal governo Renzi. Solo questi due istituti infatti superano la soglia degli 8 miliardi, contestata dal settore perché arbitraria ed esistente solo in Italia.

IL COMMENTO D SFORZA FOGLIANI (ASSOPOPOLARI)

Un limite che a detta di alcuni del comparto frena peraltro le aggregazioni. “La norma dà la libertà di scelta – ha commentato il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani – in attesa del pronunciamento europeo e si conforma appunto all’Europa”.

LE PROSSIME TAPPE PER LE POPOLARI

Il presidente di Assopopolari ricorda come in ogni caso, per una decisione definitiva del Consiglio di Stato, occorra attendere la primavera del 2020. Perciò gli istituti di credito sembrano rimandare eventuali operazioni, seppure la Banca d’Italia sta caldeggiano per aggregarsi, in attesa di capire se oltre alle Ips (istituti tutela istituzionali) possano dare vita a holding che mettano assieme banche più eterogenee sul modello di quanto previsto dalla riforma delle Bcc.

L’ATTIVISMO DI ASSOPOPOLARI

Per questo Assopopolari guidata dal segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno ha commissionato uno studio a una società di consulenza – con la benedizione informale di Bankitalia – che prefigura una serie di scenari aggregativi per le banche popolari, alcune di queste barcollanti (in primis la Popolare di Bari fondata dalla famiglia Jacobini e ora guidata dall’ad, Vincenzo De Bustis, già in Mps, che in Puglia pensano possa ben operare nelle istituzioni politiche e finanziarie).

IL CASO DELLA POPOLARE DI SONDRIO

Certo Sondrio e Bari hanno profili ed esigenze diverse fra loro. La prima ha una dialettica con i fondi azionisti di minoranza di origine estera che Lega vede come fumo negli occhi. Alessandro Barbera del quotidiano La Stampa ieri ha raccontato che sono particolarmente attivi sulla Sondrio due deputati salviniani come Ugo Parolo (eletto proprio nel collegio di Sondrio) e Massimo Sertori, responsabile enti locali del Carroccio.

IL CASO DELLA POPOLARE DI BARI

La seconda – la Popolare di Bari – è impegnata in un arduo piano di ristrutturazione con delle ipotesi che la vedevano aggregarsi ad altre realtà del Centro Sud. “La Popolare di Bari rischia di scivolare presto in un default tecnico”, si dice in ambienti della maggioranza parlamentare al lavoro sul dossier bancario. E le ansie non solcano soltanto le forze di maggioranza (il Movimento 5 Stelle in primis ma anche la Lega che in Puglia si sta ramificando) ma anche quelle di opposizione, con Forza Italia e Pd che hanno esponenti da sempre vicini ai vertici della Popolare di Bari. E per questo in molti in Parlamento e nel governo stanno meditando su una norma che possa agevolare le fusioni bancarie senza inciampare nel no della commissione di Bruxelles.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“C’è chi legge nella proroga – ha commentato il Sole 24 Ore – anche una cautela nella prospettiva che dopo le elezioni europee possa arrivare un governo tecnico per risanare le finanze pubbliche. Un rinvio di un anno e mezzo mette al riparo le due banche dal rischio di dover subire accelerazioni repentine di una riforma che non hanno mai gradito”.

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