Economia

Popolare Bari, ecco come il Pd sposa la manovra Lega-M5S pro Jacobini e De Bustis

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Tutte le novità politiche sull’emendamento al decreto Crescita che era atteso dalla Banca Popolare di Bari e non solo. 


Anche l’opposizione non disdegna lo sconto fiscale che Lega e M5S hanno inserito nel decreto Crescita per favorire le fusioni tra imprese, anche bancarie. A sostenerlo in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno il deputato pugliese del Partito democratico Francesco Boccia, da sempre attento osservatore delle vicende che riguardano la Popolare di Bari, forse il motivo più stringente che ha portato il governo a intervenire con l’emendamento in questione.

LE NOVITA’ IN ARRIVO

L’emendamento al dl Crescita, proposto in commissioni Bilancio e Finanze dai relatori Raphael Raduzzi (M5S) e Giulio Centemero (Lega) con la “benedizione” del ministero dell’Economia e della Banca d’Italia e il via libera dell’Unione europea, propone un incentivo fiscale – ovvero trasformare le attività fiscali differite in credito di imposta fino a 500 milioni – per imprese e istituti di credito, con sede legale al Sud, che decidano di aggregarsi tramite fusione, scissione o conferimento di azienda o di rami di azienda.

Lo sconto fiscale in caso di aggregazione sarà fino a 500 milioni per ogni soggetto partecipante. La trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’assunzione – da parte della società che ne risulta – dell’impegno a versare un canone annuo a favore dell’Erario: verrà applicata un’aliquota annua dell’1,5% alla differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate. Il pagamento del canone avverrà in quattro esercizi a partire dalla data di approvazione del primo bilancio della società risultante dall’aggregazione.

Per evitare l’elusione del limite dei 500 milioni di DTA, l’incentivo non è concesso se ad una aggregazione partecipino soggetti che abbiano già preso parte a un’altra operazione del genere per cui è già stata prevista la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta.

COSA NE PENSA BOCCIA

Per Boccia si tratta di una misura “giusta e condivisibile all’interno di un provvedimento, il dl Crescita, che ha molte controindicazioni da noi non condivise”. In particolare, il parlamentare apprezza “la possibilità che i gruppi bancari si allarghino ulteriormente, crescano, si aprano a nuovi investitori”. E sull’adagio, spesso ripetuto quando si parla di mondo imprenditoriale, “piccolo è bello”, Boccia è convinto che si possa “rimanere vicini ai territori e ben radicati pur essendo iper-innovativi e iper-tecnologici. Non possiamo fingere di vivere in un mondo diverso da quello attuale cioè quello in cui Zuckerberg lancia la sua moneta elettronica. Se fra qualche anno proporrà di scambiare bitcoin con un bene il sistema del credito ne uscirà sconvolto”.

Per il deputato dem è un bene il fatto che la nuova norma si applichi anche alle imprese soprattutto per quanto riguarda le “medio-grandi, quelle cioè che danno più lavoro ma soffrono terribilmente perché operano in un’area dove spadroneggiano le multinazionali. Anche qui, crescere significa poter giocare una partita che, altrimenti, diventa improba”.

MA NEL PD SI EVIDENZIA PURE ALTRO

A poche ore dal voto sulla proposta di modifica si è registrato un intervento piuttosto critico dalle parti dei democrat. Si tratta di “un nuovo emendamento salva banche per motivi di urgenza” ha commentato Mauro Del Barba, deputato della commissione Finanze, che ha ripreso una dichiarazione della viceministra dell’Economia, Laura Castelli, secondo cui l’emendamento “serve a salvare le banche del Sud”. “E lo fanno con i soldi degli italiani – ha sottolineato Del Barba -. Quindi, ancora una volta, le banche si possono salvare. Loro lo fanno alla chetichella e senza dibattito, forzando i tempi e violando gli accordi: questa è l’unica differenza”.

Dunque la contrarietà non riguarda tanto la sostanza dell’emendamento quanto la modalità con cui è stato fatto passare. E magari di riflesso si pensa alle forti polemiche nate in seguito al salvataggio di Montepaschi, soprattutto dalle fila del Movimento Cinque Stelle. Sulla stessa linea Luigi Marattin, della commissione Bilancio della Camera, che ha apprezzato le parole di Centemero per cui la norma sulle Dta “non riguarda solo gli istituti di credito ma è evidente che al Sud ci sono istituti in crisi che potrebbero creare problemi qualora andassero in default o non fossero sufficientemente capitalizzati”. “Centemero ha dimostrato onestà intellettuale e lo ringrazio sinceramente – ha affermato Marattin -. Sono perfettamente d’accordo con lui. Ho solo un piccolo rammarico: se questa dichiarazione fosse stata fatta prima, magari nella scorsa legislatura, forse il dibattito pubblico di questo Paese sarebbe stato più sereno. E utile”.

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