Economia

Ecco quanti soldi ha stanziato il governo per salvare Carige. L’approfondimento di Start Magazine

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Fatti, numeri, dettagli tecnici, commenti e scenari sul decreto del governo che ha aperto un ombrello pubblico di salvataggio per Banca Carige

 

Monta la polemica politica sul decreto del governo con l’ombrello di salvataggio per Carige. Ma ecco quali sono i termini precisi del provvedimento approvato dall’esecutivo che ricalca quello dei precedenti governi sul Monte dei Paschi di Siena.

IL DECRETO DEL GOVERNO SU CARIGE

Il testo scritto per salvare Carige ricalca articoli e commi approvati nel Natale 2016 dall’allora governo Gentiloni per avviare la nazionalizzazione di Monte dei Paschi di Siena e il salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca (che però seguì strade diverse rispetto a quella intrapresa per Mps). Del resto sono identiche le norme europee da rispettare, per cui il governo non ha potuto che seguire la stessa strada aperta due anni fa, notano gli addetti ai lavori. E anche in questo caso il confronto sembra iniziato da tempo, visto che la bozza circolata ieri delle «Misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a.» era datata come «decreto legge [*] novembre 2018», scrive oggi il Sole 24 Ore. Giusto poco più di due mesi fa emersero le prime divergenze fra una Lega più disponibile a un intervento pubblico su Genova e un M5S più attaccato allo «stop ai soldi pubblici alle banche».

LA PRECISAZIONE DI PALAZZO CHIGI

“Le cifre che stanno circolando in queste ore sui media in merito al presunto costo degli interventi per Banca Carige non risultano corrette”, hanno sottolineato ieri sera fonti di Palazzo Chigi. “Il testo approvato ieri dal Consiglio dei ministri prevede, infatti, due possibili interventi – spiegano – di cui Banca Carige può avvalersi, come misure di ultima istanza. A questo scopo il governo ha stanziato un fondo di 1,3 miliardi di euro, di cui: 1 miliardo destinato alla sottoscrizione di azioni di Banca Carige al fine di rafforzarne il patrimonio e 300 milioni per le garanzie concesse dallo Stato sulle passivita’ di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza. Il valore di 3 miliardi citato all?interno del decreto non corrisponde ad alcuno stanziamento aggiuntivo da parte del governo, ma consiste nel limite nominale del valore dei bond sui quali può essere posta la garanzia, per i quali vengono stanziati 300 milioni di euro”.

IL COMMENTO DEL PREMIER CONTE

“Lo Stato ha offerto una garanzia per nuovi bond perché si è creato uno stallo, per traghettare questo momento. E’ un salvagente temporaneamente offerto ma confidiamo che la Carige possa attraversare questo momento”. “Se questo non arriverà – aggiunge – non intendiamo usare soldi dello Stato”.

LE PAROLE DI SALVINI E DI MAIO

Alle critiche del Pd, secondo cui il decreto del governo con l’ombrello di salvataggio per Carige rispecchia quello che i governi precedenti approvarono per il Monte dei Paschi di Siena, replica i due leader di Lega e Movimento 5 Stelle: “Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri o agli amici degli amici” ha detto Matteo Salvini. “Quante balle dei giornali, di Renzi e della Boschi sulle banche!”, ha replicato Luigi Di Maio, che esclude un bis delle venete (svendute “a due euro”) e di Etruria (“perché salviamo tutti gli obbligazionisti e correntisti”). Se lo Stato dovesse ricapitalizzare, Carige verrà “nazionalizzata”. dice. Replicando quanto fatto dal Pd con Mps, di cui il Tesoro ha rilevato per 5,4 miliardi il 68%, quota valutata oggi dalla Borsa 4,2 miliardi in meno.

I DETTAGLI TECNICI DEL DECRETO SU CARIGE

Niente di inedito, rispetto al precedente che questa volta è Mps, nemmeno nella costruzione dell’ipotesi di ricapitalizzazione precauzionale. E’ quello che sottolinea oggi il quotidiano Il Sole 24 Ore analizzando il provvedimento del governo.

LO SCENARIO DELLA RICAPITALIZZAZIONE

In caso di aumento di capitale, l’operazione andrà accompagnata dalle «misure di ripartizione degli oneri» indicate dall’articolo 20, comma 2 della bozza di nuovo decreto. Si tratta del «burden sharing» imposto dalle regole Ue per limitare il costo pubblico dei salvataggi bancari. Prima dell’eventuale acquisto, quindi, il Tesoro dovrà azzerare gli azionisti attuali e convertire in nuove azioni le obbligazioni subordinate. “Non c’è il complicato meccanismo che a Siena ha rimborsato i piccoli investitori titolari di obbligazioni junior con nuovi titoli senior, ma per la semplice ragione che a Genova non ci sono più risparmiatori con bond subordinati in portafoglio, perché i bond sono stati convertiti (con perdite) in azioni nel 2017”, sottolinea il Sole alla stregua di quanto da ieri segnala su Twitter l’economista della Lega, Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.

LE PROSSIME MOSSE DEI COMMISSARI CARIGE

Con il decreto governativo in mano, i tre commissari della banca genovese, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener, si apprestano a «chiedere l’attivazione della garanzia statale sull’emissione di obbligazioni», prevista dal provvedimento; mentre «l’ipotesi di ricapitalizzazione precauzionale», anche questa prevista dall’atto approvato dal Cdm, «è da considerarsi» come «ipotesi del tutto residuale». Lo hanno esplicitato ieri i tre commissari sottolineando anche, in una nota, che il piano industriale per l’istituto sarà presentato «entro fine febbraio».

LO SCENARIO DEL SOLE 24 ORE

Il piano dei commissari, scrive oggi il Sole 24 Ore, punta su due iniziative messe sul piatto dai commissari: “La prima è la proposta rivolta ai vertici dello Schema volontario del Fondo interbancario di ridefinire «le condizioni del prestito subordinato da 320 milioni sottoscritto dallo Schema», tagliando il rendimento annuo del bond (attualmente al 16%). A questo proposito, oggi è prevista a Milano una riunione informale del consiglio dello Schema volontario. La seconda iniziativa è l’avvio, annunciato dai commissari, di «una due diligence sugli Npe della banca» con l’obiettivo di una «ulteriore drastica riduzione», per «includere nel piano industriale una percentuale degli Npe compresa tra il 5% (circa 750 milioni, ndr) e il 10% (circa 1,5 miliardi, ndr) del totale dei crediti»”.

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