Economia

Francesco Boccia, chi è (e che cosa farà) il ministro degli Affari regionali che bocciava l’autonomia regionale giallo-verde

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Ecco tesi e idee (“ripartiremo dalle intese dell’Emilia Romagna con il premier Conte”) dell’economista Pd, Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali nel governo Conte 2

“Sarà prioritario garantire livelli essenziali di prestazioni in Italia uguali per tutti”. “Voglio lavorare per ridurre le diseguaglianze, questo governo nasce per ridurre le diseguaglianze. C’è già un buon punto di partenza che era il punto di contatto trovato dal presidente della Regione Emilia Romagna con Conte, ripartiremo da lì”.

E’ quanto ha detto oggi, dopo il giuramento al Quirinale del governo Conte 2, il neo ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia (Pd).

CHI E’ FRANCESCO BOCCIA

Parlamentare da tre legislature, già presidente della commissione Bilancio alla Camera, 51 anni, Francesco Boccia per la prima ricopre la carica di ministro, con la delega agli Affari regionali. Alla politica arriva attraverso l’attività accademica con Beniamino Andreatta, docente di Scienza Politica all’Università di Bologna.

IL PASSATO CON LETTA E PRODI

Consigliere economico di Enrico Letta, ministro dell’Industria, con Romano Prodi premier Boccia diventa capo del Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali.

LA POLITICA NEL PD IN PUGLIA

Si è candidato per due volte alle primarie in Puglia nel 2005 e nel 2010 ma è stato battuto da Nichi Vendola.

IL SOSTEGNO A EMILIANO

Nel 2017 ha sostenuto il governatore della Puglia, Michele Emiliano, come candidato alla segreteria del Pd contro Matteo Renzi e Andrea Orlando.

L’APPOGGIO A ZINGARETTI

All’ultimo congresso dem ha sostenuto Nicola Zingaretti che il 13 luglio scorso lo ha nominato responsabile Economia e società digitale del Partito Democratico. Boccia è il secondo ministro della sua famiglia: è infatti marito di Nunzia De Girolamo, ex deputata di Forza Italia e ministra dell’Agricoltura nel governo Letta.

PALLINO WEB TAX

È tra i firmatari della riforma della legge di bilancio e sostenitore della web tax italiana (prevista esplicitamente nel programma giallo-rosso).

PROTO-GRILLINO

Nel marzo del 2018, parlando con Il Foglio, aveva suggerito al gruppo dirigente del Pd di dare l’appoggio esterno a un governo a guida Di Maio: “La comunità del Pd sta più avanti di noi, tant’è che una parte ci ha lasciato e ha già votato M5s”, disse.

CHE COSA FARA’ NEL GOVERNO BIS-CONTE

Boccia ora, da titolare degli Affari regionali, dovrà realizzare quello che è indicato nel programma del governo Conte 2.

ECCO IL PROGRAMMA GIALLO-ROSSO SULL’AUTONOMIA NON LEGHISTA

L’autonomia, si legge al punto 20, deve essere «giusta e cooperativa», salvaguardando «il principio di coesione nazionale e di solidarietà», oltre alla tutela dell’«unità giuridica ed economica» del Paese. L’obiettivo, continua il programma, è di evitare che «questo legittimo processo riformatore possa contribuire ad aggravare il divario fra il Nord e il Sud».

LA VERSIONE DI LOMBARDIA E VENETO

I governatori leghisti di Lombardia e Veneto hanno sempre risposto rigettando le accuse di voler togliere fondi al Sud perché l’autonomia trasformerebbe in regionali le risorse statali che già oggi sono spese sui loro territori.

I PRIMI PASSI DI M5S E PD

Ma nella sua insolita precisione – almeno su questo punto – il piano giallorosso va oltre. E spiega che «occorre procedere con la massima attenzione nella ricognizione ponderata delle materie e delle competenze da trasferire»; che «decisivo e centrale sarà il ruolo del Parlamento», da coinvolgere «anche preventivamente e non solo nella fase legislativa finale di approvazione».

CHE COSA DICE IL PROGRAMMA GIALLO-ROSSO SULL’AUTONOMIA

Per «attuare compiutamente l’articolo 119 della Costituzione» bisogna creare «un fondo di perequazione per garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi»., si legge nel programma scritto da M5s, Pd e Leu con il premier.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“Tutti argomenti utilizzati fino a ieri dai Cinque Stelle per i loro «no» all’autonomia in salsa leghista, la prima della lunga catena di liti sfociata nella crisi d’agosto”, ha commentato oggi il Sole 24 Ore.

Ma cosa pensava quello che ora è stato nominato ministro degli Affari regionali del progetto di autonomia differenziata giallo-verde?

LE MOSSE PIU’ RECENTI DI BOCCIA

A fine luglio Boccia aveva presentato un’interpellanza urgente al governo Conte-1 in cui suonava l’allarme sui criteri di ripartizione di investimenti e spesa corrente che «calcolata prevalentemente in base al criterio della spesa storica finirebbe per continuare a penalizzare le regioni del Sud».

ANTI STEFANI

“Il testo che sta discutendo il governo spacca il Paese perché basa tutto sulla cultura del lavoro-guadagno, pago-pretendo. Se si va avanti così si va verso la disgregazione”, diceva Boccia del progetto elaborato dalla sua predecessora Erika Stefani.

AUTONOMIA LEGHISTA VADE RETRO

Il 29 luglio, ad esempio, ha detto: “La proposta della ministra Stefani è quanto di peggio e pasticciato si potesse concepire”. Per poi sottolineare che era stato lo stesso ministero dell’Economia a confermare “l’impossibilità di dare attuazione all’impianto iniziale proposto dalla Stefani perché incoerente sia sui livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che sul fondo di perequazione”. Proprio i due punti sottolineati ora nel programma giallorosso.

FORZA SUD

Ancora prima, il 12 luglio, ospite a Coffee break su La7, sempre Boccia affermava che “non si può prendere solo una parte della Costituzione e ignorarne altre dello stesso titolo V. Ci sono regioni efficienti al Nord come ce ne sono al Sud ed è diventata stucchevole la favola delle siringhe pagate meno al Nord”. Due mesi fa, in un’intervista del 29 giugno al Quotidiano del Sud, Boccia diceva infine che “Lombardia e Veneto tentano di smontare il Paese”.

L’ESEMPIO PUGLIESE

«Si deve pretendere una perequazione rispetto al passato. Il ritardo del Sud è il risultato dei 20 anni che abbiamo alle spalle. Un esempio: in Puglia ci sono 4,5 dipendenti comunali ogni mille abitanti. In Veneto e Lombardia siamo abbondantemente sopra i 6. Eppure il luogo comune vuole che i dipendenti pubblici siano tutti al Sud. Se guardiamo invece agli investimenti in senso stretto basta un esempio: la Tav è stata finanziata con la fiscalità ordinaria, quindi anche con le tasse dei meridionali».

GLI ERRORI DEL CENTROSINISTRA

«Sì, il Centrosinistra nel 2001 fece un errore clamoroso: inseguire la lega secessionista di Bossi sul terreno della devolution. Da lì nacque la riforma del Titolo V, che io  ho sempre criticato. Il principio di sussidiarietà è sacrosanto, ma poteva essere attuato», ha aggiunto settimane fa in un’intervista al Quotidiano del Sud. E invece? Risposta di Boccia, non ancora ministro: «Invece si è voluto dare un contropotere alle regioni. Ci sono presidenti di regione che pensano di essere a capo di un piccolo stato. I decreti della Stefani sono inaccettabili. Sarebbe una follia regionalizzare materie come l’edilizia scolastica, la ricerca, il Fondo unico per lo spettacolo o la cassa integrazione».

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