Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e non solo. Ecco che cosa chiedono davvero i sindacati per rinnovare il contratto dei bancari (anche il ripristino dell’articolo 18)

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Tutti i dettagli sulla piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto dei bancari e lo stato delle trattative tra organizzazioni dei lavoratori e Abi, con le posizioni di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi e non solo

Superamento del Jobs act nella parte sui licenziamenti. Ovvero: ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E puntare sull’allargamento dell’area contrattuale per coprire anche quegli istituti vigilati che gestiscono gli Npl venduti dalle banche.

Sono alcuni degli aspetti della piattaforma dei sindacati per il rinnovo del contratto dei bancari, che scade a maggio. Non solo rivendicazioni economiche, dunque, ma anche normative. Ecco tutti i dettagli sulla piattaforma, dopo aver raccontato ieri le tensioni tra sindacati e gruppi bancari (qui l’approfondimento di Start Magazine).

ECCO I MAGGIORI PUNTI DELLA PIATTAFORMA DEI SINDACATI PER I BANCARI

Ampliamento dell’area contrattuale anche agli istituti vigilati che gestiscono gli Npl, tutela dell’occupazione attraverso la conferma del Foc (Fondo per l’occupazione), una cabina di regia sui processi di digitalizzazione, rivendicazione salariale di 200 euro medi mensili (circa +6,5%) per lavoratore, l’abolizione del salario di ingresso per i giovani, miglioramento delle tutele dei dipendenti (reintegra in caso di licenziamento illegittimo col superamento del Jobs Act che aveva modificato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori), una revisione degli inquadramenti, il diritto alla disconnessione, il diritto soggettivo alla formazione, una regolamentazione specifica per il whistleblowing (denunce anonime “interne”), regole nazionali per lo smart working, lo stop alle indebite pressioni commerciali, riduzione dal 20% al 10% del divario salariale dei contratti complementari.

L’AREA CONTRATTUALE

Quanto all’area contrattuale, i sindacati vogliono mettere la parola fine alle esternalizzazioni e contrastare il dumping contrattuale che arriva da competitor non bancari come i Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple) e il recupero del rapporto fiduciario con i cittadini risparmiatori e le istituzioni.

LE RIVENDICAZIONI SALARIALI

Per quanto riguarda in particolare la rivendicazione salariale, la richiesta di 200 euro è giustificata dai 9,3 miliardi di euro di utili nel 2018 dell’intero settore bancario e dall’aumento della produttività delle lavoratrici e dei lavoratori.

LE RICHIESTE

La richiesta di un incremento di circa il 6,5% comprende il recupero dell’inflazione al 4,1% fino al 2021, del 2,0% legato alla maggiore produttività e dello 0,4% come riconoscimento dell’impegno dei dipendenti negli ultimi anni.

QUESTIONI DI LAVORO

In relazione al diritto alla disconnessione, i sindacati osservano che è necessario garantire la disconnessione dalla rete aziendale (computer portatili, tablet e smartphone), in coerenza con l’orario di lavoro e i tempi di riposo giornaliero e settimanale, le ferie e la malattia.

GLI OBIETTIVI

“È un contratto a forte contenuti sociali perché le banche devono mantenere e migliorare il ruolo di motore economico del Paese, per le famiglie, le imprese e i territori” si legge nella piattaforma. Col nuovo contratto, le organizzazioni sindacali mirano a difendere “l’unico riferimento normativo capace di governare, senza strappi, le ampie trasformazioni che stanno coinvolgendo il settore”.

A CHE COSA PUNTANO INTESA SANPAOLO E LE ALTRE BANCHE

‘In Abi ci sono due mentalità: quella di Intesa Sanpaolo che vuole un contratto ibrido un po’ banchiere e un po’ promotore, come un mostro a due teste, e quella di qualche altro amministratore delegato che ci vorrò proporre un salario a due velocità, con una parte fissa e l’altra legata alle prestazioni individuali. Se lo sognano. Sono due sogni che diventeranno due incubi”, ha spiegato Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi.

I COMMENTI DEI SINDACATI

«La contropartita economica è decente, non lo sono semmai gli stipendi di certi top manager. La nostra richiesta prevede che i lavoratori recuperino l’inflazione, la produttività e il merito del contributo dato in questi anni», ha detto nei giorni scorsi Sileoni, leader del sindacato autonomo Fabi. Massimo Masi, segretario generale della Uilca, ha sottolineato proprio il fatto che «ai lavoratori vada riconosciuto il contributo dato per salvare le banche. Non dimentichiamoci gli anni in cui allo sportello i clienti inferociti non trovavano più nessun altro al di fuori dei bancari che si sono fatti carico dell’inadeguatezza di molti manager rispetto al loro ruolo». Per Giuliano Calcagni della Fisac Cgil bisognerebbe «cambiare approccio e smettere di pensare al rinnovo del contratto come a un costo. Nel nostro paese è necessario fare riprendere la dinamica salariale». Per il sindacalista della Cgil, l’aumento bisognerebbe leggerlo «come un investimento su una categoria che ha l’80% di iscritti al sindacato», ricorda Calcagni. E ai datori di lavoro parla attraverso i propri rappresentanti.

DOSSIER NPL E ALLARGAMENTO AREA CONTRATTUALE

La richiesta economica sarà, però, soltanto un capitolo del negoziato per il rinnovo del contratto e si intersecherà con altri temi. Quello degli Npl, per esempio, ha sottolineato oggi il Sole 24 Ore. «Il contratto dei bancari deve essere applicato a tutti i soggetti vigilati, non solo per fare l’interesse dei lavoratori, ma anche dell’intera economia nazionale», dice Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl. Il riferimento è all’area contrattuale che, in passato, ha avuto il merito di aver ancorato la categoria al contratto nazionale.

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