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Chi vuole continuare il Palio con Mps a Siena?

Programma Gualtieri

Mps: la relazione del ministro dell’Economia, Franco, in Parlamento, la prospettiva di Unicredit, il vociare politicistico senza costrutto e gli errori del passato. L’analisi di Gianfranco Polillo

 

La complicità del calendario, nella vicenda Mps, giocherà a favore del Pd o del centro destra? Non sembrerebbe, ma questo é stato l’interrogativo, che ha aleggiato durante tutto il tempo in cui, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, dopo un’impeccabile relazione, è stato sottoposto al fuoco di fila dei membri delle due commissioni Finanza di Camera e Senato. Ovviamente nessuno è stato in grado di fornire le risposte, e lo stesso ministro si è guardato bene dal misurarsi con questo scenario. Il Governo – questa la risposta – andrà avanti lungo la strada tracciata. Che ha degli step già definiti. Di cui si renderà conto al Parlamento e al resto della pubblica opinione, con la necessaria tempestività e trasparenza.

Di questo, del resto, si discute anche fuori dal Parlamento. Alcuni temono che Siena diventi una trappola mortale per Enrico Letta. Che non solo ha deciso di candidarsi alle politiche, nel seggio lasciato libero da Pier Carlo Padoan, dimessosi da deputato dopo aver accettato di salire sullo scranno più alto (presidenza) di Unicredit. Ma ha ritenuto opportuno di declinare urbi et orbi il suo convincimento: se non sarò eletto mi dimetterò da segretario del Pd. Coazione a ripetere di tanti ex segretari di quella formazione politica. Da Walter Veltroni, con il pallino dell’Africa, a Matteo Renzi, prima del referendum costituzionale.

Ma nemmeno nel centro destra i sonni sono tranquilli. Come reagiranno i senesi, di fronte al crollo di una Banca che sta lì da oltre 500 anni? Che ne ha segnato la vita e le abitudini. Accompagnato l’alternarsi delle diverse generazioni, garantendo loro un benessere relativo. Monte dei Paschi non era solo una banca. Era la mamma premurosa. Attraverso la Fondazione, finanziava tutto quello che poteva finanziare: dalla squadra di pallacanestro alla cultura. Un terzo dei senesi vi lavorava, un altro terzo vi aveva lavorato d l’ultimo terzo sperava di lavorarvi, una volta terminati gli studi. E poi c’erano le obbligazioni e i titoli finanziari, più solidi di Rocca Salimbeni, prima che Giuseppe Mussari, da Catanzaro, decidesse di espugnarla nel grande risiko bancario.

Come reagiranno? Si ribelleranno contro una sinistra le cui malefatte, come va ripetendo Massimo Cacciari, hanno trasformato quella bellissima città in una “fogna”? Oppure, presi da disperazione, si getteranno al grido di “si salvi chi può” nelle mani del candidato-segretario, che parla di rilancio della città, verso una nuova vita. Nella speranza di far leva sul senso di colpa del presidente di Unicredit, quel Pier Carlo Padoan che, per la verità, da deputato non se li era tanto filati. Comunque sia due atout a disposizione: che nell’incertezza del domani possono rappresentare una possibile salvezza.

Ed ecco allora l’incertezza. Il confondersi dei ruoli. In Commissione deputati e senatori del Pd e della Lega, che si sostengono a vicenda. Come dice giustamente il deputato che mi ha preceduto. Sono d’accordo con il capo gruppo del Pd. Poi vai a vedere e scopri che leghisti e piddini sono due cuori ed una volontà. Del resto non fanno entrambi parte di un’unica, seppur poco granitica maggioranza? Ma dietro le convergenti proposte, che puntano tutto ad un rinvio, c’é la voglia di giocare una partita diversa. Di evitare cioè che la tirannia delle circostanze possa portare acqua al mulino dell’uno o dell’altro.

Cose ovviamente non dette, in modo così esplicito. No: il dibattito è stato rigorosamente scientifico. Domani – una delle motivazioni – uscirà la semestrale della Banca. Metterà in luce un relativo miglioramento della situazione patrimoniale e reddituale. Il peggio potrebbe essere alle nostre spalle. Del resto il Covid, con le sue ricadute sul terreno economico, ha drammaticamente accentuato gli elementi di fragilità finanziaria e sociale dell’intero Paese. Se poi si guarda alle prospettive di una congiuntura che è migliore di quanto si potesse sperare, ecco allora che le prossime semestrali della Banca non saranno peggiori, ma migliori.

Ergo? Aspettiamo. Trattiamo con l’Europa per avere una proroga piccola piccola. E nel frattempo allarghiamo i nostri orizzonti. Cerchiamo altri partner disposti a rompere quel duopolio che altrimenti si creerebbe tra Banca Intesa Sanpaolo da un lato ed Unicredit dall’altro. Tutti concentrati nel Nord del Paese, mentre il Mezzogiorno, nonostante le rinnovate promesse del PNRR, resta ancora abbandonato a se stesso. E costretto, se tutto andrà bene, a prendersi gli scarti dell’operazione. Quelle filiali e quel personale che non troveranno posto nelle zone più nobili del Paese.

Di parere nettamente contrario solo alcuni. Personaggi fuori dal coro, ma soprattuto esterni ai grandi partiti. Da questi, invece, l’invito a fare presto. E non solo perché del “doman non c’é certezza”. Ma soprattutto perché la situazione sembra volgere al peggio. Oggi esistono margini che possono essere meglio utilizzati, stante le salvaguardie concesse. Ma già nei prossimi mesi si porrà il problema di un possibile rientro. E quindi la possibile stretta ridurrà i margini di manovra. Meglio quindi accelerare. E poi, parliamoci chiaro: la crisi di Monte dei Paschi é iniziata nel 2005, con l’acquisto della Banca del Salento (Banca 121), poi continuata con l’intervento su Antonveneta. Dal 2009 al 2017 i soli aumenti di capitale sono stati pari a 23,5 miliardi.

Nel 2016 il titolo di Mps, in borsa valeva più di 25 euro, le ultime quotazioni parlano di 1,14. Interi patrimoni di piccoli risparmiatori andati in fumo. Al punto che coloro che sottoscrivevano gli aumenti di capitale, dopo solo un anno, dovevano registrare una perdita dei risparmi investiti, pari al 70 per cento circa. A dimostrazione di quanto fosse vero quel detto secondo il quale i senesi avevano penato per oltre 500 anni ad accumulare un patrimonio, che nel giro di poco tempo era stato dilapidato da politici con pochi scrupoli e niente cervello. Meglio allora darci un taglio. Per evitare quel peggio a quale non esiste limite.

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