Economia

Ubi Banca, chi plaude e chi non plaude all’Ops di Intesa

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Come imprenditori, manager, analisti e banchieri discutono dell’Ops di Intesa Sanpaolo e Ubi Banca.

 

“Intesa-Ubi, imprenditori in campo Sì da Salini, Cattaneo e Marcegaglia”, così ha titolato ieri Il Sole 24 Ore, con uno strillo in prima pagina in cui si sottolinea “l’applauso” di manager e imprenditori. In effetti, alla vigilia del cda di Ubi (atteso questa settimana) che deve esprimersi sull’Ops e a una settimana dall’avvio dell’offerta il 6 luglio, ci sono state dichiarazioni di peso pro Intesa.

CHE COSA HA DETTO SALINI (WEBUILD) SULL’OPS DI INTESA

In primis Pietro Salini, l’imprenditore dell’omonimo gruppo che ha dato vita con la Cdp (controllata da Mef e fondazioni) al campione nazionale Webuild (di cui Intesa Sanpaolo è tra i primi soci con il 5,27%). “Un esempio della visione prospettica e del rafforzamento e cambiamento necessario per affrontare il futuro, anche quando i numeri e la solidità della banca non lo rendono necessario”: questa per Salini è la proposta fatta ad Ubi. “Intendono creare un pilastro finanziario europeo nel nostro Paese, al servizio di quella ripresa industriale e dei servizi che tutti auspichiamo ed anche a quella modernizzazione ed internazionalizzazione che è indispensabile all’Italia per competere” dichiara Salini ricordando che “uno dei problemi che il nostro Paese affronta, che ci rende più deboli come sistema industriale e finanziario e che trova spesso inspiegabili resistenze al cambiamento, è la dimensione di impresa”.

OK DI CATTANEO (NTV) ALL’OPS DI INTESA SU UBI

E’ poi giunto anche l’endorsement di Flavio Cattaneo, socio e vicepresidente di Ntv (di cui Intesa Sanpaolo è azionista con il 19,7%). “Il tessuto produttivo delle nostre imprese in un periodo storico di emergenza sanitaria, sociale ed economica senza precedenti ha bisogno di prospettive basate su solidi fondamentali industriali e di un sistema finanziario sano, forte e competitivo. Un sistema finanziario fatto da banche che rendano protagonisti gli imprenditori sui territori e che abbiano la solidità, le competenze e la redditività per metterli nella condizione di crescere sui mercati internazionali. Su questo fronte Intesa Sanpaolo è indubbiamente il nostro campione nazionale”, ha detto Cattaneo, in passato alla testa di Terna.

IL PLAUSO DI MARCEGAGLIA A INTESA SANPAOLO

Anche da Emma Marcegaglia, dell’omonimo gruppo industriale ed ex presidente Eni oltre che ex presidente della Confindustria, sono giunte parole di plauso per le mosse della banca capeggiata dall’ad, Carlo Messina: “Da imprenditrice – ha sottolineato Marcegaglia – ritengo di straordinario valore la creazione di un campione europeo dal forte radicamento territoriale. Penso che le nostre filiere industriali possano trarre solo grande giovamento dall’avere dei campioni nazionali di rilevanza europea che abbiano la forza e la capacità di seguire le imprese a 360 gradi sia nel quotidiano e soprattutto in momenti difficili come questi dove la forza, il coraggio e la capacità di integrazione di storie come Intesa-Ubi risulteranno determinanti per la ripresa del nostro Paese”.

L’AUDIZIONE DI SFORZA FOGLIANI (ASSOPOPOLARI)

Non tutti sono d’accordo sulla bontà delle aggregazioni. “Le aggregazioni, in sé, non sono né buone né cattive. Sono buone se aggregano soggetti deboli, sono cattive se aggregano soggetti buoni, capitalizzati. La biodiversità non dovrebbe essere comunque in discussione”. Così si è espresso nei giorni scorsi Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, l’associazione che riunisce l’associazione delle banche popolari, in audizione alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche. “Che poi siano buone o cattive – ha aggiunto Sforza Fogliani – un effetto negativo le aggregazioni lo hanno comunque di sicuro, riducono la concorrenza tra banche e diminuiscono fortemente l’accesso al credito delle piccole e medie imprese”. “Oggi – ha proseguito il Presidente di Assopopolari – vi sono intere zone del territorio nazionale, specie al Sud, prive di un sistema bancario in concorrenza e, spesso, prive di banche del tutto. Al Nord, la situazione oligopolista è alle porte. Da più parti si pensa che questo sia il risultato, voluto, del pensiero unico e della finanza internazionale”.

IL POST DI COLTORTI (EX DIRETTORE AREA STUDI DI MEDIOBANCA)

Sforza Fogliani non ha fatto riferimento esplicito all’Ops di Intesa su Ubi, invece ha parlato chiaramente dell’operazione lanciata dal gruppo bancario milanese Fulvio Coltorti, già direttore dell’area studi di Mediobanca, proprio a partire dalle parole di Salini, Cattaneo e Marcegaglia: “Tre grandi imprenditori (suppongo clienti di Intesa) vi mettono la faccia. Con qualche sproposito, però: questa concentrazione non può valorizzare la preda in senso sociale, visto che la sopprime eliminando un concorrente dal mercato. La battuta del piccolo è bello che va ripensato se la debbono tenere per se stessi: è colpa (grave) di questo genere di imprenditori se in Italia sono scomparsi i grandi complessi privati: ad un certo livello, evidentemente, non si capisce più molto di quello che si fa e non si fa. In particolare, il modo “sano” di diventare grandi non è quello di comperare i concorrenti ma di guadagnare mercato con gestioni efficienti, innovative e coraggiose: dovrebbero studiarsi la storia della Toyota. E i banchieri dovrebbero studiarsi il come crescere a vantaggio del bene comune e non di quello di chi conta di portarsi a casa laute commissioni in barba all’interesse nazionale”, ha scritto Coltorti sul suo profilo Facebook.

CHE COSA HA SCRITTO FESTA DEL SOLE 24 ORE

Anche al Sole 24 Ore c’è chi nutre perplessità: “Ho qualche dubbio che l’operazione di acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo sia un vero vantaggio per il sistema bancario italiano. Mentre sono sicuro che sia un grande vantaggio competitivo per Intesa Sanpaolo stessa. Quest’ultima ora, se ci sarà il via libera su Ubi Banca, potrebbe lasciare un oceano di distanza tra sé e gli avversari: quindi Unicredit e BancoBpm. Diventerebbe la quarta banca per dimensioni in Europa (48 miliardi), dopo colossi come Hsbc 143 miliardi di euro), Bnp Paribas (67 miliardi), Santander (65 miliardi). Ma questa grandezza deriverebbe soltanto dalla presenza e dalle masse gestite in Italia. All’estero infatti sia Ubi Banca sia Intesa Sanpaolo non hanno grandi asset”, ha scritto il giornalista di finanza del Sole, Carlo Festa, sul suo blog The Insider: “Mi chiedo anche se la soluzione migliore per il sistema bancario italiano, non sarebbe stata forse una fusione di altro tipo: quella, che aveva grande senso industriale, tra BancoBpm e Ubi Banca stessa che avrebbe finalmente creato un altro gruppo di dimensioni adeguate e almeno tre gruppi bancari in grado di suddividersi il mercato italiano. Avrebbe avuto senso anche una fusione alla pari tra Ubi e Bper. Tutte domande che a questo punto, con l’operazione ormai lanciata, potrebbero diventare retoriche. Ora in ogni caso la palla è agli azionisti di Ubi che dovranno valutare la congruità dell’offerta”, ha concluso Festa.

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