Economia

Come e perché il centrodestra sparacchia contro Del Vecchio per Mediobanca e Generali

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Che cosa temono Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia per le ricadute su Assicurazioni Generali con la mossa di Del Vecchio (Delfin) in Mediobanca

 

Leonardo Del Vecchio, l’84enne fondatore di Luxottica, ha presentato alla Banca Centrale Europea tramite Bankitalia la richiesta di autorizzazione per salire al 20% del capitale di Mediobanca.

L’indiscrezione, riportata ieri a grandi lettere da Repubblica (edita da Gedi-Exor) diretta da Maurizio Molinari, è stata confermata oggi dalla holding di Del Vecchio.

Erano comunque note le mire di Del Vecchio, da pochi mesi primo socio di Piazzetta Cuccia con poco meno del 10%, di portarsi ad una percentuale di capitale dove nessuno era mai arrivato.

In un’Europa ora alle prese più con l’emergenza economica che con quella sanitaria a causa del Coronavirus, la Bce ha 90 giorni per autorizzare l’ascesa del capo di Delfin, la holding finanziaria del gruppo.

Movimenti che non sono passati sotto silenzio dalle parti del centrodestra, preoccupato che possano precludere a scalate ostili da parte di stranieri, magari francesi (il colosso Axa). I nuovi Lanzichenecchi – secondo Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – in particolare potrebbero puntare a Generali, di cui Mediobanca è primo azionista.

LA MOSSA DI DEL VECCHIO

Dunque Del Vecchio ha inoltrato ufficialmente a Francoforte la richiesta di essere autorizzato a salire al 20% del capitale di Mediobanca. La domanda, trasmessa tramite la Banca d’Italia, seppure accolta sarà comunque un’opzione a disposizione sua e della sua holding, Delfin, che lo porterebbe in sostanza a controllare 1 azione su 5 di Piazzetta Cuccia, cosa mai avvenuta prima. Una mossa che, secondo fonti vicine all’imprenditore di Agordo citate dall’agenzia Agi, “non è ostile” ed è invece diretta a difendere il mondo finanziario italiano in un momento in cui le quotazioni sono scese molto a causa della pandemia da Covid-19.

LA SITUAZIONE IN MEDIOBANCA

Il patron di Essilor peraltro sta “approfittando” di una situazione a lui favorevole visto che in Mediobanca non c’è più il patto di sindacato che fino agli anni scorsi in sostanza blindava il controllo della merchant bank. Il primo socio è appunto Del Vecchio con il 10%, a seguire Mediolanum (3,3%), la famiglia Benetton (2,1%) e Fininvest (2%). L’ex patto di sindacato copra circa il 12,6% dell’azionariato.

GENERALI, TUTTI I PERCHE’ DELLA GUERRA DELFIN-MEDIOBANCA. IL PUNTO DEL DIRETTORE DI START, MICHELE ARNESE

Piazzetta Cuccia è poi legata a doppio filo a Generali, di cui detiene il 13% davanti a un gruppo di imprenditori (Caltagirone, Del Vecchio, i Benetton, i De Agostini) che “valgono” oltre il 15% del Leone di Trieste.

DEL VECCHIO E UNICREDIT

Un altro capitolo recente delle alleanze finanziarie del fondatore di Luxottica riguarda il rapporto con Unicredit, molto stretto durante il tentativo di conquistare lo Ieo, l’istituto europeo di oncologia con sede a Milano fondato da Umberto Veronesi. A fine 2017 Del Vecchio è salito al 18,4% del capitale dello Ieo grazie al disimpegno, improvviso, dell’istituto di credito guidato da Jean-Pierre Mustier. Da ricordare che il maggior socio dello Ieo è proprio Mediobanca con il 25,4%. In seguito peraltro l’imprenditore ha subito un forte “schiaffo” dai soci dell’istituto che hanno detto no alla sua proposta di realizzare una nuova città della salute. Una proposta “abbellita” da una donazione di 500 milioni di euro.

Sempre il disimpegno di Piazza Gae Aulenti ha favorito, pochi mesi fa, il raggiungimento del 10% del capitale di Mediobanca. Unicredit infatti aveva collocato sul mercato la sua quota di Piazzetta Cuccia – pari all’8,4% – a un prezzo scontato del 2% rispetto al prezzo di chiusura in Borsa realizzando una plusvalenza di oltre 50 milioni. Un’uscita giustificata dall’ad Mustier con la necessità di eliminare il conflitto di interesse visto che entrambi gli istituti operano nel settore dell’investment banking. Ecco che, pochi giorni dopo, Delfin è salita al 10%, con un’operazione che – secondo l’agenzia Bloomberg – avrebbe avuto l’obiettivo di mantenere Generali in mani italiane con il placet degli altri azionisti privati del gruppo assicurativo.

FRATELLI D’ITALIA: E’ IL COLPO DEL SECOLO

Fortemente turbato è Adolfo Urso, responsabile del dipartimento Imprese e Attività produttive di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. “Tra poco nella insipienza dei più, e con la complicità di alcuni, il sistema bancario e assicurativo italiano parlerà solo francese. Cosa ha da dire la Banca d’Italia e cosa la Consob? E il governo era all’oscuro di tutto?” si domanda Urso che definisce la mossa di Del Vecchio “il colpo del secolo”. Peraltro Repubblica “descrive in modo positivo l’operazione. E come poteva essere altrimenti? La stessa proprietà del quotidiano è impegnata in una grande fusione con una azienda francese, controllata dallo Stato, che assomiglia molto a quella che la stessa Luxottica/Delfin ha realizzato sempre con una azienda francese”.

GENERALI, TUTTI I PERCHE’ DELLA GUERRA DELFIN-MEDIOBANCA. IL PUNTO DEL DIRETTORE DI START, MICHELE ARNESE

Solo pochi mesi fa, a gennaio prima dell’emergenza coronavirus, il Copasir aveva deciso di avviare una serie di audizioni sul rischio scalate per gruppi italiani: Unicredit, Assicurazioni Generali, ma non solo. A Start Magazine Urso era stato chiaro, rivelando già da allora la determinazione a seguire la questione da vicino: “Il Copasir, ove avvertisse l’esigenza, può fare una relazione al Parlamento, come fatto per il 5G, evidenziando anche le necessità legislative”.

LEGA: VALORIZZARE ASSET STRATEGICI

Sulla stessa lunghezza d’onda il Carroccio che chiede di valorizzare Mediobanca e Generali, “asset strategici”. “Rappresentano un bene per l’Italia e in questo momento non possiamo indebolire le nostre banche – spiega il deputato e tesoriere della Lega, Giulio Centemero, in un intervento pubblicato ieri da Start Magazine – . Il Governo deve interessarsi a questa vicenda. Non possiamo correre il rischio di perdere i nostri asset strategici”. Secondo Centemero “Mediobanca e a maggior ragione Generali sono tra le più grandi società italiane. Non conosco le intenzioni di Del Vecchio ma abbiamo visto la mossa di Unicredit che ha venduto l’intera quota in Mediobanca non ritenendola più una partecipazione strategica e facendo altre valutazioni. Ora lo scenario intorno a Mediobanca è cambiato significativamente, bisogna vedere che cosa succederà”.

Il deputato della commissione Finanze evidenzia che “l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, sta facendo bene” mentre è critico con il governo che a suo dire non si sta interessando della finanza. Un appunto anche su come Palazzo Chigi sta gestendo la questione golden power. “Non capisco come su una materia così importante il Governo se ne sia uscito con un Dpcm. Era meglio un decreto immediatamente esecutivo che poi avrebbe permesso al Parlamento di esprimersi”.

FORZA ITALIA ANNUNCIA INTERPELLANZA

Preoccupata anche Forza Italia che, con il deputato della commissione Bilancio Mauro D’Attis, annuncia un’interpellanza urgente per chiedere “al Governo se è al corrente della crescente influenza straniera su Mediobanca, se sono state rilevate procedure anomale nell’evoluzione del quadro azionario di Mediobanca e di Generali e se sono state rilevate procedure anomale, e se, soprattutto, l’esecutivo è intenzionato a tutelare l’interesse nazionale evitando che il controllo di Assicurazioni Generali possa finire in mani straniere tramite l’operazione messa in campo da Del Vecchio”.

In un’intervista ad Affaritaliani D’Attis non ha dubbi: Del Vecchio è un imprenditore italiano “ma le società sono tutte lussemburghesi. L‘interesse è francese, di creare una partnership con Axa”. Il parlamentare azzurro prosegue: “Del Vecchio, come ha dichiarato sempre, vede per Generali un futuro di partnership con Axa. In più, con una fusione nel 2018 ha legato la sua Luxottica alla francese Essilor e poi si è mosso per acquistare azioni Mediobanca con la banca d’affari transalpina Natixis. Del Vecchio a parte nell’azionariato della merchant bank non c’è niente di italiano di fatto. L’operazione è pericolosa”. D’Attis poi rivela che della questione se ne sta occupando anche il Copasir e che “verrà interessato anche il comitato per la golden power”.

GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL TEMA:

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