Agricoltori, imprese della pesca e autotrasportatori sono tra i settori più esposti all’aumento dei costi energetici provocato dalla guerra in Iran, che sta facendo salire prezzi di carburanti, fertilizzanti e bollette elettriche in tutta Europa.
Per contenere l’impatto immediato su queste attività, la Commissione europea ha varato un quadro temporaneo di aiuti di Stato che prevede sussidi fino al 70% dei costi aggiuntivi e compensazioni semplificate fino a 50mila euro per impresa, con l’obiettivo di attenuare lo shock sui settori colpiti senza compromettere il funzionamento del mercato unico.
L’IMPATTO DELLA CRISI ENERGETICA IN NUMERI
La crisi in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia a livello globale, alimentato dalla chiusura dello stretto di Hormuz, nodo strategico per il transito di petrolio, gas e fertilizzanti. In questo contesto, come ricordato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nei primi 60 giorni di conflitto le importazioni europee di combustibili fossili sono aumentate di oltre 27 miliardi di euro, pari a circa 500 milioni di euro al giorno, mentre la risposta pubblica si è fermata a circa 10 miliardi.
L’impennata ha colpito in particolare il mercato dei fertilizzanti, con aumenti fino al 61% in un solo mese – afferma il Guardian -, e ha inciso sui costi operativi di agricoltori, pescatori e trasportatori, costretti a scegliere tra assorbire i rincari, trasferirli ai clienti o ridurre l’attività.
IL NUOVO QUADRO EUROPEO DEGLI AIUTI DI STATO
Per far fronte alla crisi, la Commissione europea ha approvato il quadro temporaneo METSAF (Middle East crisis temporary state aid framework), che resterà in vigore fino al 31 dicembre e potrà essere prorogato in base all’evoluzione della situazione.
Il meccanismo consente agli Stati membri di introdurre schemi nazionali di sostegno, approvati caso per caso da Bruxelles, destinati ai settori più colpiti.
I settori coinvolti includono agricoltura, pesca, acquacoltura e trasporti su strada e via mare intra-Ue, oltre alle industrie ad alta intensità energetica. Gli Stati potranno compensare fino al 70% dei costi aggiuntivi legati all’aumento di carburanti, fertilizzanti ed energia rispetto ai livelli precedenti alla crisi.
AIUTI FINO A 50MILA EURO E PROCEDURE SEMPLIFICATE
Accanto alle compensazioni percentuali, il sistema prevede un contributo forfettario fino a 50mila euro per impresa, pensato soprattutto per piccole aziende di trasporto, agricoltura e pesca.
Bruxelles ha semplificato le procedure in modo significativo: i beneficiari infatti non dovranno presentare ricevute dettagliate del carburante, ma soltanto stime dei costi sostenuti. Sebbene il sistema comporti un rischio di frodi, l’Ue ritiene che le difficoltà affrontate dalle piccole e medie imprese rendano necessario un approccio più flessibile, che consente di accelerare l’erogazione degli aiuti, prevista entro pochi mesi, anche se la velocità dipenderà dall’attuazione dei singoli governi nazionali.
DIFFERENZE TRA STATI E TENSIONI SUL MERCATO UNICO
Il nuovo schema lascia ampia flessibilità ai governi nazionali, che potranno modulare gli aiuti in base alle condizioni economiche interne, all’interno di regole comuni definite da Bruxelles.
Tuttavia, il sistema riapre il dibattito sugli squilibri tra Stati membri, legati alla diversa capacità fiscale di intervento. La Germania, scrive Euronews, risulta il principale beneficiario dei precedenti allentamenti delle regole sugli aiuti di Stato, con circa la metà degli aiuti approvati dal 2022 e 73,67 miliardi di euro stanziati nel solo 2022, pari a circa un terzo del totale Ue.
Questo squilibrio alimenta timori di distorsioni nel mercato interno e di una possibile competizione tra sussidi tra Paesi membri, soprattutto tra le principali economie europee e gli Stati più piccoli.
I SUPERPROFITTI DI TOTALENERGIES
Le tensioni sui prezzi energetici stanno colpendo anche l’industria europea e si intrecciano con il dibattito sui profitti del settore fossile. La multinazionale francese TotalEnergies, sottolinea il Guardian, ha registrato un utile netto in crescita del 51% nel primo trimestre, pari a 5,8 miliardi di dollari, nel pieno della crisi energetica, suscitando critiche politiche e sociali.
Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha affermato che l’azienda deve trovare un modo per redistribuire i profitti legati alla crisi, mentre dal settore delle Ong arriva la denuncia che “I profitti di guerra di TotalEnergies evidenziano la nostra persistente dipendenza dai combustibili fossili, i cui prezzi in forte aumento avvantaggiano ancora una volta gli azionisti a scapito dei consumatori” e che si tratta di una “logica cinica”, mentre “le famiglie pagano il prezzo elevato alla pompa”.
CHE FINE HA FATTO LA TRANSIZIONE ENERGETICA?
Il commissario europeo all’energia Dan Jørgensen ha avvertito che la crisi potrebbe durare fino a due anni, anche per i tempi necessari alla ricostruzione di infrastrutture energetiche nel Golfo Persico. Allo stesso tempo, nel dibattito europeo cresce la preoccupazione che i nuovi sussidi possano rallentare la transizione energetica: secondo alcune analisi citate dal Guardian, infatti, il rischio è quello di incentivare indirettamente la domanda di gas e combustibili fossili e di trasformare le misure in un sostegno temporaneo senza effetti strutturali sulla decarbonizzazione.







