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Bono Fincantieri

Fincantieri, Bono e le vedove

La mancata riconferma di Giuseppe Bono alla testa di Fincantieri letta e commentata da alcuni giornali. Il corsivo di Gianluca Zappa

 

Stupore, pianti, critiche. Dopo 20 anni alla testa di Fincantieri, è fisiologico che la stampa dedichi onori e plausi a Giuseppe Bono, silurato dal governo Draghi nella tornata di nomine di ieri.

E gli afflati verso Bono si rintracciano in giornalisti di destra, passando per testate di sinistra, fino a quotidiani molto grillini.

Si è distinto da giorni a difesa della riconferma di Bono – e criticando il governo per i rumors che circolavano su una sostituzione dell’ex deus ex machina di Fincantieri – il blog Sassate.it fondato e animato da un noto giornalista politico di destra, Guido Paglia, già in ruoli di primo piano al quotidiano Il Giornale e poi manager Rai. Le sassate anti Draghi e Giavazzi di Paglia per il dossier Bono-Fincantieri sono state ampiamente rilanciate – guarda caso – da Dagospia.

Strepitii anti governativi per il siluramento di Bono anche in casa del Fatto Quotidiano, che oggi strilla in prima pagina: in Fincantieri arrivano gli “incompetenti”, visto che il nuovo amministratore delegato di Fincantieri è “a digiuno di navi”, secondo il quotidiano diretto da Marco Travaglio, sempre ben gradito alla galassia pentastellata.

Non meno attente verso l’opera di Bono anche testate progressiste come L’Espresso e La Stampa, che tra ieri e oggi hanno pubblicato un’affettuosa intervista a Bono: “Ho sempre obbedito allo Stato, non ai partiti. E una volta ho salvato entrambi. Come nel caso del ponte di Genova”, ricostruito anche da Fincantieri, ha rimarcato Bono. Dichiarazioni non propriamente tipiche di un sobrio commis d’etat, diciamo.

“Le sviolinate mediatiche che da sempre caratterizzano anche l’opera di Bono – giustamente apprezzata finora quasi unanimemente – devono comunque tenere conto di quel concerto sistemico statale (basato su garanzie, finanziamenti e sostegni vari nell’asse Sace-Cdp) che hanno determinato l’espansione internazionale del gruppo Fincantieri, alla stregua peraltro di quanto fanno altri Stati con i concorrenti di Fincantieri”, ha scritto giorni fa l’analista Francis Walsingham su Start Magazine.

Indicativo a questo proposito quanto ha scritto in un recente libro per il Mulino il manager e consigliere di amministrazione di Sace, Federico Merola: “La crocieristica, messa in grave crisi dalla pandemia da Covid-19, è stata a lungo uno dei settori più attivi e più impattanti sul rischio concentrato trasferito al Mef. Da sola ha impegnato a fine 2020 circa il 34% dell’intero portafoglio Sace (25,7 miliardi di deliberato con 5 miliardi di finanziamenti Cdp)”.

Ma ora si aspettano di leggere le ire anti Draghi, anti Giavazzi e anti Scannapieco che saranno vergate sul quotidiano Il Tempo – come al solito – da Luigi Bisignani, altro notissimo vedovo di Bono.

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