Economia

Il piano Colao, gli alberghi e le colonie fasciste

di

piano Colao

L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa, sul piano Colao 

Tassiamo il contante e staniamo chi tiene i soldi dentro il materasso, poi organizziamo una holding nazionale di fast food e una catena nazionale di alberghi, modello colonia fascista e l’Italia risorge. Questo in sintesi il piano Conte/Colao, che per inciso, pensa già a fare il partito del presidente. Io invece dico che se vogliamo che l’Italia ritorni ad essere competitiva ha da fare altro. Iniziamo con l’abolire tutti quegli enti parassiti pagati dallo Stato che si occupano di internazionalizzazione e con i soldi risparmiati potenziamo i presidi militari all’estero, magari comprando un paio di portaerei. All’estero conta la forza e non le chiacchere, America docet.

Separiamo le carriere dei magistrati in modo tale che se fai l’inquirente non ti ritrovi a fare il giudicante. Riformiamo il processo civile dando la possibilità alle parti di trattare concretamente per la risoluzione delle controversie. Riformiamo il codice delle leggi bancarie e aboliamo i vincoli di Basilea consentendo alle banche di fare il loro mestiere senza bisogno di vendere polizze e televisori. Togliamo la possibilità a 13 enti diversi di doversi esprimere per costruire la cuccia del cane e rendiamo responsabili ingegneri ed architetti in modo che se costruiscono sopra una villa romana o di fronte al mare siano loro a pagare con 30 anni di carcere e 35 per chi gli ha commissionato l’opera.  Fatto questo, iniziamo a discutere su pochi argomenti. Al primo punto deve esserci una cosetta da niente, ovvero lotta senza quartiere alle mafie ed alla corruzione nella pubblica amministrazione. Tra quanto recuperiamo e quanto risparmiamo si parla di 200 miliardi l’anno.

Al punto 2 scuola e università. Non servono 33 mila corsi di laurea compreso il master in posizionamento del cappuccio sulla penna, serve molto più semplicemente  gente che sappia fare il proprio mestiere magari parlando due o tre lingue. Al punto 3 piccole e medie imprese. Puntiamo sul diverso, sul piccolo e sul bello e questo in tutti i settori commerciali. Le mega catene servono solo ad abbassare il costo del lavoro e ad omologare il prodotto ed il consumatore massificando tutto. Puntiamo sul made in italy, sulla cucina locale, sul patrimonio culturale e sulle tante piccole e grandi competenze dei nostri artigiani. Non abbiamo bisogno di modelli di management anglosassone ma di più management modello Italia. Al punto 4 una bella riforma fiscale. Flat Tax al 15% per i redditi fino a 150 mila euro, tre fasce di irpef fino al milione di euro con tassazione al 20%, 25% 30% da 150 a 300 mila, da 300 mila a 500 mila e da 500mila a un milione di euro. Dare la possibilità alle partite Iva di crearsi il proprio fondo per adesioni sopra le 10.000 P.IVA a prescindere da ordini professionali che possono rimanere e casse che andrebbero abolite.

Qualcuno dirà, ma come si fa senza soldi? Semplice, per i prossimi due anni nessuno paga tasse e lo Stato emette BTP per mille miliardi a trent’anni. Voi vedere che dal secondo anno l’Italia cresce del 10% l’anno? Mancano le persone per fare questo?! Si mancano, perché tutto questo è compito della politica e se guardiamo attentamente, il Governo non è capace e l’opposizione non c’è e chi patisce in tutto questo sono cittadini ed imprese.

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