Economia

Chi sbuffa contro Salini Impregilo su Progetto Italia

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Rating tagliato. Confindustria critica. Dibattito fra banchieri. Problemi in Polonia. Tweet velenosetti dei vertici di Cdp. Sbuffi della maggioranza di governo. Discussioni in assemblea sulle remunerazioni dei vertici. Che succede a Salini Impregilo negli ultimi giorni?

E’ quello che si chiedono molti addetti ai lavori, anche se i consulenti che seguono il dossier Progetto Italia, il campione nazionale delle costruzioni che dovrebbe nascere grazie a Salini Impregilo, Cassa depositi e prestiti, banche e altre aziende del comparto (salvando tra l’altro Astaldi), sono ottimisti sul piano.

Il Progetto Italia dovrebbe essere esaminato venerdì 12 luglio da un cda di Cdp, a ridosso del termine del 15 luglio per la presentazione in Tribunale del piano concordatario di Astaldi. Non sono attese deliberazioni dalla Cassa ma la formalizzazione dell’impegno a proseguire le trattative. Un documento che, assieme alla comfort letter delle banche creditrici impegnate a ristrutturare il debito di Astaldi, dovrebbe servire al general contractor per strappare ai giudici una mini proroga di un paio di settimane per la messa a punto del piano. Gli azionisti della Cassa (Tesoro e fondazioni) stanno vagliando i documenti. Il Mef vede di buon occhio l’operazione che da un lato darà spessore al comparto italiano e dall’altro eviterà disastri aziendali di società del settore in cattivo stato di salute (qui l’approfondimento con le ultime novità sulle aziende).

Ieri, però, non sono mancate le cattive notizie per Salini Impregilo. Fitch ha tagliato il rating di Salini da ‘BB+’ a ‘BB’, assegnandogli un outlook negativo. Sul downgrade pesa “un profilo finanziario che si sta indebolendo a causa della combinazione di un aumento della leva finanziaria, di una più debole redditività e dell’aspettativa di un aumento del capitale circolante”. Mentre l’outlook risente delle “incertezze e dei rischi di esecuzione che l’acquisizione di Astaldi comporta per il profilo finanziario e di business di Salini”, che si troverebbe “maggiormente esposto al mercato italiano” con i suoi problemi di redditività e scarsa crescita.

Bordate critiche su Progetto Italia sono arrivate da Confindustria. O meglio dai costruttori aderenti all’Ance, l’associazione confindustriale Infatti l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha stimmatizzato Progetto Italia (ma sono piccoli costruttori, nota Monitorimmobiliare). L’assemblea dei costruttori “ha ritenuto che, sulla base degli elementi finora acquisiti, il Progetto Italia non garantisce la tutela dell’intero sistema imprenditoriale”. “Pur condividendo l’obiettivo di creare un grande player internazionale” l’operazione, che tra l’altro prevede “il coinvolgimento diretto” della Cdp, “non convince” alla luce dei suoi “effetti sul mercato”, in particolare per quanto riguarda la “tutela della concorrenza, valore che da sempre l’Ance considera prioritario”.

Sulla tutela della concorrenza, con i riflessi anche sulle gare che bandiranno società come Ferrovie e Anas, ci sono state le rassicurazioni di un amministrativista come Marcello Clarich che, in un’intervista a Start, ha rassicurato sul tema visto che comunque Cdp sarà socio di minoranza di Progetto Italia. Al governo, Ance ha comunque chiesto “un’efficace politica industriale” che possa garantire “il ruolo centrale” delle costruzioni e “mettere in campo soluzioni di sistema” per tutto il comparto.

Il gruppo ha risposto all’Ance. Salini si è detto disponibile “ad aprire tavoli con tutti i soggetti rappresentativi della filiera”, assicurando ricadute positive anche per le pmi. Che se la dovranno vedere con un gruppo la cui quota di mercato non supererà comunque il 4,2% e che non avrà interesse ad acquisire commesse inferiori ai 250 milioni. “Abbiamo fatto molto per le piccole medie imprese italiane, sia in Italia che all’estero, con 5,7 miliardi di euro di ordini ad aziende italiane tra Salini ed Astaldi negli ultimi 5 anni. Faremo senz’altro di più con il Progetto Italia”, hanno assicurato alle agenzie di stampa fonti vicine all’azienda. Che sottolineano come “il segmento delle grandi opere ha bisogno di grandi aziende, grandi disponibilità di garanzie e di referenze per competere nel mercato internazionale. Questa è la precondizione per garantire occupazione e continuità dei cantieri in corso e per dare prospettive alla filiera”.

Salini, di fatto, ha già incassato il sì dei banchieri dei grandi istituti che parteciperanno alla nascita di Progetto Italia: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl-Bnp Paribas (che però deve avere da Parigi ancora l’ok), Mps. Non mancano però, nelle seconde file dei management degli istituti interrogativi e incognite sull’operazione, come raccontato ieri da Start.

A sorpresa ieri c’è stato un tweet velenosetto del vicepresidente della Cassa depositi e prestiti, Luigi Paganetto, che ha diviso gli osservatori: è una stilettata a Salini o alla stessa Cassa?

Ma anche gli advisor di Salini hanno sbuffato in privato su Paganetto: nell’intervista di ieri alla Stampa, l’economista battitore libero (ieri c’è stata bufera sulla sua frase di un intervento in Alitalia) ha definito Cdp azionista di riferimento di Progetto Italia, mentre sarà Salini ad avere quasi il 50% di Progetto Italia: tanto che ha già realizzato sito e campagna promozionale per intestarsi obiettivi e meriti del piano, destando più di uno stupore nel settore.

Non sarebbe, comunque, l’unica frizione che c’è stata in questi giorni fra Salini Impregilo e Cdp, come raccontato negli scorsi giorni da Start. Un vero e proprio casus belli si è scatenato dopo l’indiscrezione di giorni fa del Sole 24 Ore secondo cui Salini auspica come presidente di Progetto Italia il banchiere Claudio Costamagna. Peccato che la presidenza spetterebbe alla Cdp e che Costamagna sia stato sostituito come presidente di Cdp con l’entusiasmo di Movimento 5 Stelle e Lega. Il nome di Costamagna gradito a Salini ha fatto borbottare non poco nei corridoi sia del Tesoro che della Cassa depositi e prestiti. Anche perché, come ha fatto notare Alessandro Da Rold del quotidiano La Verità, Costamagna – oltre ad essere stato presidente di Salini Impregilo – è “attualmente consigliere di Athena Partecipazioni, la cassaforte proprio di Salini”.

Anche tra gli attuali azionisti di Salini c’è qualcuno che mugugna. Secondo indiscrezioni finanziarie milanesi, nel corso dell’assemblea del gruppo che ha approvato il bilancio 2018 alcuni soci di Salini Impregilo hanno sollevato perplessità sulle remunerazioni troppo elevate – secondo loro – dello stesso Salini.

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