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Ecco come M5s e Bivona hanno fatto splash su Mps

Fatti e approfondimenti su Mps tra finanza, politica e tribunali. L’articolo di Emanuela Rossi

Da giorni non si fa che parlare di Montepaschi: per l’accordo con la Fondazione omonima sulle cause ma soprattutto per l’avvio della nuova fase del risiko bancario grazie all’interesse da parte di Unicredit di accasarsi a Siena, previo lussuoso accordo prematrimoniale con il padre della sposa, il Tesoro.

La Rocca è però da anni che è ben presente sulle pagine economico-finanziarie dei giornali e anche in quelle giudiziarie per lo scandalo dei derivati e per la bomba dei risarcimenti legali, spada di Damocle che infatti Andrea Orcel vuole tenere ben lontana dal talamo.

Da qualche anno, poi, le vicissitudini di Mps si intrecciano con le attenzioni di due soggetti apparentemente lontani ovvero il Movimento Cinque Stelle e il finanziere Giuseppe Bivona, da marzo 2021 partner e co-fondatore di Bluebell Partners, ma anche – come si può leggere sul suo profilo LinkedIn – ex Goldman Sachs, ex Lehman Brothers e prima ancora per 10 anni in Morgan Stanley.

Uniti da un obiettivo: tenere i privati lontano dalla banca.

IL NIET DEL M5S ALLA PRIVATIZZAZIONE

Da quando è al governo – prima con Giuseppe Conte e poi con Mario Draghi – il Movimento Cinque Stelle si è sempre detto contro la privatizzazione di Siena.

All’arrivo a Palazzo Chigi dell’ex numero uno della Bce i senatori M5S in commissione Bilancio e Finanze si dicevano intenzionati a presentare “quanto prima” a Draghi un progetto per “creare anche in Italia un soggetto che superi i limiti di ruolo della Cassa depositi e prestiti, che sia in grado di trasmettere direttamente gli stimoli economici al mondo delle pmi, che sia collaterale e propulsivo rispetto al Recovery Fund”. Un progetto che sarebbe ruotato intorno a Montepaschi e al Mediocredito Centrale, insieme alla partecipata Banca Popolare di Bari. “Intendiamo essere di stimolo alla concretizzazione del piano proponendo di mettere in campo il rilevante patrimonio di professionalità e di ramificazione territoriale del Monte dei Paschi – spiegavano -, che potrebbe diventare uno degli elementi fondanti della nuova Bpi italiana congiuntamente al Mcc (Mediocredito Centrale) e alla sua partecipata Banca Popolare di Bari”.

Ma già nel Contratto di governo siglato dal Movimento insieme alla Lega per il Conte I, alla voce Mps si leggeva: “Lo Stato azionista deve riprovvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio”.

LE SPONDE DEL M5S A BIVONA

In questa sua “missione” senese il Movimento ha trovato un (indiretto?) alleato proprio in Bivona che sempre all’epoca del primo governo Conte aveva inviato una lettera all’allora ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e ai vicepresidenti del Consiglio, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Oggi per la prima volta nella storia della banca il ministero dell’Economia ha la possibilità di nominare un vertice che non sia designato da governi locali o centrali di matrice Partito democratico” scriveva il fondatore di Bluebell Partners che – secondo Affari & Finanza – in particolare aveva intrecciato rapporti con Carlo Sibilia, all’epoca sottosegretario al ministero dell’Interno. Qualche mese prima Bivona aveva già scritto a Tria in occasione della nomina del nuovo direttore generale del Mef al posto di Vincenzo La Via affinché il ministro non indicasse Alessandro Rivera, responsabile della direzione Sistema bancario e finanziario del ministero dell’Economia. Consiglio che il responsabile di Via XX Settembre comunque non seguì.

Con Mario Draghi a Palazzo Chigi, e in vista dell’assemblea di Montepaschi, in agenda il 6 aprile scorso, Bivona stavolta si è rivolto alla nuova guida dell’esecutivo con una missiva che, in copia, ha inviato anche a Carla Ruocco (M5S), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, a Elio Lannutti, senatore del Gruppo misto ed ex M5S, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario e pure della commissione permanente Finanze e Tesoro, e ad Adolfo Urso, senatore di FdI e attuale presidente del Copasir.

La sostanza era semplice: l’ex guida dell’Eurotower doveva accertarsi che Via XX Settembre, azionista di maggioranza della banca al momento con il 64%, votasse a favore della sua proposta di azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Ma Bivona e il Movimento erano uniti anche da un’altra “battaglia”, quella contro il presidente di Unicredit, ed ex capo del Mef Pier Carlo Padoan, ministro proprio quando Mps è stata nazionalizzata. Il partner di Bluebell ha scritto una lettera al collegio sindacale dell’istituto di credito evidenziando la posizione dell’ex parlamentare del Pd, “una persona politicamente esposta” rea di “informazioni omesse sul sito web della banca, inclusa la mancata divulgazione dei suoi legami politici con il Partito Democratico e la sua elezione alla Camera dei Deputati nel distretto di Siena”.

Un’avversione – anche politica – ribadita pochi giorni fa, il 28 luglio, quando Bivona sul suo profilo Twitter ha scritto: “Se i senesi voteranno per Enrico Letta (su indicazione di Renzi) per il seggio lasciato vacante da quell’altro genio di Padoan, allora vorrà dire che il disastro MPS (passato, presente e soprattutto prossimo venturo) se lo sono andato a cercare!”.

Puntuale al tempo era arrivata la sponda del Movimento con un’interpellanza da parte di un gruppo di senatori grillini guidati da Elio Lannutti al ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco. Nel documento chiedevano al board di Mps di “integrare senza indugio l’ordine del giorno dell’assemblea del 6 aprile con la richiesta di azione sociale di responsabilità nei confronti” di Profumo e di Viola così da fare piena luce su “un buco nero di circa 60 miliardi di euro, che l’azionista Ministero dell’economia e delle finanze vorrebbe offrire come regalo a Unicredit, ripulito da circa 13,5 miliardi di euro di contenzioso legale, Npl ceduti ad Amco, aumento di capitale e una dotazione di tasse differite Dta”. Poi una stoccata a Padoan, “ex Ministro dell’economia ed ex deputato del Pd eletto a Siena grazie a una norma ad hoc sui criteri di onorabilità bancaria, che impediva di traslocare in tempo reale dal Parlamento ai vertici di un istituto di credito”.

Dunque si chiedeva a Franco se “sia informato sui gravissimi e reiterati comportamenti del board di Mps, volti ad impedire una doverosa azione di responsabilità verso Fabrizio Viola ed Alessandro Profumo, condannati in primo grado dal Tribunale di Milano a 6 anni di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, per i reati di aggiotaggio e false comunicazioni sociali nel filone d’inchiesta relativo alla contabilizzazione come Btp dei derivati stipulati dalla banca senese con Nomura e Deutsche Bank”.

Inoltre si domandava al responsabile del Mef se il dicastero volesse proseguire nella “cessione-regalo di Mps alla Unicredit dell’ex ministro Padoan, oppure onorare la promessa di istituire una banca pubblica di investimenti, mettendo in campo il rilevante patrimonio di ramificazione territoriale” così da far diventare il Monte “un’importante Bpi (banca pubblica italiana) assieme a Mediocredito centrale e alla sua partecipata Banca popolare di Bari”.

LA CAUSA DEL FONDO AKUEL (DI CUI BIVONA È CONSULENTE)

C’è sempre Bivona intorno agli ultimi accadimenti di Rocca Salimbeni ovvero il respingimento della richiesta di risarcimento di danni, pari a 450 milioni di euro, da parte del fondo Akuel. Il fondo inglese – di cui il finanziere di Bluebell partners è consulente – accusava Montepaschi di aver fornito informazioni fuorvianti riguardo agli aumenti di capitale del 2014 e 2015. Il tribunale delle imprese di Milano, però, ha ritenuto che l’informazione resa da Siena non abbia provocato “disorientamento del mercato”: è stata “pur sempre informazione sociale”, “informazioni il cui contenuto contabile era corretto, non essendo stato messo qui in discussione, ed informazioni rese su suggerimento indicazione delle stesse autorità di vigilanza”. Nella sentenza si rileva che “con i prospetti proforma si è veicolato un’informazione contabile su una situazione ipotetica, ma possibile, che l’investitore ragionevole avrebbe dovuto tenere in considerazione” e ancor di più avrebbe dovuto fare un investitore professionale che volesse “fondare le proprie consapevoli decisioni di investimento, nonostante l’errata classificazione a saldi aperti, e ciò anche se non era stata ancora disvelata la circostanza del mancato acquisto dei titoli sottostanti”.

Per il fondo Akuel, oltre alla richiesta danni respinta, la condanna a pagare le spese legali di Mps e degli ex vertici per 1,2 milioni di euro. Serafico Bivona che, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, ha parlato di “sentenza ampiamente attesa” in quanto “l’orientamento del giudice era chiaro dall’ordinanza di un anno fa che escludeva di nominare un consulente tecnico d’ufficio. La causa è stata avviata da Alken nel 2016, ben prima che si palesassero i fatti nuovi emersi con la sentenza di ottobre 2020 e poi con la perizia di Bellavia sui crediti deteriorati”. Dunque “la sentenza non solo potrà essere appellata da Alken ma non cambia ciò che potrà essere accertato nei successivi gradi”.

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