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Come si finanzierà la proroga del taglio delle accise

Il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga fino al 1 maggio della riduzione delle accise sui carburanti: la misura costerà 500 milioni di euro. Tutti i dettagli.

Il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga fino al 1 maggio della riduzione delle accise sui carburanti, che era stata introdotta con il decreto legge del 18 marzo per contrastare il rincaro di benzina e gasolio. La riduzione – che vale 24,4 centesimi al litro – sarebbe altrimenti scaduta il 7 aprile.

QUANTO COSTA LA MISURA E DA DOVE ARRIVANO I FONDI

La proroga delle accise costerà 500 milioni di euro, provenienti per 200 milioni dall’extra-gettito dell’Iva tramite il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” (cioè la variabilità delle imposte sulla vendita dei carburanti a seconda dell’andamento dei prezzi), e per i restanti 300 milioni dal congelamento delle aste sulle quote di emissione di CO2.

Di questi 500 milioni, 30 milioni verranno destinati specificamente al sostegno delle aziende agricole, colpite in particolare dalla crescita del gasolio, il combustibile più utilizzato dalle macchine agricole.

LE RACCOMANDAZIONI EUROPEE

L’Italia è uno dei paesi dell’Unione europea che applica le accise più alte sulla benzina e sul gasolio, che garantiscono allo stato un gettito annuo che si aggira sui 25 miliardi di euro.

Al di là della loro rilevanza per i conti pubblici, le accise fungono anche da disincentivo all’utilizzo di combustibili fossili. Per questo motivo, la loro riduzione entra in contrasto con le richieste della Commissione europea, che ha invitato i paesi dell’Unione a limitare i consumi di carburante per i trasporti in vista di un possibile aggravamento della crisi energetica scatenata dalla guerra nel golfo Persico.

D’altra parte, lo sconto sulle accise serve a evitare che il rincaro di benzina e gasolio, facendo crescere i costi di trasporto delle merci, si rifletta sui prezzi dei beni di consumo e riduca il potere d’acquisto dei cittadini.

L’ACCORDO SU TRANSIZIONE 5.0

Il decreto approvato oggi recepisce, inoltre, il recente accordo con le associazioni datoriali su Transizione 5.0, il programma di incentivi per la digitalizzazione e l’efficientamento energetico delle imprese. Le cosiddette “aziende esodate” di Transizione 5.0 – cioè quelle che avevano presentato richiesta di credito d’imposta entro la fine di novembre scorso, prima che le risorse terminassero – avranno accesso a 1,5 miliardi, 200 milioni in più di quanto stanziato nella legge di bilancio.

LO SFORAMENTO DEL 3 PER CENTO DEL DEFICIT

Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha discusso della possibilità di sforamento del limite del 3 per cento del deficit, commentando la “volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica”.

“È chiaro”, ha detto, “che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile. Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana. Lo farò in qualsiasi consenso internazionale a cui parteciperò, perché questa è la realtà”.

Riferendosi al finanziamento della proroga della riduzione delle accise, invece, Giorgetti ha specificato che “per 200 milioni c’è l’auto copertura che deriva dall’incremento del gettito Iva. Per altri 300 milioni, sono risorse che sono state recuperate dalle risorse Ets che non erano state ancora utilizzate, avendo premura di non toccare quelle che erano state destinate originariamente al sollievo degli energivori”.

– Leggi anche: Che succede tra Giorgetti e Urso?
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