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Tutti i piani del governo su Tim e Rete

Governo Rete

Sugli obiettivi del Pnrr per le Tlc è lapidario il sottosegretario Butti: “Precedente Governo ci lascia situazione a dir poco imbarazzante”. E attacca anche OpenFiber sulle Aree bianche. Non ci sta l’ad Rossetti: il gruppo sta lavorando per recuperare i ritardi. Intanto sul fronte della rete unica il ministro Urso conferma un punto fermo “sarà a controllo pubblico”

Il governo Meloni all’attacco del predecessore Draghi sulle Tlc e banda larga.

“La situazione che ereditiamo è molto più critica rispetto a quanto formalmente emerso. Rispettare gli obiettivi del Pnrr per le telecomunicazioni sarà complicato e molto impegnativo”, ha avvertito ieri il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti dal Forum delle Telecomunicazioni di Asstel.

Le osservazioni giungono quando sul tavolo dell’esecutivo a trazione Fratelli d’Italia ci sono le opzioni su come combinare la rete fissa di Tim con quella della rivale Open Fiber per creare un’unica rete a banda larga. “Il 30 novembre infatti scade il termine per la presentazione della proposta non vincolante di Cassa Depositi al gruppo telefonico per comprare l’infrastruttura e integrarla con Open Fiber” ricorda il Corriere.

“Abbiamo bisogno che la rete sia sotto il controllo pubblico”, ha dichiarato sempre ieri il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso nel suo intervento al Forum Asstel, definendo un “errore” la privatizzazione dell’ex monopolio telefonico italiano nel 1997.

Una possibilità è il cosiddetto progetto Minerva, elaborato da Fratelli d’Italia, che comporterebbe un’Opa su Tim da parte di Cdp, che controlla Open Fiber ed è azionista di Tim.

Un piano alternativo, sostenuto dall’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola, è uno spin-off della sua rete e successivamente una fusione con Open Fiber tramite un memorandum d’intesa con Cdp.

“La strategia del governo è quella di avere una rete statale”, e deciderà “con una sola voce” come raggiungere questo obiettivo, ha ribadito Urso al Forum, come riporta Reuters. Tuttavia, non va dimenticato che la scorsa settimana, il titolare del Tesoro (che controlla Cdp) Giancarlo Giorgetti (Lega) ha esortato alla prudenza sul piano Minerva. La discussione in seno al governo (e ai dicasteri chiave) è aperta.

Tutti i dettagli.

LE STOCCATE DEL SOTTOSEGRETARIO BUTTI

Allarme per il settore Tlc e sul raggiungimento degli obiettivi del Pnrr tra 5G e banda larga, lanciato dal sottosegretario Butti nell’intervento al Forum delle Telecomunicazioni di Asstel.

Per il Piano Italia a 1 Giga “l’obiettivo dichiarato nel Pnrr dall’ex ministro Vittorio Colao si è dichiarato purtroppo sbagliato” ha sentenziato Butti. “Anche per il Piano Italia 5G, il precedente governo ci lascia una situazione a dir poco imbarazzante”. E con “ritardi macroscopici”, “il piano Bul [Piano per la banda ultra-larga] non è in condizioni migliori”. Più in generale sull’industria delle tlc italiane, il sottosegretario parla di “situazione molto difficile” e spiega: “Il governo Meloni vuole che l’Italia torni ad essere protagonista e che abbia un ruolo importante, in prospettiva anche nel Mediterraneo”: serve “una strategia nuova e più ambiziosa” che “aiuti innanzitutto le aziende italiane a tornare a crescere”.

LE CRITICHE A OPEN FIBER

In particolare, “Il Piano Bul” è in difficoltà “se si guarda, ancora una volta, alla tempistica di realizzazione”, ha evidenziato Butti. “Appare francamente poco credibile che Open Fiber – ha sottolineato – sia in grado di realizzare i lavori nelle Aree grigie nei tempi previsti dal Pnrr, se non è stata in grado neanche di fare quelli nelle Aree bianche, accumulando così enormi ritardi, ritardi che sono addirittura cresciuti nell’ultimo anno”.

Per rispettare i tempi, Open Fiber “deve quindi rendere attivabili altre 4.322.994 unità immobiliari da qui a giugno 2023, il che equivale ad una media mensile di circa 540.000 realizzazioni contro una media negli ultimi 6 mesi di circa 46.000 unità mensili. Desolante è, infine, il fatto che, leggendo il Report del Mise disponibile, quello del 31 ottobre 2022, si apprende che sono stati ‘attivati’ i servizi nelle Aree bianche solo a 104.651 unità immobiliari”.

LA REPLICA DI ROSSETTI (CEO DI OPEN FIBER)

Ma, come sottolinea il Corriere, l’ad di Open Fiber, Mario Rossetti, non ci sta a passare per ritardatario: “Abbiamo 2,1 milioni di unità collaudate, 2,6 milioni già in vendibilità. Complessivamente nelle aree bianche Open Fiber ha già completato i lavori civili in oltre 4 milioni di unità immobiliari in Ftth su 6,4 milioni”.

E dal Forum Asstel Rossetti manifesta l’auspicio di “incontrare il Governo prossimamente in tutte le sue componenti per mostrare lo stato di avanzamento” dei lavori.

L’ANNUNCIO DI UN TAVOLO CON GLI AD TELCO

Auspicio già soddisfatto dal sottosegretario Butti che ha annunciato: “Ho intenzione di convocare, quanto prima, un tavolo con gli a.d. dei principali operatori italiani”. Per “cambiare passo” serve “una nuova visione per il settore e un modo diverso di lavorare”, ha evidenziato Butti.

URSO: CONTROLLO PUBBLICO DELLA RETE UNICA

Nel frattempo, per il settore tlc italiano resta prioritario sciogliere i nodi del progetto rete unica.

Il tema Tim-rete unica “è articolato” e si tratta di “creare delle condizioni che consentano di salvaguardare un asset, ma di non rinunciare ad un principio primo che ispira la buona politica: non lasciare indietro nessuno”. Ad affermarlo stato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista al Messaggero. Per il ministro “La rete è un bene pubblico e quindi deve essere a controllo pubblico”.

E riguardo al progetto Minerva di rete unica tlc a controllo pubblico, elaborato da Fratelli d’Italia che prevede un’eventuale opa su Tim, il ministro Urso ha spiegato al Forum Asstel che “gli strumenti per farlo dovremo deciderli nel governo e questo è un governo che agisce insieme, all’unisono e ci ripromettiamo di farlo dopo aver fatto tutte le ricognizioni necessarie”.

LA POSIZIONE DI TIM

Sempre ieri, sul progetto rete unica si è espresso anche l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, nel corso di Quarta Repubblica in onda ieri sera su Retequattro.

La rete unica è un modo per affrontare un grande investimento garantendo un ritorno. È quanto sostiene il numero uno di Tim che ha sottolineato come “in passato siamo stati in grado di sostenere investimenti elevati per un’unica rete come quella del rame e li abbiamo potuti fare perché Telecom operava in regime in monopolio”.

“Non posso rispondere a nome del governo ma vi posso dire cosa succede nell’ambito di mia competenza: abbiamo prorogato il MoU, ora con Cdp abbiamo un mese per trovare la soluzione migliore. La ‘non esclusiva’ non è questione di aver cambiato approccio” spiegava la settimana scorsa Labriola, in conference call con gli analisti dopo la pubblicazione della trimestrale, ha detto che Cassa Depositi e Prestiti resta ancora “la migliore scelta in Italia per costruire la rete unica del Paese in termini di sinergie industriali”, riferiva Bloomberg.

Infine, ha ribadito ieri Labriola, Tim è “un’azienda industrialmente sana” che deve però risolvere “il problema del debito” legato ancora alla vecchia Opa di Olivetti del 1999.

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