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Assicurazioni Generali: Crt sosterrà Costamagna con Caltagirone? Fatti e sbuffi

CLAUDIO COSTAMAGNA

Che cosa si dice e si mormora fra Crt, Caltagirone e Del Vecchio sul nome caltagironiano di Costamagna per la presidenza di Generali

 

Claudio Costamagna alla presidenza di Generali?

Il banker, già presidente di Cdp, sarebbe – secondo le indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano La Stampa – uno dei nomi di punta della lista Caltagirone, la cui composizione rimane largamente ignota.

Un altro nome che a un certo punto aveva preso a girare era quello di Fabrizio Palermo, fino a poco tempo fa amministratore delegato di Cdp e ora consulente proprio di Caltagirone per il piano strategico delle Generali (ma in casa M5s, specie l’ex premier Giuseppe Conte, lo gradirebbe al vertice di Fincantieri al posto di Giuseppe Bono, spostato alla presidenza del colosso della cantieristica controllato da Cdp Industria)..

È però la figura di Costamagna ad aver fatto arricciare più di un naso nei palazzi della finanza (non solo milanese) e della politica (non solo romana).

Diversi osservatori ritornano in queste ore con la memoria alle singolari modalità con cui Costamagna, da presidente Cdp (controllata dal ministero dell’Economia), cedette a Maurizio Tamagnini il Fondo Strategico Italiano, fino ad allora parte della stessa Cdp.

“Come le privatizzazioni nella Russia di Eltsin” è la battuta sarcastica che descrive l’irrituale vicenda.

“Il super banchiere con vent’anni sulle spalle in Goldman Sachs, grande amico di Romano Prodi, dimentica però il suo ruolo nel Fondo Strategico Italiano di Maurizio Tamagnini, quello che proprio Costamagna ha aiutato con 500 milioni di euro nel 2017”, rimarcò il quotidiano La Verità dopo una fluviale intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Alla stagione di Costamagna in Cdp, inoltre, risalgono molti degli intrecci azionari che oggi è così difficile sciogliere.

Basti pensare a Tim, in cui Cdp entrò con un blitz – voluto dall’allora governo Gentiloni – anche per proteggere il gruppo di Silvio Berlusconi (si mormorò all’epoca) dall’offensiva a tutto campo di Vincent Bolloré, allora ai ferri cortissimi con Berlusconi, e che da molti mesi ormai vive un penoso accartocciamento in borsa.

Indimenticabili, poi, rimangono le continue repentine esternazioni di Costamagna, sempre pronto a garantire (a parole) l’ingresso di Cdp nell’azionariato di società in crisi nera: Alitalia, Ilva e diverse altre, e pazienza se era lo statuto stesso di Cdp a vietarlo.

Ovviamente, ogni volta che l’ex numero uno della Cassa depositi e prestiti si cimentava in questi voli pindarici, alle fondazioni, azioniste di minoranza Cdp, saltava il cuore in gola.

Anche in fondazione Crt, il salotto buono che pure si è schierato al fianco di Leonardo Del Vecchio e Caltagirone), la scelta ha destato discussioni, come sottolineato di recente anche da Affari & Finanza, l’inserto del quotidiano Repubblica.

Di Costamagna sono noti i grandi successi da banker di Goldman Sachs, legati in particolare alla stagione delle privatizzazioni italiane, quando Costamagna prese come senior advisor di Goldman Romano Prodi, per lungo tempo alla testa dell’Iri.

Ma a Torino, così come nella totalità delle fondazioni bancarie, ricordano con qualche disagio misto a disappunto l’esordio della presidenza Costamagna in Cdp.

All’epoca, infatti, il presidente del Consiglio Matteo Renzi rimosse senza troppi complimenti il presidente in carica, Franco Bassanini, violando la regola aurea per cui il presidente Cdp viene espresso dalle fondazioni bancarie e non dal governo.

Che cosa farà dunque l’ente torinese all’assemblea delle Generali che deciderà le sorti dell’attuale numero uno Philippe Donnet su cui continua a puntare Mediobanca?

La prima opzione coincide con l’astensione. La scelta è drastica ma restituirebbe a Crt il ruolo di “arbitro” tipico delle fondazioni bancarie.

La seconda opzione è di sostenere la lista Assogestioni, ed è una possibilità che finora nemmeno i Benetton hanno scartato, anche se nella stessa Assogestioni la direzione di marcia non è ancora chiara e le discussioni non mancano (come qui ricostruito da Start Magazine).

La terza opzione è l’adesione alla lista Caltagirone, ma in Crt si preferisce attendere l’esito delle verifiche della Consob, chiamata in causa dalle stesse Generali per escludere l’esistenza di un concerto tra Caltagirone, Del Vecchio e la stessa Crt.

Così come Caltagirone attende un esito positivo dalla Consob sul controverso prestito titoli di Mediobanca.

Alla prossima puntata sul Leone.

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