Economia

Ing, Fineco, Che Banca. Ecco i subbugli su Bancomat

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Il gruppo bancario olandese Ing ha comunicato ai clienti che a partire dall’1 luglio chiuderà atm e casse automatiche. Fatti, indiscrezioni e commenti sul progetto di Bancomat spa al vaglio dell’Agcm

 

Si comprendono le ragioni per il colosso olandese Ing – quello del Conto Arancio – non ha seguito le rimostranze degli istituti di credito (come Fineco e Che Banca di Mediobanca) hanno espresso rilievi sul progetto di Bancomat spa – avallato dalle grandi banche attive nel Paese – che è al vaglio dell’Antitrust.

Da giorni sui social si vociferava del piano di Ing di rottamare di fatto i bancomat, come da comunicazioni ricevute da una parte della clientela.

LE INDISCREZIONI SU ING E GLI ATM

Ha scritto infatti nei giorni scorsi Investire Oggi: “Tasso più basso per Conto Arancio Ing e non solo. Dopo l’annuncio di Fineco di chiudere i conti correnti per cifre superiori a 100 mila euro, ora anche Ing comunica delle novità dal 1° luglio. Da tale data, come detto, il tasso base sarà più basso ed inoltre verrà dismesso il servizio di alimentazione. In più non si potranno più usare gli Atm per prelevare e versare”.

CHE COSA FARA’ ING SUGLI ATM

Dopo 6 giorni, oggi è stato il Sole 24 Ore a tornare sul tema: Ing, una delle banche più note in Italia, con oltre 1,3 milioni di clienti e una presenza fisica in tutto il nostro Paese, ha deciso di fare un passo per certi versi paradossale.

LA CONFERMA DELLA NOTIZIA SU ING E ATM

“Il gruppo olandese, secondo quanto raccolto dal Sole 24 Ore, ha infatti comunicato alla propria clientela italiana che a partire dal 1 luglio chiuderà tutti i propri Atm e le casse automatiche. Così facendo, la banca darà di fatto addio al cash, perchè dismetterà l’intera filiera relativa alla gestione del contante e i suoi relativi costi”, si legge sul quotidiano confindustriale, che ha aggiunto: “Chi vorrà, va detto, potrà ancora prelevare contanti ma lo potrà fare esclusivamente presso gli sportelli Atm di altri istituti bancari, mentre il versamento degli assegni avverrà a fronte dell’invio della documentazione via posta assicurata alla sede”.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE SULLA MOSSA DI ING

Di fatto, quindi, per l’istituto si tratta di un passo indietro rispetto a un’attività – quella della gestione del contante – ritenuta non più strategica né profittevole, complice l’uso sempre più diffuso dei canali digitali da parte della clientela, ha sottolineato il Sole: “La decisione di Ing diventa ancor più interessante se si considera che il gruppo è considerato per alcuni aspetti un precursore, tanto da aver lanciato nel 2001 in occasione dello sbarco in Italia il primo conto deposito online italiano (Conto Arancio), precorrendo così i tempi relativi a un trend che si sarebbe imposto negli anni a venire. D’altra parte è chiaro che la decisione, se mai venisse adottata anche da altre banche, aprirebbe riflessioni anche sul futuro e la sostenibilità delle reti degli Atm nel loro complesso, sul loro utilizzo condiviso e sui relativi costi”.

LA SPIEGAZIONE DI ING

«Stiamo evolvendo verso un modello cashless e sempre più mobile-first – spiega Alessio Miranda, Country Manager di Ing in Italia – Questo per rispondere alla preferenze dei nostri clienti».

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI START MAGAZINE DELLO SCORSO GENNAIO SUL DOSSIER BANCOMAT:

COSA SUCCEDE IN BANCOMAT SPA

Un nuovo modello che rende le banche più autonome nel decidere le tariffe per i prelievi agli Atm ma che sembra stia contrapponendo gli istituti maggiori a quelli medio-piccoli e online, come Fineco e Che Banca! (gruppo Mediobanca), e che rischia addirittura di sfociare in una “battaglia tra banche davanti all’Antitrust”. A segnalare la novità è Il Sole 24 Ore. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a dicembre ha infatti avviato un’istruttoria per esaminare il progetto presentato dal consorzio Bancomat S.p.A. e che, se approvato, cambierà le modalità di remunerazione del servizio di prelievo agli sportelli automatici.

COS’È BANCOMAT SPA

Bancomat Spa è la società che gestisce da oltre 30 anni i circuiti di prelievo e pagamento Bancomat e PagoBancomat e le relative carte che si usano per effettuare pagamenti su Pos e agli sportelli automatici, ovvero gli Atm. Il suo capitale sociale è distribuito tra 125 soggetti tra cui i principali sono Intesa Sanpaolo (25%), Unicredit (19% circa), Iccrea Banca (11,5% circa), Banco Bpm (7,6% circa) e Monte dei Paschi (7,5% circa). Come previsto dallo statuto, nessun socio detiene il controllo del consorzio, né singolarmente, né insieme. Per quel che riguarda il mercato, Bancomat S.p.A. copre circa l’80% ed è leader assoluto del mercato dei pagamenti con carta di debito in Italia. Nel 2020 grazie ai 34 milioni di carte in circolazione sono stati effettuati circa 2,5 miliardi di operazioni di pagamento e prelievi per un valore di oltre 252 miliardi su base annua.

COSA PREVEDE IL NUOVO PROGETTO

Al momento, per ogni operazione di prelievo, la banca emittente addebita sul conto corrente del proprio cliente la somma prelevata e accredita la stessa somma alla banca proprietaria dello sportello. L’istituto di credito proprietario dell’Atm ottiene dalla banca emittente il pagamento della commissione interbancaria, attualmente pari a 50 centesimi. Entrando nel dettaglio del nuovo progetto, l’Antitrust con l’avvio dell’istruttoria ha preso atto che il consorzio ha comunicato di voler “introdurre un modello alternativo” rispetto a quello attuale che “prevedrebbe la sostituzione delle commissioni interbancarie con l’applicazione al titolare della carta di una eventuale commissione definita in via autonoma da ciascuna banca proprietaria dell’Atm e che eroga, dunque, il servizio di prelievo attraverso le proprie apparecchiature”.

LE NUOVE REGOLE IN CANTIERE IN BANCOMAT SPA

Secondo le nuove regole la commissione sarebbe resa nota al titolare della carta prima dell’autorizzazione all’operazione di prelievo. Il nuovo modello ipotizzato, ha evidenziato l’Agcm, “comporterebbe l’eliminazione delle commissioni interbancarie attualmente associate al prelievo Bancomat” e questo a causa “dell’aumento dei costi sostenuti dalle banche nella gestione degli Atm, legati all’evoluzione tecnologica di tali apparecchiature e ai maggiori rischi collegati ad iniziative fraudolente più sofisticate; costi che, in molti casi, sarebbero maggiori rispetto all’ammontare della commissione interbancaria”. Con il nuovo sistema di remunerazione, invece, verrebbero incentivati “maggiori investimenti da parte dei proprietari degli Atm sulle relative apparecchiature, a beneficio della platea dei consumatori”. Il Garante sta cercando di accertare tra l’altro se i clienti pagheranno di più o di meno con questo piano di Bancomat spa.

LE DIVERSE POSIZIONI DELLE BANCHE

Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, diversi istituti di credito — anche qualche socio di Bancomat S.p.a — sta storcendo la bocca e avrebbe chiesto all’Antitrust di poter esprimere il proprio dissenso rispetto a questo progetto. A spingere per l’approvazione, invece, le banche di maggiori dimensioni sia perché “l’attuale commissione interbancaria non sarebbe sufficiente a remunerare gli investimenti necessari per l’aggiornamento e la gestione degli impianti Atm” sia perché “il prezzo applicato ai consumatori già oggi è vicino ai 2 euro e quindi il costo per loro sarebbe equivalente”, scrive oggi il quotidiano di Confindustria.

IL RUOLO DI FINECO E CHE BANCA (MEDIOBANCA)

Dall’altra parte, come dicevamo, le banche medio-piccole — che hanno pochi sportelli — e soprattutto quelle online — come ad esempio Fineco e Che Banca!, socie del consorzio — che ritengono, scrive Il Sole, si tratti di “un tentativo delle grandi banche per trasferire parte dei costi sostenuti per i numerosi servizi aggiunti per i propri clienti (versamenti, movimentazioni e così via) a carico di consumatori non clienti”.

Occorre considerare che negli ultimi anni la riduzione del numero di Atm è dovuta al calo “più che proporzionale” degli sportelli, un meccanismo “che va a depotenziare la concorrenza delle banche online, delle neonate realtà fintech e dei piccoli istituti che avranno meno possibilità di continuare ad assicurare ai clienti prelievi gratuiti perché sarà molto più oneroso”.

IL FARO ANTITRUST

Con l’istruttoria avviata l’Autorità dovrà valutare soprattutto alcuni aspetti. In primis si dovrà capire se le nuove regole di circuito possano configurare un’intesa suscettibile di restringere o falsare la concorrenza nel mercato, anche considerando la differente estensione della rete di Atm e — nel caso si creino restrizioni concorrenziali — bisognerà, soffermarsi sulle eventuali efficienze che deriverebbero dall’adozione delle nuove regole. Dunque in tal caso l’Agcm “dovrà procedere ad un’attenta valutazione degli elementi che saranno forniti in relazione all’esistenza e alla natura di tali efficienze, alla trasmissione ai consumatori dei benefici ad esse connesse, all’indispensabilità delle nuove regole per conseguire dette efficienze e la non eliminazione della concorrenza sul mercato”.

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