Economia

Cosa dice il Financial Times di Intesa Sanpaolo e Unicredit

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Il valore di Intesa Sanpaolo. L’Ops di Intesa su Ubi Banca. Le ricadute negative dell’economia italiana sulle banche. E la diversa politica fra Intesa e Unicredit sugli accantonamenti nell’analisi del Financial Times

 

Intesa Sanpaolo ha il miglior valore di libro in Europa, ma le sue attività dovranno mantenere un altissimo livello di qualità per superare tutte le difficoltà che la attendono. Questa è l’opinione del quotidiano Financial Times.

Intesa Sanpaolo possiede al momento il migliore price/book value d’Europa, ovvero il miglior rapporto tra il costo di mercato di un’azione e il capitale proprio della società per azione. Il valore di libro della banca è il doppio di quello di alcuni importanti competitor europei come Barclays, Santander e Bnp Paribas, sottolinea Ft.

Secondo il quotidiano finanziario britannico, il fatto che Intesa Sanpaolo sia in testa nella classifica per questo valore è sorprendente, dato che l’Italia è stata la nazione colpita più duramente dal coronavirus e si trova ad affrontare una difficile situazione economica di fronte.

Il motivo di questo “dipingere prospettive più rosee per il business rispetto invece a quanto non facciano i concorrenti”? “Gli scettici ritengono che Intesa non voglia destabilizzare l’offerta ostile su Ubi Banca”.

Proprio sull’Ops, l’Antitrust ha avviato un’istruttoria con un provvedimento in cui ha sottolineato come Intesa di fatto castrerebbe le aspirazioni da terzo polo bancario nazionale di Ubi.

Una mossa, quella di Intesa, che ha anche indotto una reazione di Unicredit, che ha chiesto al Garante di essere audita di sicuro in funzione anti Intesa e che fa già gongolare la banca guidata dall’ad, Victor Massiah.

Tra l’altro nel provvedimento con cui l’Agcm ha avviato l’istruttoria c’è una mappa precisa delle sovrapposizioni settoriali e territoriali con l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa e che – secondo il Garante – potrebbero intaccare l’equilibrio concorrenziale attuale nel comparto bancario italiano.

“Intesa – aggiunge poi il FT – non ha preso neanche in considerazione che lo scenario potesse far saltare l’operazione. Anzi, è resa ancora più necessaria in un mercato del credito sovraffollato”. “Ma il successo non è garantito”, fa notare il quotidiano della City.

Il giornale finanziario teme poi contraccolpi per l’arretramento economico dell’Italia sulle banche.

La Commissione europea ha predetto che l’economia italiana si contrarrà del 9,5 per cento quest’anno. Questo dato rappresenta un declino esponenzialmente maggiore rispetto, ad esempio, alla contrazione del 6,5 per cento prevista per la Germania.

Intesa è ancora molto esposta rispetto al debito sovrano dell’Italia, come del resto tutte le altre banche del paese. Secondo alcuni osservatori, l’operato ottimale dell’istituto di credito si spiega grazie al successo dei suoi settori di gestione dei beni – anche detto asset management – e di consulenza finanziaria per clienti di alto livello – private banking.

Anche il comparto assicurativo della banca ha avuto enorme successo, e il ramo delle assicurazioni sanitarie potrebbe beneficiare del fatto che in seguito all’emergenza causata dal coronavirus si prevede che un maggior numero di persone si interesserà a queste polizze. Qualsiasi sia la causa del successo della banca, secondo il il vicedirettore del Financial Times, Patrick Jenkins, autore dell’articolo. Intesa Sanpaolo dovrà continuare ad ottenere dei risultati sorprendenti per rispondere ai problemi che si trova di fronte, ovvero una recessione, debiti in crescita e l’esposizione al debito sovrano italiano.

Il giornale finanziario dà una lettura differente rispetto a quella che è stata fatta dai media italiani sulla diversità di impostazione in materia di conti e accantonamenti fra Intesa e Unicredit: “Intesa ha accantonato a malapena 800 milioni di euro per perdite su crediti nel trimestre. Unicredit, pur essendo meno esposta sul mercato domestico italiano, ha accantonato 1,3 miliardi di euro. Gli analisti di Jefferies sottolineano che le previsioni di perdite su crediti di Intesa, attraverso le sue proiezioni sul “costo del rischio”, sono anch’esse molto più che ottimistiche. Mentre Unicredit si aspetta un costo di rischio fino al 2,4 per cento sul portafoglio prestiti italiano, Intesa prevede un rischio inferiore all’1 per cento su tutta la linea. Alcune delle differenze possono essere giustificate da una migliore qualità del credito ma anche qui sembra esserci un grande atto di fede”.

Conclusione di Jenkins: “Potrebbe anche essere vero che Intesa Sanpaolo è meglio gestita, con un capitale più forte e un mix di ricavi più solido rispetto a molti concorrenti. Ma la “outperformance” dovrebbe essere estrema per compensare tutti i venti contrari che deve affrontare – recessione, escalation dei debiti in sofferenza e la forte esposizione ai titoli di Stato italiani – e giustificare comunque una valutazione sostanzialmente superiore rispetto a ogni altra banca dell’Ue”.

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