Economia

Banca Marche e Banca Etruria. Ecco i miliardi costati all’Italia dopo il niet di Bruxelles su Tercas-Fitd

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Fusione wind-3

Tutti gli effetti per il sistema bancario italiano e per i dossier Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti del no della Commissione europea. L’approfondimento dopo la sentenza della Corte di Giustizia Ue sul dossier Tercas-Fitd

 

La storia non si fa con i se, ma dopo la sentenza su Tercas è doveroso per l’Italia pensare al danno subito dalle interpretazioni della Commissione Ue sugli aiuti di Stato e riflettere su come sarebbero state le crisi bancarie avendo a disposizione uno strumento efficace come il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), bloccato nel 2015 da Bruxelles.

GLI EFFETTI PER L’ITALIA DEL CASO FITD-TERCAS

Non si tratta di una speculazione fine a se stessa: è probabile che l’Italia chieda un risarcimento dei danni tra un paio di mesi, quando si esaurirà il tempo concesso alla Commissione per impugnare la sentenza.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE

L’azione risarcitoria verso l’Ue è «cosa buona e giusta», ha detto il premier Giuseppe Conte. «Bisogna procedere con cautela. È un precedente importante. Non è da escludere un appello della Commissione ma dobbiamo trarne tutte le conseguenze politiche e giuridiche anche sul piano risarcitorio».

ECCO L’IMPATTO UE PER BANCA MARCHE, ETRURIA E NON SOLO

Presto quindi Roma potrebbe porsi, anche in termini numerici, la domanda su quanto è costata la decisione della commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager di bloccare l’intervento del Fitd per le quattro banche poi obbligate alla risoluzione (Marche, Etruria, Ferrara, Chieti). Ci sono stati alcuni effetti calcolabili, altri difficili da stimare.

I COSTI PER L’ITALIA A CAUSA DEL VETO DI BRUXELLES

Per quanto riguarda i primi, basti pensare al costo della risoluzione per il settore bancario (4 miliardi attraverso il Fondo di risoluzione) e confrontarlo con gli interventi che erano già stati programmati dal Fitd (per circa 2 miliardi: 300 milioni per Carife, 1,2 miliardi per Banca Marche, 426 milioni per Etruria più un sostegno minore per Chieti). C’è stato quindi un divario di 2 miliardi aggiuntivi che le banche italiane hanno speso per far fronte ai maggiori oneri delle risoluzioni.

EFFETTO SVALUTAZIONE DEI TITOLI

Le procedure Ue hanno inoltre richiesto la svalutazione di titoli subordinati per 789 milioni: quasi la metà di questo valore era nei portafogli di investitori istituzionali o professionali, l’altra parte ha riguardato clienti retail, in parte rimborsati dalle banche attraverso il Fitd. Escludendo l’impatto per gli azionisti, che senza burden sharing non sarebbero stati svalutati ma diluiti (nel caso di Carife per esempio i vecchi soci sarebbero rimasti con il 5% del capitale), la decisione della commissaria Vestager, bocciata poi dal Tribunale Ue, ha avuto un costo di circa 2,8 miliardi legato alle risoluzioni delle quattro banche.

L’IMPATTO COMPLESSIVO

Ma il danno complessivo è andato molto al di là di questa cifra. Innanzitutto la svalutazione dei bond subordinati è stato uno shock per migliaia di risparmiatori che con il Fitd non avrebbero perso un euro. L’impatto sull’opinione pubblica è stato forte, al punto da influenzare l’agenda politica. Se si resta al settore finanziario, le risoluzioni hanno provocato un clima di sfiducia, dovuto soprattutto alla svalutazione imposta dalla Commissione dei crediti deteriorati al 17% del valore nominale, come se dovessero essere ceduti sul mercato il giorno dopo, a prezzi da saldo (il livello è stato fissato sulla base di un precedente caso in Slovenia). I mercati hanno usato quel 17% come base per stimare i valori di npl nei bilanci di tutte le banche: il risultato è stato quello di innescare una forte turbolenza a partire da novembre 2015.

QUANTO E’ SCESA LA CAPITALIZZAZIONE

La tendenza ribassista è proseguita fino a luglio 2016: nel periodo la capitalizzazione complessiva del settore bancario è scesa di 73 miliardi (da 137 a 64 miliardi). Naturalmente si tratta di valutazioni di borsa, che diventano definitive solo con la vendita dei titoli. Inoltre l’effetto non è da attribuire integralmente al provvedimento di Vestager. L’impatto sui mercati (si dovrebbero considerare anche quelli obbligazionari) è stato però molto rilevante. E non c’è dubbio che la decisione della direzione Concorrenza (il cui operato è finito anche sotto la lente della Corte dei Conti Ue) abbia avuto un ruolo centrale.

LE CRISI AGGRAVATE

Lo stop al Fitd, influenzando la stabilità finanziaria e i mercati, ha aggravato anche le crisi successive, come quelle delle banche venete e di Mps . Si tratta di costi non immediati e difficili da definire, e che in ogni caso non eliminano le colpe degli istituti in crisi. Ma la convinzione che si sta diffondendo tra le banche e a livello governativo è che dovrà essere rimborsato almeno in parte il conto pagato dall’Italia a causa di una decisione sbagliata, come quella di considerare aiuto di Stato un fondo alimentato con il denaro di banche private.

(articolo pubblicato sul settimanale Milano Finanza)

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