Economia

Che cosa farà Invitalia per Popolare Bari, ex Ilva e Fca

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Parole, azioni e incognite di Invitalia (100% Mef) su dossier sistemici come Popolare di Bari, ex Ilva ed Fca. Fatti, nomi e approfondimenti

L’intervento pubblico serve, ma “se qualcuno pensa che in Italia nel 2020 si possa rifare la Gepi del 1971, un ricettacolo di fallimenti mascherati, è fuori dal mondo”. Parola dell’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, in un’intervista al Corriere della Sera in cui spiega che “semmai, serve un soggetto pubblico con un portafoglio di strumenti per consolidare la ripresa. Un soggetto facilmente riferibile allo Stato, ma capace di negoziare. Invitalia non può fare tutto”, ha aggiunto il capo azienda della holding controllata dal ministero dell’Economia e vigilata anche dal ministero dello Sviluppo economico.

Arcuri ha strappato la quinta conferma al vertice di quella che agli inizi era Sviluppo Italia e che in molti nei due decenni passati hanno ciclicamente chiesto anche in Parlamento di rivedere se non di sopprimere. Tra questi anche alcuni parlamentari pentastellati che hanno fatto le bucce alla gestione di Arcuri senza ricevere mai risposte né dal Conte 1 né dal Conte 2.

IL RAPPORTO STRETTO FRA ARCURI E CONTE

D’altronde, secondo le ricostruzioni giornalistiche, è soprattutto grazie a un rapporto di stima che si è instaurato fra il premier Giuseppe Conte e Arcuri – a partire dal contratto di sviluppo nel foggiano festeggiato un anno fa – che il capo azienda della holding statale Invitalia è stato confermato dall’esecutivo sostenuto da M5s, Pd, Leu e Italia Viva (il movimento renziano si è distinto per entusiasmi pubblici sui social per il nuovo consiglio di amministrazione di Invitalia, dove c’è anche un nome indicato da M5s su cui lo stesso Fatto Quotidiano, per nulla anti M5s, ha espresso rilievi).

LA CONTINUITA’ IN INVITALIA

Ma Arcuri e il nuovo presidente Andrea Viero (indicato dal Pd) sono al lavoro in continuità con l’attività del passato (grazie a un vertice della struttura composto tra l’altro da dirigenti-economisti di impostazione liberale e liberista). Ma i dossier si accavallano e diventano sempre più rognosi e sistemici. Come ad esempio il caso Taranto. In merito all’ex Ilva, “ora c’è molta attenzione sulla trattativa con i Mittal sul numero degli esuberi, ma vanno visti anche altri elementi”, ha sottolineato Arcuri.

IL NODO TARANTO

“È in vigore un Contratto istituzionale di sviluppo su Taranto – risorse nazionali e europee – che vale un miliardo. Dobbiamo vedere se e come fare investimenti incrementali, per esempio cominciando a restaurare la città vecchia. E come finalmente bonificare il territorio fuori dallo stabilimento. Progetti che possono, tra l’altro, assorbire personale in esubero dall’ex Ilva”.

LO SCENARIO PER ILVA SECONDO INVITALIA

Sulla possibilità di rilevare una quota, “non so chi sia il soggetto pubblico che possa partecipare al capitale dell’ex Ilva. Di certo l’unica ragione per farlo, magari in via temporanea, è accompagnare e soprattutto controllare l’attuazione del nuovo piano industriale”, ha detto Arcuri, secondo cui il piano “va visto nel quadro del piano di ArcelorMittal nel mondo. È inaccettabile che la capacità produttiva di Taranto venga tenuta a un livello troppo basso solo perché da qualche altra parte del mondo gli impianti dello stesso gruppo viaggiano a pieno regime. E questo rischio c’è”.

IL DOSSIER POPOLARE DI BARI PER MCC

Invitalia avrà – tramite la controllata Mediocredito centrale – un ruolo fondamentale per il salvataggio della Popolare di Bari: “L’intervento tardivo ma inevitabile. Se fosse solo l’ennesimo salvataggio che spalma sugli italiani il costo che spetterebbe un gruppo di persone, sarebbe una follia”. Invece, ha osservato Arcuri, “l’accesso al credito al Sud è più problematico e costoso che nel resto d’Italia. Il settore bancario lì è polverizzato e ora minacciato dalla rivoluzione tecnologica. L’idea è che a questa nefasta ma necessaria evenienza si possano aggiungere altre aggregazioni di piccole banche del Sud. Si può metterle a sistema, valorizzarle e poi, perché no, riportarle sul mercato. Questo non è solo il salvataggio della Bari”.

IL CASO FCA

Anche sul dossier Fca la holding controllata dal ministero dell’Economia ha un ruolo, come ha ricordato proprio oggi anche il presidente del Consiglio: “La rivoluzione dell’auto è ora e noi siamo qui a sostenerla – ha detto commentando la fusione tra Fca e Psa – Con l’accordo di sviluppo firmato con Fca, Invitalia e Regioni, dal Mise arrivano 27 milioni di euro per sviluppo e produzione di veicoli a motore ibrido ed elettrico”, ha sottolineato Conte (qui l’approfondimento di Start sui fondi statali e regionali, sotto la regia di Invitalia, che affluiranno in Fca per l’innovazione tecnologica all’insegna dell’elettrificazione)

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