Economia

Vi racconto la strana guerra fra Messaggero di Caltagirone e Ubi di Massiah

di

caltagirone

Le ultime sortite della stampa nazionale sull’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Fatti e ricostruzioni

 

“Il dialogo del gruppo Ubi Banca con le autorità di vigilanza è costruttivo e continuo e alla banca non risulta l’esistenza di alcun “faro della Bce” sulle decisioni presentate e approvate dal Cda della banca”.

E’ quanto riferisce un portavoce di Ubi Banca in una nota, dopo indiscrezioni di stampa dei giorni scorsi, precisando “che quello pubblicato il 3 luglio è l’aggiornamento del piano industriale 2022, già approvato il 17 febbraio, per tenere in considerazione le mutate condizioni di mercato a seguito della recente crisi causata dal Covid-19”.

“Infatti l’aggiornamento del piano – prosegue il portavoce di Ubi Banca – è stato inviato alle istituzioni di vigilanza europea ben prima del suo annuncio avvenuto venerdì 3 luglio. Il livello dei dividendi annunciato in crescita a 840 milioni nei prossimi tre anni è comunque compatibile con il mantenimento di un Cet1 superiore al 12,5% e quindi ampiamente al di sopra dei requisiti patrimoniali minimi richiesti dalle autorità di vigilanza”.

Ma quali sono le indiscrezioni di stampa contro cui si scaglia la comunicazione di Ubi Banca?

Il 5 luglio – rilanciato da Dagospia – il Messaggero del gruppo Caltagirone ha pubblicato un articolo in cui si legge: “Da fonti autorevoli si apprende che hanno destato sorpresa nella Bce i nuovi obiettivi al 2022 del piano industriale annunciato dall’ad Victor Massiah (da adottare se fallisse l’Ops), soprattutto in relazione a 840 milioni di dividendi a fronte di un utile ridotto dal piano del 17 febbraio di 103 milioni (da 665 a 562 milioni)”, ha scritto Rosario Dimito, giornalista di lungo corso esperto di banche e finanza, che ha aggiunto: “La sorpresa degli uomini di Francoforte si spiega facilmente: per essere credibili in termini di rispetto dei ratios di solvibilità, le banche devono concordare con la Bce i piani industriali, ed evidentemente di quello rivisto da Ubi nessuno sapeva”.

Ma – come sostiene la banca capeggiata presieduta da Letizia Moratti – “l’aggiornamento del piano è stato inviato alle istituzioni di vigilanza europea ben prima del suo annuncio avvenuto venerdì 3 luglio”.

Comunque non è la prima volta che Messaggero e Ubi Banca duellano (qui l’articolo di Start). Così come manager, imprenditori e analisti dibattono sulla bontà sistemica dell’Ops di Intesa (qui l’approfondimento di Start).

Sarà vero quanto scrive oggi il Fatto Quotidiano – di certo non tenero sulle vicende di Ubi con gli articoli di Gianni Barbacetto – secondo cui c’è da tenere presente che grande stampa e grandi aziende sono indebitate con Intesa Sanpaolo?

A proposito di grande stampa, ha fatto scalpore però il commento di fatto anti Ops di Intesa firmato sul Corriere della Sera dall’economista Salvatore Bragantini (che poi ha duellato con Roberto D’Agostino visto che Dagospia aveva rimbrottato l’ex commissario Consob).

D’altronde, come sottolinea oggi Marcello Zacché del Giornale, l’operazione Intesa-Ubi può segnare la rottura di Urbano Cairo con Intesa, non solo per vicenda Blackstone.

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