Economia

Ecco mosse e fuffe tra Mps, Banco Bpm e Bper

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Che cosa succede davvero – non solo in Borsa – a Mps, Banco Bpm e Bper? Fatti, numeri e indiscrezioni

Sommovimenti a Piazza Affari sul comparto bancario, dove si è riacceso l’appeal speculativo in vista di nuove aggregazioni. Ecco tutti i dettagli.

Il rilancio di Intesa Sanpaolo con il ritocco all’insu del prezzo per l’Offerta pubblica di scambio per acquisire Ubi Banca ha aumentato le probabilità che l’operazione riesca e scatenato acquisti su tutto il settore, oltre che sulle due società interessate.

Incoraggiate dall’Ops e dalla moral suasion della Vigilanza italiana e di Francoforte, è possibile che altre banche italiane inizino la caccia al partner: chi deve trovarlo per forza, entro la fine del 2021, è il Monte dei Paschi di Siena, che in Borsa sale di oltre il 9%. Subito dopo Ubi, in testa al paniere con un +12%, c’è Banco Bpm (+6,5%), al centro delle indiscrezioni nei giorni passati per l’inizio di un possibile interessamento al dossier Mps, poi smentito dai vertici dell’istituto.

Ma iniziano dalle ultime novità di Borsa innescate dal rilancio di Intesa su Ubi dopo aver incassato il via libera condizionato dell’Antitrust.

Dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo per l’Ops su Ubi banca, gli analisti finanziari sono concordi nel sostenere ora sarà più facile raggiungere l’obiettivo del 66,67% di adesioni. Ubs, inoltre, ritiene che l’offerta ora è destinata a “sorprendere il mercato”. Gli analisti di Hsbc credono che la mossa di Intesa Sanpaolo “convincerà gli azionisti di Ubi a partecipare all’offerta”. La componente in contanti ha un impatto “marginale sul Cet1 della nuova entità (si stima ora il 12,7%, -10 pbp rispetto alla nostra stima precedente). Intesa Sanpaolo ha mantenuto tutti gli obiettivi finanziari dell’operazione invariati”.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI SU INTESA E UBI DOPO IL RITOCCO DELL’OPS

Ubi è ora valutata implicitamente 3,684 euro per azione (4,2 miliardi di euro) sulla base della “quotazione del titolo Intesa di venerdì più la componente cash di 0,57 euro (652 milioni di euro per il 100% di accettazione), quindi il 12,7% in più rispetto al prezzo del titolo Ubi Friday”, evidenziano gli analisti di Kepler Cheuvreux. Le condizioni migliorate dovrebbero consentire a Intesa di raggiungere l’obiettivo di raggiungere il 66,67% del capitale di Ubi che garantirebbe il controllo del “suo Egm e di conseguenza la fusione dei due banche e il raggiungimento di sinergie complete”. Altrimenti con un livello più basso tutti i piani di integrazione di Ubi potrebbero essere intralciati in parte dall’assemblea. Il prezzo offerto per Ubi (implicito 3,605 euro sulla base di un rapporto di cambio 1,7x e 0,57 euro in contanti) è molto più alto della “nostra valutazione di Ubi standalone. Intesa Sanpaolo giustifica un prezzo così alto per le sinergie che si aspetta di ottenere (700 milioni di euro al lordo delle imposte entro il 2024)”, afferma Bank of America.

DOSSIER E PROBLEMI PER MPS

Mps vola in Borsa a Milano con il titolo in rialzo del 10% a 1,2 euro, dopo la recente nomina di Mediobanca come advisor (la mole di incarichi per l’istituto di Piazzetta Cuccia è stato sottolineato nel fine settimana da Repubblica con una certa enfasi che ha colpito gli addetti ai lavori) per preparare un progetto solido quando il Tesoro uscirà nel 2021. La banca senese sarebbe inoltre al centro di un possibile risiko tra banche italiane. Tra i candidati favoriti ci sarebbe Banco Bpm (+6,3%) con l’istituto che non commenta i rumors. Un portavoce della banca ribadisce e ricorda le dichiarazioni fatte dai vertici recentemente sul percorso stand alone.

IL RUOLO DI MEDIOBANCA

Rocca Salimbeni giovedì scorso ha nominato advisor per «valutare le alternative strategiche» Mediobanca, già consulente di Intesa su Ubi. Una volta che l’ad Guido Bastianini avrà dato corso alla scissione del veicolo per gli Npl ad Amco, il nuovo Monte sarà pronto per le nozze, ha scritto il Giornale: “E la presenza di Mediobanca fa pensare a Bper, già destinata a rafforzarsi con i 532 sportelli Ubi che Ca’ de Sass si è impegnata a cedere. L’altra strada porta a Milano, considerato che l’ex Cfo Andrea Rovellini è ritornato al Banco Bpm e che nelle scorse settimane ci sarebbe stata qualche interlocuzione tra top manager”.

CAPITOLO BPM

Dopo una sospensione per eccesso di rialzo, a circa un’ora e mezza dall’avvio, la banca guidata da Giuseppe Castagna e Massimo Tononi balza di quasi l’8%: nel week end un quotidiano ha parlato di incontri con i vertici di Unicredit, il cui ad Jean Pierre Mustier ha però in passato sempre negato la volontà di realizzare operazioni straordinarie in Italia. Altri possibili partner per Banco Bpm sarebbero Bper, che la settimana scorsa ha guadagnato il 12% e che nel 2019 era a un passo dall’annunciare un’operazione con Ubi, o Mps, da cui il Governo, per bocca del ministro del Tesoro Roberto Gualtieri, intende uscire come previsto nel 2021. A far correre in generale Banco Bpm è la bassa valutazione rispetto al patrimonio tangibile, che secondo gli analisti può risultare attrattiva in ottica di M&A, anche per il badwill e le ‘deferred tax asset’ (Dta, o imposte anticipate, ndr) di cui la nuova entità potrebbe beneficiare, superiori ai 4 miliardi.

LE INDISCREZIONI DEL MESSAGGERO

Comunque per l’Antitrust l’Ops di Intesa ha di fatto  infranto la sostanziale simmetria fra Ca’ de Sass e Unicredit con rischi per la concorrenza alleviati dalla cessione dei 532 sportelli a Bper, secondo il Messaggero: “Ma la simmetria potrebbe ripristinarsi con una contromossa di Unicredit che, di là delle reiterate dichiarazioni di Jean Pierre Mustier – ancora ieri al quotidiano economico di Zurigo Finanz und Wirtschaft il banchiere francese ha ribadito di non avere in animo un nuovo m&a perché concentrati sulla trasformazione digitale – qualcosa nel grattacielo Gae Aulenti si sta muovendo”. Un possibile target nel consolidamento sarebbe Banco Bpm, terzo gruppo per attivo e filiali, con presidi significativi in Lombardia e Nord Est, aree dove Unicredit ha maglie molto larghe, ha aggiunto il Messaggero: “Per valutare possibili sviluppi, tre settimane fa ci sarebbero stati due incontri distinti, avvenuti a qualche giorno di distanza, sui quali va registrato il no comment delle parti. Il presidente di Unicredit Cesare Bisoni avrebbe invitato Massimo Tononi, mentre Mustier avrebbe ricevuto – secondo le indiscrezioni del Messaggero –  Giuseppe Castagna. Va subito annotato come, rispetto all’ Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, l’ approccio di Unicredit appaia friendly”. Colloqui informali nei quali, secondo il Messaggero, “si sarebbe accennato a possibili evoluzioni tra i due istituti. Mustier avrebbe fatto cenno all’ ipotesi di riassetto organizzativo del gruppo in cantiere da almeno un anno con la nascita della subholding italiana sotto la quale verrebbero trasferite le partecipazione estere. Alla holding continueranno a far le 2.700 filiali italiane. Secondo i piani di Mustier, nell’eventualità che il Banco (1.750 sportelli) dovesse accettare l’ aggregazione, sarebbe questa la strada da seguire per consolidare il secondo gruppo bancario”.

UN TESORO DI RISIKO FRA MPS, BPM E BPER

Ma il principale nodo da sciogliere nel settore bancario in Italia è il Monte dei Paschi di Siena (Mps), controllato dal ministero dell’Economia che deve però scendere nel capitale come concordato con Bruxelles (ma il Movimento 5 Stelle vorrebbe che il Mef non mollasse la presa). Al Tesoro – ha scritto il Messaggero – “si vorrebbe esplorare per creare un polo unico fra Banco Bpm, Bper e Mps. In questo gioco di specchi si aggira Mediobanca: l’ ad Alberto Nagel è diventato advisor di Intesa Sp, di Mps, ed è in buoni rapporti con Carlo Cimbri, ad di Unipol ma anche con Tononi. Rapporti freddi invece con Mustier. E nelle aggregazioni i rapporti personali hanno influenza, possono costituire il collante”.

ECCO CHI (NON) VUOLE MPS. DOSSIER, PROBLEMI E SCENARI PER IL MONTE. L’APPROFONDIMENTO DI START

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