Economia

Le aziende tessili ai tempi di Covid-19: si cuciono mascherine

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I distretti tessili si riconvertono: servono mascherine. Vengono prodotte per non chiudere e aiutare il Paese. 

Da nord a sud a fabbricare mascherine, che non bastano mai. Non quelle con i filtri, che possono realizzare solo le aziende davvero attrezzate e già autorizzate, ma delle protezioni che possano comunque aiutare in un momento di carenza.

Ha iniziato una grossa azienda come la Miroglio di Alba, che arriva a produrre 100mila mascherine al giorno, ma tutto il comparto tessile è pronto a riconvertirsi.

Queste mascherine non servono solo alla sanità, ma soprattutto devono rispondere al fabbisogno delle aziende che per rimanere aperte ormai devono fornire strumenti di protezione personale ai propri dipendenti.

“Le richieste sono infinite, non bastano mai”, spiegano gli imprenditori che in pochi giorni sono riusciti a riconvertire le proprie aziende. Un esempio è il distretto tessile di Bergamo che ormai non produce altro.

In Lombardia sono decine le aziende avviate nel percorso, che aspettano le autorizzazioni e una valutazione di sicurezza del materiale da parte del Politecnico di Milano. Altri esempi sono la Santini Cycling di Lallio, che può arrivare a 10mila pezzi al giorno e poi i distretti del tessile, da Como a Prato, da Bergamo a Biella,  dove sono un centinaio le aziende al lavoro per riconvertire parte delle proprie linee su questa produzione in Italia abbandonata anni fa per l’impossibilità di mantenere margini di guadagno in quanto prodotto a basso valore aggiunto.

La Waycap, società specializzata in sviluppo e produzione B2B di accessori moda finiti quali cappelli, guanti, sciarpe e borse anche per grandi brand del lusso, ha avviato la produzione dopo la richiesta di intervento fatta alle aziende dai governatori delle Regioni e dalla Protezione Civile.

“Vogliamo anche noi dare un aiuto concreto al Paese, rispondendo alla richiesta delle istituzioni in questo momento di grande emergenza. L’idea innovativa – spiega Manuel Faleschini, amministratore delegato di Waycap – è il sistema di “Solidarietà Circolare” che si propone di  risolvere più problemi contemporaneamente: andare incontro alla domanda urgente di mascherine, dar lavoro a tante piccole e medie aziende produttrici italiane di eccellenza ma in sofferenza per il calo temporaneo della domanda mondiale di abbigliamento, valorizzare le materie prime ferme nei magazzini dei produttori”.

Ed è proprio un magazzino pieno di vestiti da lavoro in tessuto battericida che ha permesso a una piccola azienda di Grugliasco (Torino), la Diastar Group srl, di riconvertirsi. La ditta, specializzata in frese diamantate per il settore dentale, in passato produceva abbigliamento odontoiatrico che utilizzava un tessuto antibatterico, idrorepellente, impermeabile, ionizzante, termoregolante, lavabile a 40° e autoclavabile. “La settimana scorsa abbiamo deciso di smontare questi vestiti e provare a fare mascherine dotate di una speciale membrana interna di particelle d’argento che permette una potente azione biocida. Rispetto a quelle viste in giro sono molto più efficaci. Siamo in attesa del nulla osta dell’Istituto nazionale della sanità, che dovrebbe arrivare a breve”, racconta Paolo Panebianco Direttore, commerciale della DiaStar Group. L’alternativa sarebbe stata chiudere fino alla fine dell’emergenza e usare la cassa integrazione per i dipendenti perché, spiega Panebianco, “in questo periodo anche i dentisti sono fermi”.

Con il tessuto che ha in magazzino l’azienda riuscirà a produrre 50mila mascherine ma già si sta attrezzando con i fornitori per avere altro tessuto e andare avanti. “È tutto rallentato quindi non abbiamo certezze nemmeno sui tempi delle forniture. Con il nostro prodotto vogliamo aiutare tante aziende che hanno lavoro e consegne da fare ma sono in difficoltà perché non riescono a trovare le mascherine”.

L’attuale capacità produttiva è di 2.500 dispositivi al giorno ma sta quotidianamente aumentando grazie alla creazione di un network di confezionisti creato in pochi giorni. Una mascherina garantisce ben 50 utilizzi essendo lavabile e una parte del ricavato sarà destinata a scopi benefici.

Ma tutte le aziende, quando sarà finita l’emergenza, sperano di ritornare a produrre made in Italy di qualità.

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