Economia

Enasarco, ecco la querelle con il governo sulle elezioni del cda

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Il governo autorizza gli enti pubblici a sospendere le elezioni ma per la Fondazione Enasarco il ministero del Lavoro la pensa diversamente. La ricostruzione e il ruolo di Mei (Anasf). Fatti, nomi e indiscrezioni

 

L’emergenza coronavirus porta scompiglio anche in Enasarco, l’ente di assistenza per gli agenti di commercio vigilato dal ministero del Lavoro e dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che vanta 300mila iscritti e un patrimonio mobiliare e immobiliare del valore di 7 miliardi. Oggi alla Fondazione Enasarco, istituita nel 1938 come ente previdenziale e privatizzato nel 1996 grazie al decreto legislativo 509/1994, afferiscono anche i consulenti finanziari.

A scaldare gli animi all’interno dell’ente e a provocare l’intervento dei due dicasteri vigilanti la decisione del consiglio di amministrazione, il 26 marzo scorso, di rinviare le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi dal 17 al 30 aprile e di prorogare il mandato dei vertici proprio a causa dell’emergenza e delle restrizioni conseguenti su tutto il territorio nazionale.

LE DELIBERE DEL CDA DELLA FONDAZIONE

Le elezioni per il rinnovo dei vertici di Enasarco sono state indette a giugno 2019 e il 13 gennaio scorso è stata aperta la campagna elettorale che doveva durare 95 giorni. Poi il caos coronavirus e il lockdown hanno portato il board, a maggioranza, a deliberare il rinvio del voto per costituire l’assemblea dei delegati. Una decisione ribadita ufficialmente all’indomani del varo del decreto Liquidità, l’8 aprile, che all’articolo 33 dispone per gli enti e gli organismi pubblici a base associativa – che in questo periodo sono chiamati al rinnovo degli organi di amministrazione e di controllo – la possibilità di sospendere le procedure elettorali e di prorogare il mandato dei vecchi organi. Il board della Fondazione Enasarco ha dunque proseguito sulla strada dello slittamento e ha pure deciso che entro dieci giorni dal termine dell’emergenza si sarebbe fissata una nuova data per lo svolgimento delle elezioni.

L’INTERVENTO DEL MINISTERO DEL LAVORO…

Il rinvio del voto aveva però già provocato un primo intervento da parte del ministero del Lavoro con una lettera, firmata dal direttore generale Concetta Ferrari e indirizzata al presidente, al cda e al collegio sindacale di Enasarco, datata 1 aprile. Nella missiva la dirigente rilevava che il voto si sarebbe svolto solo con modalità telematiche “per espressa previsione dell’ordinamento dell’ente” e dunque si potevano superare le “eventuali restrizioni connesse alla situazione epidemiologica in atto da Covid-19”. “Insussistente” veniva definito il mancato rispetto del periodo minimo della campagna elettorale – visto che le operazioni elettorali erano state dichiarate aperte il 13 gennaio scorso – e “privo di fondamento giuridico” quanto deciso nella seduta del 26 marzo. La dg concludeva dicendo di rimanere in attesa di conoscere l’esito delle “elezioni già indette da svolgersi, come prestabilito, dal 17 al 30 aprile 2020”.

Il secondo intervento del dicastero guidato da Nunzia Catalfo (M5S) è invece datato 30 aprile dunque dopo la delibera ufficiale del cda di Enasarco. Firmata dal capo di gabinetto del ministero del Lavoro, Valeria Capone, la lettera è stata inviata agli stessi destinatari della prima. In essa si chiede alla Fondazione Enasarco di “adottare, con l’urgenza dovuta, ogni utile iniziativa necessaria a superare l’attuale stasi imposta alla procedura elettorale in corso” e si invita a svolgere le elezioni “nel periodo dal 20 maggio al 3 giugno 2020”.

… E QUELLO DEL MEF

Più blando, e apparentemente distratto, l’intervento del ministero dell’Economia e delle Finanze il cui capo di gabinetto, Luigi Carbone, con una lettera del 24 aprile risponde all’ufficio di gabinetto del ministero del Lavoro limitandosi a condividerne le osservazioni e i rilievi ed evidenziando altresì che l’articolo 73 del decreto Cura Italia “legittima l’impiego degli strumenti digitali in tali circostanze”. Circostanza però di tutt’altro genere in quanto l’articolo in questione non interviene sui processi elettorali ma si limita a consentire lo svolgimento di riunioni collegiali (quali i cda) con modalità telematica, fa notare un addetto ai lavori che segue la questione.

LA DOMANDA DI SQUERI (FI) A GUALTIERI

Il 4 maggio, in occasione dell’audizione del ministro Gualtieri in commissione Finanze di Montecitorio sul dl Liquidità, il deputato di Forza Italia Luca Squeri ha posto una domanda a Gualtieri proprio sulla situazione che si è venuta a creare in Enasarco e ha fatto notare che, nonostante l’articolo 33 del dl Liquidità preveda la possibilità di sospendere le procedure di rinnovo elettorali anche in corso con contestuale proroga degli organi di amministrazione e di controllo, dal ministero del Lavoro e dal Mef sono arrivate forti sollecitazioni a procedere con il voto. Squeri ha pure definito “inaccettabile” il “palese contrasto tra la posizione del governo e quella degli stessi uffici”.

Il parlamentare azzurro ha pure sottolineato come Confcommercio, Confindustria, Confcooperative, Cna, Federazione agenti di commercio, Cgil, Cisl, Uil, Ugl condividano l’atteggiamento del consiglio d’amministrazione e abbiano scritto al governo per comunicarlo. Squeri ha poi chiesto a Gualtieri di intervenire sulla vicenda in modo che il dl Liquidità “trovi efficacia anche nelle azioni dei ministeri”.

LA RISPOSTA DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA

In una rapida risposta il titolare di Via XX Settembre ha menzionato la posizione del suo dicastero che è stata quella di “chiedere il riesame della decisione di rinviare le elezioni” e “ritenuto che il procedimento era stato già avviato, siamo in attesa di conoscere l’esito del riesame da parte del cda di Enasarco che so che dovrebbe essere convocato per questa settimana”.

L’INTERPELLANZA DEL DEPUTATO FORZISTA E LA RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO DI PIAZZA

De giorni dopo Squeri ha rivolto un’interpellanza al ministero del Lavoro ripercorrendo la vicenda e chiedendo se non ritenga illegittima l’azione amministrativa dei capi di gabinetto e se la loro condotta non sia lesiva della autonomia dichiarata delle casse previdenziali. La risposta è arrivata dal sottosegretario Stanislao Di Piazza (M5S) secondo cui da parte dei ministeri vigilanti non c’è stata alcuna “condotta lesiva” ma solo “l’esercizio delle proprie funzioni”. Di Piazza ha poi ricordato che la questione è all’attenzione del ministero del Lavoro “che continuerà a monitorare gli sviluppi della vicenda”.

IL PARERE DEI SINDACATI

A sostenere la decisione della Fondazione Enasarco ci sono i sei principali sindacati nazionali degli agenti di commercio. Fnaarc, Cgil Filcams, Fisascat, Uiltucs, Ugl Terziario e Usarci hanno scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro e al ministro Catalfo segnalando che il rinvio della votazione “è un atto di responsabilità, prima ancora che un doveroso atto di carattere tecnico-amministrativo” perché a causa dei provvedimenti del governo non ci sono state “le attività essenziali di informazione, incontro e confronto tra elettori ed eleggibili, attività che sono il presupposto imprescindibile di qualsiasi libera competizione elettorale e del diritto di esprimere un voto consapevole ed informato”.

Le organizzazioni sindacali hanno ricordato che gli aventi diritto al voto – tra agenti e imprese preponenti – sono quasi 300mila, di cui 75.000 agenti che per accedere al voto online avrebbero dovuto ricevere un codice via raccomandata la cui consegna non poteva essere garantita nelle condizioni in corso. “La quasi totalità delle imprese preponenti, cui spetta l’elezione di un terzo dell’Assemblea, saranno impossibilitate a esprimere il voto fintanto che non terminerà l’attuale situazione di lockdown – hanno spiegato -. Uno Stato che si fonda su principi democratici non può ritenere ammissibile che si realizzi una lesione del diritto tanto dei partecipanti alla competizione elettorale di svolgere in modo pieno e libero le attività tipiche di qualsiasi campagna elettorale, tanto degli elettori di poter formare le proprie scelte di voto in modo pienamente informato e consapevole”.

CHI NON VUOLE IL RINVIO

Secondo quanto risulta a Start Magazine a spingere per tenere invece al più presto le elezioni è Alfonsino Mei della lista Fare Presto, legata all’associazione Anasf (di cui Mei è consigliere) che rappresenta promotori e consulenti finanziari, il quale punterebbe alla presidenza Enasarco. Peraltro l’Anasf ha spostato dal 29 giugno al 1 luglio il congresso nazionale che avrebbe dovuto tenersi dal 13 al 15 maggio “in considerazione degli eventi straordinari conseguenti alla diffusione del virus Covid-19”. Probabilmente però i consulenti finanziari chiedono di andare al voto perché consapevoli di poter avere degli indubbi vantaggi come il fatto che – pur essendo in minor numero rispetto agli agenti di commercio – operano in comparti più facilmente raggiungibili e hanno iniziato la campagna elettorale prima degli altri.

Consulente finanziario, Mei è attualmente responsabile della clientela istituzionale in IW Bank ma in passato è stato candidato come consigliere in Carige da Raffaele Mincione, il finanziere italo-londinese che con il suo veicolo societario Pop12 è arrivato a detenere il 5,4% di Carige ed ha provato a entrare nel board due anni fa, quando l’istituto di credito era ancora nelle mani della famiglia Malacalza. Il nome di Mincione è legato ad Enasarco anche per l’inchiesta sulle operazioni finanziarie sospette che hanno coinvolto pure il Vaticano tra cui la vendita del lussuoso edificio in Sloane Avenue, a Londra. Il finanziere è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa insieme ad alcuni funzionari Enasarco.

ENASARCO E ANASF, LA VERSIONE DI MEI

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