L’offerta parte da Milano, ma la battaglia si combatte ormai tutta in Germania. A Francoforte, dove le torri di vetro delle banche dominano ancora il profilo della città sul Meno, Commerzbank ha deciso di rispondere all’avanzata di Unicredit giocando la carta dell’autonomia: un piano aggressivo, più redditività, costi ridotti e un’altra sforbiciata agli organici da qui al 2030.
La banca tedesca prova così a convincere investitori, dipendenti e governo federale che può reggersi sulle proprie gambe senza finire sotto controllo italiano. Il gruppo guidato da Bettina Orlopp vuole portare il rendimento del capitale proprio al 21% entro la fine del decennio, rispetto all’8,7% registrato nel 2024, e intanto mette in conto altri 3.000 posti di lavoro in meno a tempo pieno. Una parte dei tagli, spiegano a Francoforte, sarà legata all’uso crescente dell’intelligenza artificiale nelle attività amministrative e nei servizi interni.
LA RISPOSTA DI FRANCOFORTE
La nuova strategia – osserva l’Handelsblatt – è il segnale più chiaro inviato finora a Unicredit, entrata nel capitale di Commerzbank nel 2024 e ormai arrivata a ridosso del 30%. Da mesi, nei palazzi della finanza tedesca, il dossier viene seguito quasi come una questione nazionale. Anche perché il governo federale conserva circa il 13% della banca nata dal salvataggio pubblico durante la crisi finanziaria e continua a opporsi apertamente a una cessione.
Martedì scorso il gruppo italiano ha lanciato formalmente la sua offerta pubblica di acquisto, mettendo sul tavolo 0,485 azioni Unicredit per ogni titolo Commerzbank. Ai prezzi attuali, però, l’operazione convince poco molti investitori tedeschi, scrive il quotidiano economico: da qui la scelta della dirigenza di Francoforte di alzare il livello dello scontro, presentando conti trimestrali migliori delle attese e obiettivi più aggressivi rispetto ai piani annunciati soltanto pochi mesi fa.
NEL PRIMO TRIMESTRE UTILE NETTO +9% a 913 MILIONI
Nel primo trimestre l’utile netto è aumentato del 9%, arrivando a 913 milioni di euro, mentre il rendimento del capitale proprio ha raggiunto il 12,7%. La banca ha anche rivisto al rialzo le previsioni annuali e ora punta ad almeno 3,4 miliardi di euro di utile nel 2026. “La nostra strategia sta dando risultati più rapidamente del previsto”, ha detto Orlopp, salita al vertice della banca nell’ottobre scorso, poche settimane dopo l’ingresso di Unicredit nel capitale, anche con il compito di stoppare l’offensiva da Milano.
LO SCONTRO CON ORCEL
Dietro i numeri, però, si intravede uno scontro che da finanziario sta diventando sempre più politico e personale. Commerzbank ha accusato apertamente l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, di aver presentato un progetto “vago” e con “notevoli rischi di attuazione”. In una dettagliata presentazione agli investitori, la banca tedesca sostiene inoltre che il gruppo italiano avrebbe fornito “un quadro distorto” della redditività e delle capacità tecnologiche dell’istituto di Francoforte.
Orcel replica accusando il management tedesco di aver chiuso le porte al dialogo dopo due incontri tenuti tra fine marzo e inizio aprile. Il banchiere italiano continua a sostenere di non voler prendere subito il controllo della banca, ma punta comunque a superare la soglia del 30%, quella oltre la quale scatterebbe normalmente l’obbligo di un’offerta totale.
Superare quel limite gli darebbe margini più ampi per rafforzare in seguito la partecipazione, sottolinea l’Handelsblatt, che poi riassume la proposta italiana: il piano di Unicredit prevede una ristrutturazione profonda di Commerzbank, compreso un ridimensionamento della presenza internazionale e circa 7.000 esuberi in Germania. Anche per questo, a Francoforte, management e sindacati stanno cercando di compattare il fronte interno attorno all’idea di una banca ancora indipendente.
IL COMPROMESSO SINDACALE
Anche il piano targato Commerzbank, comunque, ha un costo sociale significativo. Ai 3.900 tagli già annunciati con la strategia presentata all’inizio del 2025 se ne aggiungono ora altri 3.000. A voler essere maliziosi, sono di fatto i 7.000 indicati da Unicredit. La banca sostiene però che il numero complessivo dei dipendenti dovrebbe restare stabile, intorno alle 36.700 unità, grazie a nuove assunzioni soprattutto nelle sedi estere e nei centri digitali.
Nel quartier generale di Francoforte il ricorso all’intelligenza artificiale viene descritto ormai come “inevitabile”. Il presidente del comitato aziendale, Sascha Uebel, ha definito ogni riduzione del personale “semplicemente una schifezza”, spiegando però di aver dovuto e voluto inghiottire la polpetta avvelenata perché i rappresentanti dei lavoratori hanno preferito trattare per accompagnare la trasformazione invece di opporsi senza margini di manovra.
Accondiscendenza tattica? Realismo difensivo? Il compromesso sindacale asseconda il consolidamento della linea Maginot dell’istituto, ma non è senza controgaranzie. Secondo gli accordi raggiunti con la direzione, fino alla fine del 2030 dovrebbero essere esclusi licenziamenti per motivi aziendali grazie a prepensionamenti e misure sociali concordate.
L’intesa, però, vale soltanto nel caso in cui Commerzbank resti autonoma. “Con l’acquisizione del controllo da parte di Unicredit interromperemo qualsiasi collaborazione costruttiva”, ha avvertito Uebel. Questo è il clima che si respira oggi tra Francoforte e Berlino.







