Economia

Ecco gli scenari economici drammatici per la Germania

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Germania

Le stime dei principali istituti di ricerca in Germania indicano scenari drammatici per l’economia tedesca. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

Scenari drammatici per l’economia tedesca nel 2020, in seguito al diffondersi della pandemia di coronavirus. I principali istituti di ricerca hanno presentato oggi le loro prime stime, ancora cariche di incognite per l’evolversi della pandemia. Una cosa è certa: la recessione è inevitabile. E le cifre stimate nel caso di scenari più pessimistici, che mettono in conto un lungo periodo di blocco delle produzioni, oscillano dal -6% dell’Ifo di Monaco all’ -8,7% dell’IfW di Kiel. Numeri che peggiorerebbero il -5% registrato nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria globale e che testimoniano quanto la crisi di oggi sia potenzialmente più devastante.

Si tratta degli scenari più neri che i due istituti hanno disegnato, nel caso di produzioni ferme per molti mesi. Quello dell‘IfW ipotizza una ripresa solo in agosto. Ne esistono anche di meno pessimistici e anche qui la distanza tra i due istituti è piuttosto rilevante, sebbene sempre in cifre negative. In caso di una sospensione solo di breve periodo degli stabilimenti, l’Ifo ipotizza un calo del Pil dell’1,5%, l’IfW del 4,5%. Il centro di Kiel è più preciso nei tempi: lo scenario ottimistico prevede una ripresa graduale delle attività produttive all’inizio di maggio. “In questo caso potremmo attenderci uno scenario a V, con una ripresa più rapida, altrimenti dovremo attenderci uno scenario a U, con una ripresa più lenta”, ha detto il responsabile degli studi congiunturali dell’IfW, Stefan Kooths.

Già per il mese in corso, Kiel prevede un crollo del 18% rispetto a febbraio, stima analoga per il mese di aprile. Poi dipenderà da come evolverà la pandemia. Per l’IfW è comunque impossibile attendersi una ripresa robusta nei restanti mesi del 2020. Se tutto andrà bene questa avverrà nel 2021, anno al quale l’istituto riserva le buone notizie: in caso di scenario a V la crescita sarà del 7,2%, in caso di scenario a U salirà fino al 10,9%.

Ma troppe incertezze impediscono di vedere con chiarezza orizzonti così lontani. Ancora qualche settimana fa, i due istituti non avevano individuato nell’epidemia un fattore tanto catastrofico. Da Monaco si sottolineava come le esportazioni tedesche in Cina rappresentassero in fondo una quota ridotta rispetto a quelle nel mercato interno europeo; si segnalava qualche preoccupazione legata ai rifornimenti delle filiere cinesi, specie per il settore dell’automotive, e qualche iniziale timore per la situazione in Italia. Da Kiel, le stime di primavera sul Pil tedesco del 2020 indicavano -0,1%. In poche settimane è cambiato tutto ed è allarme rosso.

Gli esperti dell’Ifo hanno annunciato le previsioni sul Pil in una conferenza stampa online che plasticamente ha testimoniato la gravità del momento: esperti seduti attorno al tavolo a distanza di sicurezza, nessun giornalista nel pubblico, domande inviate per e-mail.

Da Monaco è arrivata anche una valutazione molto positiva per le misure prese nella notte dalla Banca centrale europea, il bazooka da 750 miliardi di euro di titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno: “Serviva un segnale importante e questo è arrivato”, ha detto il presidente dell’Ifo Clemens Fuest. Il segnale c’è stato, indirizzato ai mercati internazionali, che nessun paese europeo sarà lasciato solo in questa situazione. Un’indicazione importante di solidarietà verso tutti i paesi membri dell’euro, con la possibilità di adottare i programmi previsti come il Mes per tutelare i paesi a rischio ed evitare la speculazione contro di loro. La decisione della Bce è stata importante e giusta, ha proseguito Fuest, e vanno immaginati anche altri strumenti: non si tratta della crisi di un singolo paese ma di una minaccia che colpisce l’intera area dell’euro.

C’è anche un altro indicatore che oggi rabbuia le prospettive in Germania, quello dell’indice Ifo di fiducia delle imprese, uno degli indicatori principali per l’economia tedesca, passato da 96,0 punti di febbraio a 87,7 punti di marzo. Si tratta del calo più forte registrato dal lontano 1991 e tocca il livello minimo raggiunto dall’indice nell’agosto 2009, nel pieno della tempesta finanziaria globale.

Lo ha reso noto lo stesso istituto economico di Monaco. L’Ifo sottolinea come le prospettive delle imprese per i prossimi mesi siano scure come non mai, soprattutto nel settore dei servizi, dove una caduta simile dell’indice di fiducia non si era mai registrata nella storia delle rilevazioni. Anche nel settore delle costruzioni, finora uno di quelli che teneva a galla la già debole economia tedesca e che non ha ancora subito i primi contraccolpi dell’emergenza virus, le prospettive sono peggiorate.

Tocca alle istituzioni politiche mettere mano a provvedimenti straordinari per gestire una situazione che sarà difficilissima. Le misure annunciate dalla Bce sono state un segnale autorevole, ha ripetuto ancora il presidente dell’Ifo Fuest, ma non ci si può attendere un miracolo, perché la Bce non può riaprire le aziende. Osservazione analoga arrivata anche dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che in un editoriale ha evidenziato come il muro di difesa innalzato dalla Bce sarà importante per soffocare sul nascere speculazioni contro la mancanza di liquidità di alcuni Stati, ma la politica monetaria non potrà da sola risolvere questa crisi.

Per affrontare le conseguenze di tempi forse lunghi del lockdown è necessario anche l’intervento massiccio dei governi. Bisogna far ricorso a tutti gli strumenti di sostegno disponibili e anche inventarsene di altri, ha insistito il presidente dell’Ifo, per evitare il più possibile un’ondata di fallimenti di imprese e di disoccupati e trovare il modo di sostenere le piccole imprese e i lavoratori autonomi. La prospettiva di ritrovarsi alla fine dell’epidemia con una diffusa moria di imprese renderebbe ancora più difficile la successiva ripresa, prolungando nel tempo la desertificazione dell’economia. Per Fuest è necessario che autorità di governo e imprese siano in stretto contatto per elaborare piani di lavoro straordinari per quelle imprese in cui è possibile lavorare in turni, evitando la vicinanza degli operai sul posto di lavoro. Sarebbe necessaria anche una distribuzione in larga scala di attrezzatura protettiva, come guanti e mascherine, per salvaguardare assieme produzione e sicurezza sul lavoro. Più difficile adottare tali misure nel settore del commercio, dove gli assembramenti dei consumatori sono inevitabili.

Tra le misure che l’Ifo oggi suggerisce anche un fondo pubblico attraverso il quale lo Stato possa entrare nell’azionariato delle imprese. Un fondo robusto, che sostenga la fiducia, anche se poi alla fine dovesse essere attivato in misura minore. “In questa fase sono importanti i segnali forti”, ha detto Fuest. Come quello finalmente arrivato da Francoforte.

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