Economia

Ecco come e dove esportano le aziende italiane. Report Ice

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Tutti i dati dell’export italiano nell’ultimo Rapporto Ice sul commercio estero

L’export è un driver fondamentale per la crescita dell’economia italiana. A ribadire un concetto noto da tempo ma sempre importante è Carlo Maria Ferro, presidente di Ice Agenzia, in occasione della presentazione del XXXIII Rapporto sul Commercio estero. “Nonostante un contesto del commercio mondiale caratterizzato da dinamiche frenanti – spiega Ferro -, l’export italiano è aumentato del 16,9% nel periodo 2008-2018, sebbene il Pil italiano a fine anno scorso fosse ancora del 3,1 per cento inferiore al precrisi”.

Inoltre, nei primi mesi del 2019, secondo dati Istat, la crescita delle esportazioni nostrane è stimata del 4 per cento su base annua. Attualmente il rapporto export/Pil è del 32,1%, in linea con Spagna e Francia, ma inferiore alla Germania, e comunque in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2010.

IL CONTESTO MONDIALE

Al momento a livello mondiale si osserva una fase di rallentamento dei tassi di crescita del Pil ma il commercio internazionale registra performance tutto sommato positive. Gli scambi internazionali di beni e servizi sono cresciuti del 3,8 per cento nel 2018, dopo una crescita del 4,6 per cento nel 2017 e il 2019 si è aperto con una previsione di crescita del commercio internazionale di circa il 3,4 per cento (fonte Fmi). I Paesi asiatici emergenti si sono confermati anche nel 2018 tra i mercati più dinamici, così come il Nord America e l’America Latina, con una crescita delle importazioni di merci del 5 per cento, nettamente superiore alla media mondiale.

L’EXPORT ITALIANO

Nonostante uno “scenario di luci e ombre e di inasprimento del contesto del commercio mondiale”, le esportazioni italiane sono ancora cresciute e ciò secondo l’Ice dimostra “l’eccellenza dell’offerta del made in Italy e conferma che l’export rimane un fattore trainante della nostra economia”. Sebbene il Pil del nostro Paese a fine 2018 fosse ancora del 3,1 per cento inferiore al periodo pre-crisi (2008), l’export è aumentato del 16,9% (fonte Centro Studi Assolombarda) e oggi rappresenta circa il 32 per cento del Pil contribuendo a un saldo positivo della bilancia commerciale di 44 miliardi di euro, pari al 2,2 per cento del Pil. Anche l’andamento della quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane di merci a prezzi correnti ha fatto registrare un lieve recupero a partire dal 2013, invertendo la tendenza declinante dei 20 anni precedenti, grazie sia ai mutamenti nella composizione merceologica della domanda mondiale, più orientata verso i prodotti del made in Italy, sia alla caduta dei prezzi delle materie prime.

QUALCHE NUMERO

In particolare, nel corso del 2018 le esportazioni sono aumentate dell’1,9 per cento, mentre le importazioni del 2,3 per cento. Nei primi mesi del 2019 la crescita a livello tendenziale è stimata del 4 per cento (fonte Istat), nonostante un contesto del commercio mondiale colpito da fattori di incertezza, cui si aggiunge un generale rallentamento del settore mondiale dell’automobile.

I MERCATI DI SBOCCO

Nel 2018 la crescita delle esportazioni italiane è stata trainata dal mercato dell’Unione Europea (+4,1 per cento) più che dalle aree extra-Ue (+1,7 per cento), ma aumenti consistenti sono stati registrati anche in India, Stati Uniti e Canada. Sul rallentamento nelle aree extra-Ue hanno influito anche l’apprezzamento dell’euro, l’aumento delle tensioni nelle politiche commerciali e la debolezza di alcune tradizionali aree di sbocco nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

L’Italia è il nono Paese esportatore al mondo con una quota di mercato del 2,9 per cento nel 2018. La lieve ripresa registrata dalla quota di mercato mondiale dell’export italiano negli ultimi anni si deve perlopiù ai notevoli risultati ottenuti in Nord America e in alcuni mercati asiatici, come il Giappone e la Corea del Sud.

I RAPPORTI CON LA CINA

Resta invece più limitata la quota di mercato in Cina (0,9 per cento) nonostante la grande dimensione e la forte crescita dei consumi di Pechino. L’Italia è per la Cina solo il quarto partner commerciale tra i Paesi Ue (dopo Germania, Regno Unito e Francia) e il 24esimo a livello mondiale.

Secondo l’Ice, però, “bisogna guardare avanti con ottimismo perché la Cina è un’opportunità, un grande mercato in forte crescita e il Sistema Italia vuole aiutare le imprese a esportarvi di più”. L’Agenzia vede “grandi spazi di collaborazione nei macchinari, nella moda, nell’agroalimentare e nell’e-commerce e, in collaborazione con la Cina, in Paesi terzi dell’Africa e del Sudest asiatico in particolare”.

I SETTORI DELL’EXPORT

Per quanto riguarda i settori, le migliori performance dell’export italiano nel mondo sono state realizzate da quelli che producono beni intermedi, dal farmaceutico, dall’Ict e dal sistema moda che hanno fatto registrare tassi di crescita superiori alla media. In tutti i principali settori del made in Italy i valori unitari delle esportazioni continuano a crescere più dei prezzi: questo divario può essere considerato un segno del miglioramento qualitativo del mix di prodotti esportati, anche per effetto del processo di selezione competitiva delle imprese e dell’ulteriore miglioramento della percezione del made in Italy tra i consumatori internazionali.

Nel settore dei servizi le esportazioni italiane sono aumentate del 5,5 per cento nel 2018, trainate soprattutto dal turismo, mentre la crescita è risultata più debole nei servizi alle imprese. Nel complesso del terziario, la quota di mercato mondiale dell’Italia ha frenato la tendenza declinante in corso da molti anni ed è rimasta invariata al 2,1 per cento.

LE AZIENDE ESPORTATRICI

L’economia italiana, come noto, è fortemente caratterizzata da una grande presenza di piccole e medie imprese perciò non sorprende che la distribuzione delle esportazioni in Italia sia molto orientata verso le aziende di piccola e media dimensione. Le circa 9.600 medie imprese italiane hanno fatto registrare nel 2016 un valore delle esportazioni di 11 milioni per impresa, quasi il doppio di quello delle medie imprese francesi, spagnole e tedesche.

LE DIFFERENZE PER AREE GEOGRAFICHE

Sono ancora pronunciate le disparità territoriali delle esportazioni italiane di merci, con il 40 per cento proveniente dal Nord-Ovest, il 33 per cento dal Nord-Est, il 16 per cento dal Centro e solo l’11 per cento dal Mezzogiorno. Se può apparire positivo l’aumento registrato nel 2018 delle esportazioni dal Sud del Paese (14,7 per cento), tuttavia – spiegano dall’Agenzia Ice – si tratta di un dato appare collegato a fattori specifici (come il valore dei prodotti raffinati del petrolio esportati dal Mezzogiorno) piuttosto che a segnali di sviluppo strutturale.

COSA FA L’ICE

In un tale scenario l’azione di promozione dell’Ice punta “su due sfide decisive per il successo delle imprese italiane sui mercati internazionali: la digitalizzazione e la sostenibilità”. Si tratta – sottolinea l’Agenzia – di “due paradigmi fondamentali per garantire la competitività delle nostre imprese sui mercati, il valore aggiunto della produzione, l’innovazione, e in definitiva, sostenere nel tempo l’eccellenza del made in Italy”. Due elementi, peraltro, che “si incontrano nelle esigenze del moderno consumatore, soprattutto i cosiddetti Millennials e la Generazione Zeta, che sempre di più vuole sapere quanto sia sostenibile il prodotto acquistato, da dove arrivi, come sia stato prodotto e dove vada a finire dopo il consumo”.

Inoltre, secondo l’Ice, oltre al supporto ai settori di esportazione tipici del made in Italy, come la moda, agroalimentare, design e meccanica, l’Italia può oggi presentarsi sui mercati internazionali anche come partner tecnologico per l’evoluzione sostenibile e digitale dei modelli di sviluppo economico di molti paesi.
“Sostenere l’export attraverso l’innovazione – puntualizza l’Ice – è fondamentale per la crescita del Paese, lo sviluppo del territorio, l’occupazione e l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro”.

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