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Funziona in Germania il grande fondo per le infrastrutture? Non tanto…

Primo bilancio del fondo speciale tedesco da 500 miliardi per le infrastrutture: nel 2025 spesi solo 24 miliardi contro i 37 previsti, con ritardi che riaccendono le critiche al ministro delle Finanze Klingbeil e alla gestione del governo. Numeri, settori in ritardo e impatto politico.

A Berlino il grande piano da 500 miliardi di euro pensato per rilanciare infrastrutture, transizione climatica ed economia procede, almeno per ora, a una velocità inferiore a quella immaginata dal governo. Il primo monitoraggio ufficiale sul fondo speciale mostra infatti che nel 2025 sono stati effettivamente impiegati circa 24 miliardi di euro, contro i 37,2 miliardi previsti.

Una differenza significativa, quasi un terzo in meno rispetto alle aspettative iniziali, che emerge dalla relazione predisposta dal ministero delle Finanze per la commissione Bilancio del Bundestag. Un documento destinato ad avere anche conseguenze politiche, perché riguarda uno dei progetti simbolo della strategia economica tedesca.

INVESTIMENTI SOTTO LE PREVISIONI

Il fondo speciale è nato dopo la decisione di Bundestag e Bundesrat di autorizzare nuovo debito pubblico per finanziare investimenti aggiuntivi. La dotazione complessiva ammonta a 500 miliardi di euro distribuiti nell’arco di dodici anni. La quota maggiore, 300 miliardi, è riservata al governo federale, altri 100 miliardi spettano a Länder e comuni, mentre i restanti 100 miliardi alimentano il Fondo per il clima e la transizione.

Nella relazione vengono indicate diverse ragioni per spiegare il divario tra fondi programmati e fondi effettivamente utilizzati e il grosso della responsabilità sembra essere attribuita alla gestione periferica. Una parte delle risorse destinate ai Länder, infatti, non è stata trasferita nel corso dell’anno. Ma anche a livello federale la spesa è rimasta sotto le attese. Il tasso di utilizzo complessivo si è attestato al 74%. A incidere, secondo il ministero, sono stati sia il lungo periodo di gestione provvisoria del bilancio seguito alle elezioni federali sia il fatto che il nuovo strumento finanziario sia entrato concretamente in funzione soltanto in autunno.

Il ministero delle Finanze, tuttavia, invita a non leggere questi numeri esclusivamente in chiave negativa, come invece ha fatto gran parte della stessa stampa tedesca. Nel rapporto si parla di un “avvio complessivamente positivo” e vengono segnalati primi effetti tangibili soprattutto nell’edilizia abitativa e nei progetti di digitalizzazione. Più lenta, invece, l’attuazione nei comparti dell’energia, della ricerca e delle infrastrutture di trasporto.

UN APPARATO AMMINISTRATIVO NON COSÌ EFFICIENTE

Per seguire l’evoluzione del programma, il ministero ha introdotto un nuovo sistema di controllo che misura non soltanto lo stato di avanzamento dei progetti ma anche la loro efficacia. È proprio questo indicatore a restituire un’immagine meno brillante di quella auspicata dall’esecutivo. Il valore medio raggiunge il 54%, una percentuale che il rapporto interpreta come “un conseguimento soltanto parziale degli obiettivi fissati”.

Anche osservando i singoli settori emergono differenze considerevoli. Ospedali e infrastrutture sportive registrano i risultati migliori, entrambi con un indice del 90%. Più indietro si collocano l’edilizia residenziale, al 66%, e la digitalizzazione, al 57%. Trasporti e infrastrutture energetiche si fermano rispettivamente al 52% e al 45%. Per quanto riguarda scuole, asili e strutture assistenziali, il monitoraggio non evidenzia ancora progressi misurabili perché molti programmi partiranno soltanto quest’anno.

Il rallentamento non riguarda soltanto la realizzazione delle opere. Anche sul piano procedurale i risultati restano modesti. Delle 109 tappe intermedie previste per il 2026, a fine maggio ne erano state completate appena 26. Un dato che rafforza i dubbi sulla capacità dell’apparato amministrativo di trasformare rapidamente le risorse stanziate in progetti operativi.

LE CRITICHE DEGLI ECONOMISTI

La pubblicazione del rapporto arriva mentre il governo di coalizione tra Cdu/Csu e Spd è alle prese con una crescente pressione sul fronte economico. Le critiche alla gestione del fondo speciale non sono nuove. Negli ultimi mesi sia l’Ifo Institut di Monaco sia l’Institut der deutschen Wirtschaft (Iw) di Colonia hanno sostenuto che una parte rilevante delle risorse sia stata utilizzata più per coprire esigenze di bilancio che per finanziare investimenti realmente aggiuntivi.

Perplessità analoghe arrivano anche dall’opposizione, e in primo luogo dai Verdi, il cui sostegno era stato decisivo per raggiungere la maggioranza qualificata necessaria all’approvazione del piano. Secondo il partito ecologista, “una gestione più efficace dei fondi avrebbe potuto generare effetti più consistenti sulla crescita economica”.

IL GOVERNO DIFENDE IL PIANO

L’esecutivo continua invece a difendere il progetto facendo leva sul suo impatto congiunturale. Le stime del ministero delle Finanze indicano che la spesa effettuata finora avrebbe aumentato il prodotto interno lordo di circa mezzo punto percentuale rispetto a uno scenario privo del fondo speciale. Un contributo considerato rilevante in una fase di crescita ancora fragile. Dopo le conseguenze economiche della guerra in Iran, Berlino ha rivisto al ribasso le proprie previsioni e ora stima una crescita dello 0,5% per quest’anno e dello 0,9% nel 2027.

Per questo motivo il rapporto non rappresenta soltanto una verifica tecnica sull’utilizzo delle risorse pubbliche – osserva l’Handelsblatt in una sua analisi – ma è anche una fotografia dello stato di avanzamento della strategia economica del governo. Da una parte emergono segnali concreti di attivazione degli investimenti, dall’altra resta evidente la distanza tra gli obiettivi annunciati e quanto finora realizzato. Ed è proprio questa distanza che continua ad alimentare il confronto politico attorno al più grande programma di investimenti pubblici della Germania degli ultimi decenni.

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