Economia

Tutti i piani (segreti) della Popolare di Bari

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La banca guidata da De Bustis e dal neo presidente Giannelli starebbe studiando tra l’altro un’aggregazione con una piccolissima popolare del Sud in modo da giovarsi del beneficio fiscale sulle Dta

Operazione bilancio al sicuro per Banca Popolare di Bari, guidata dal neo presidente Gianvito Giannelli, nipote di quello che per anni è stato il patron del gruppo, Marco Jacobini. Progetto che – secondo quanto risulta a Start Magazine – passa anche dall’aggregazione con una banca minore per ricavarne il beneficio fiscale previsto dal dl Crescita.

In particolare, sarebbe allo studio del gruppo capitanato dall’ad, Vincenzo De Bustis, una possibile fusione con una piccolissima popolare del Sud con un numero molto limitato di sportelli. Del resto, grande o piccola che sia, tanto basta per potersi giovare della norma sulle Dta, che consente il recupero delle imposte differite su perdite.

Giannelli dunque procede spedito perché – come ha assicurato in una recente intervista all’Ansa – “la banca pur con i suo problemi c’è, come dimostrano i dati sugli impieghi in crescita nel bilancio che sono confortanti”. Inoltre ha evidenziato come ci sia “spazio per una banca sul territorio che sviluppi contemporaneamente, come nel piano dell’ad De Bustis, la banca digitale”.

Nel frattempo, però, si registra anche il problema dei piccoli soci che non riescono a vendere le proprie azioni (fino a 5.000 euro) e per cui Popolare Bari ha previsto una procedura di conciliazione e un altro stanziamento per il fondo per i soci in difficoltà.

LO SCAMBIO CON BRUXELLES

Come aveva scritto Start Magazine alcune settimane fa, in sostanza si era trovata un’intesa fra esecutivo e Popolare di Bari così da non irritare la Commissione europea che frattanto aveva dato il suo placet alla norma sulle Dta. L’accordo prevedeva che l’istituto di credito chiudesse la partita con Bruxelles in merito alla vicenda Tercas, la Cassa di risparmio della provincia di Teramo acquistata da Bari nel 2014 e poi incorporata nel 2016. In precedenza, durante l’amministrazione speciale tra 2012 e 2014, l’istituto abruzzese era stato ricapitalizzato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). Un intervento di salvataggio bocciato nel 2015 dall’Antitrust europeo in quanto ritenuto aiuto di Stato illegale.

Il 19 marzo scorso invece la sentenza della Corte di Giustizia Ue aveva ribaltato la questione accogliendo il ricorso presentato a marzo 2016 dalla Popolare di Bari, sostenuta dalla Banca d’Italia. L’ultimo atto della vicenda si è registrato a fine maggio con Bruxelles che ha fatto sapere di aver deciso di appellarsi a tale sentenza ma la successiva norma sulle Dta e l’intesa tra la famiglia Jacobini e il governo avrebbero condotto Roma e Bruxelles all’armistizio.

IL BENEFICIO FISCALE DELLE DTA

Come si diceva, l’aiuto – indiretto – per salvare la Popolare di Bari è arrivato grazie a un emendamento al dl Crescita, proposto in commissioni Bilancio e Finanze dai relatori Raphael Raduzzi (M5S) e Giulio Centemero (Lega) con la “benedizione” del ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, poi divenuto parte integrante del provvedimento. Si tratta di un incentivo fiscale che permette di trasformare le attività fiscali differite in credito di imposta fino a 500 milioni per imprese e istituti di credito, con sede legale al Sud, che decidano di aggregarsi tramite fusione, scissione o conferimento di azienda o di rami di azienda.

In sostanza è una versione rinnovata del credito d’imposta per le banche con sede legale in Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna grazie al recupero delle imposte differite su perdite (Dta). L’idea che starebbe dietro la norma punta a creare al Sud un polo bancario partendo dai due istituti maggiori e cioè Popolare di Bari e Popolare Puglia e Basilicata. Anche se tra le banche aggreganti potenziali ci sarebbe anche la Popolare di Ragusa.

Lo sconto fiscale in caso di aggregazione è fino a 500 milioni per ogni soggetto partecipante. La trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’assunzione – da parte della società che ne risulta – dell’impegno a versare un canone annuo a favore dell’Erario con applicazione di un’aliquota annua dell’1,5% alla differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate. Il pagamento del canone avverrà in quattro esercizi a partire dalla data di approvazione del primo bilancio della società risultante dall’aggregazione.

Per evitare l’elusione del limite dei 500 milioni di Dta, l’incentivo non è concesso se ad una aggregazione partecipino soggetti che abbiano già preso parte a un’altra operazione del genere per cui è già stata prevista la trasformazione delle Dta in crediti d’imposta.

GIANNELLI: TUTELARE LEGAME CON TERRITORIO, RAFFORZARE CAPITALE, RISTABILIRE DIALOGO CON CLIENTI E SOCI

Per quanto riguarda il futuro della Popolare di Bari nell’intervista all’Ansa Giannelli ha affermato che occorre proseguire nel progetto di “trasformazione in spa mantenendo ‘a valle’ la cooperativa per tutelare il legame con il territorio, rafforzare il capitale e ristabilire la reputazione e il dialogo con clienti, dipendenti e soci” e bisogna farlo “senza ritardi” per terminare questo lavoro entro il 2020.

Proprio nell’ottica di un rafforzamento del capitale il neo presidente ha chiarito che sarà esaminato l’ingresso nella spa, la quale sarà in cima alle attività del gruppo, di nuovi soci “sia istituzionali che industriali” così come di altri gruppi bancari. Eventuali operazioni anche sfruttando le Dta, però, devono “avere alla base un progetto industriale serio”.

Per quanto riguarda invece il futuro assetto della Popolare di Bari i nuovi vertici dell’istituto punteranno a “un maggiore coordinamento fra cda e dirigenti” così da realizzare una gestione più collegiale del gruppo. “L’idea – ha spiegato Giannelli all’Ansa – è quella di creare uno steering commitee” con il ruolo riservato a lui, “al di là delle prescrizioni di legge e di vigilanza, di coordinare le diverse anime in cda dove ci sono consiglieri che hanno fatto la storia della banca, tre nuovi ingressi di alta professionalità e l’ex dg Gregorio Monachino cooptato in consiglio”. Giannelli ha quindi rilevato di aver per primo incontrato dipendenti, sindacati e dirigenti e ha insistito sul tema della reputazione per “ristabilire un clima sereno con soci e clienti”.

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