Economia

Cdp, Sia, Sace, Fii e Ansaldo Energia. Che cosa si dice su vertici e nomine?

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Non solo Sace. Fra Tesoro, Cdp e maggioranza di governo ci sono anche altri vertici in scadenza di società che gravitano nell’area pubblica. Il caso del Fondo italiano di investimento, il nodo Sia (con Sarmi all’offensiva) e il dossier Ansaldo Energia. Con una Lega sempre più scalpitante per poter incidere. Ecco fatti, nomi e indiscrezioni.

Da tempo le cronache, e mesi fa Start Magazine in solitudine con fatti di sistema e non di gossip, si occupano di Sace perché si attende che per il vertice della società che assicura le aziende italiane all’export il Tesoro e Cdp (che controlla Sace) trovino la quadra. Se è scontata la conferma alla presidenza di Beniamino Quintieri, economista legatissimo al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, deve essere deciso il nome dell’amministratore delegato: Alessandro Decio è scaduto ma ambienti vicini al Mef e alle fondazioni hanno apprezzato il suo lavoro.

Ieri Lettera 43 e oggi Mf/Milano Finanza hanno parlato dell’ipotesi di un manager particolarmente apprezzato dal presidente di Cdp, Massimo Tononi – ossia Luca Manzoni, responsabile dell’area corporate di Bpm, con un passato in Unicredit e prima ancora in Banca di Roma – in corsa come capo azienda di Sace, anche in vista del cda della Cassa convocato per il 20 giugno (ma non si è occupato delle nomine). Il nome di Manzoni va ad aggiungersi alla terna di candidati individuata nelle scorse settimane dall’advisor Egon Zehnder chiamato da Cdp, ha scritto Mf. C’è però chi legge la carta-Manzoni come una sorta di prova di forza di Tononi. Si vedrà.

Di sicuro nell’arcipelago delle società statali la voce della Lega non potrà non farsi sentire visto il successo elettorale alle Europee. Il caso Sia – dove Cdp è salita all’85% – è emblematico. La Cassa depositi e prestiti, infatti, ha rilevato le quote di F2i e Hat (con Vitale e Jp Morgan advisor) e anche quelle di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Cdp ha comprato le quote di F2i e Hat (che hanno fatto un rendimento di circa 5 volte il capitale investito) per 632 milioni di euro, secondo il Sole 24 Ore.

A riprova del fatto che la Cassa è in pieno movimento su Sia c’è stata la nomina di Massimo Sarmi, già numero uno di Poste Italiane, come vicepresidente della società guidata da Cordone. L’ingresso di Sarmi è destinato a rimescolare le carte ai vertici di Sia, visto l’appoggio di Sarmi da parte della Cdp e pure dell’azionista numero uno del governo, ossia la Lega di Matteo Salvini.

La Cdp di Palermo ritiene l’infrastruttura digitale dei pagamenti in mano a Sia un asset strategico che non solo non va venduto ma rafforzato e ampliato. Obiettivo: realizzare un campione nazionale nel settore, come auspicato peraltro dai vertici del M5S su impulso del sottosegretario Stefano Buffagni e come ha sottolineato giorni fa il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, in questa intervista a Start, in cui ha biasimato le mire francesi su Sia che vanno scongiurate.

In prospettiva, Sia potrebbe inglobare anche la società PagoPa dall’assetto ancora definito del tutto a livello governativo e al centro di questioni ancora aperte, oltre a puntare ad acquisizioni estere. Tra gli addetti ai lavori c’è chi si domanda: meglio puntare a una campione nazionale o partecipare alla formazione di un campione europeo? Si vedrà.

Ma tra Palazzo Chigi, Tesoro e Cdp non si parla soltanto di Sace e Sia. In queste ore ci sono rumors sul prossimo vertice (che è in scadenza) del Fondo italiano d’investimento (Fii), sgr partecipata per il 43% dalla Cassa e per la parte rimanente da alcune delle principali istituzioni e banche italiane. Saranno confermati il presidente Innocenzo Cipolletta e l’ad, Carlo Mammola? Molti, quasi tutti, ne dubitano.

Il presidente è espressione dei soci privati, il capo azienda è indicato dalla Cassa depositi e prestiti. Nella maggioranza di governo si parla delle aspirazioni di Marcello Sala, manager e banchiere in passato vicino alla Lega e a Tremonti, e tuttora di area Carroccio. Sala è rimasto deluso nell’ultima tornata delle nomine in Cdp perché era considerato in corso per il vertice nel ruolo di amministratore delegato.

In Intesa Sanpaolo, Sala ha ricoperto il ruolo di consigliere di gestione alla nascita del gruppo dalla fusione delle due grandi banche, nel 2007, su espressione della Lega e con il beneplacito anche dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Lì Sala è arrivato a ricoprire la carica di vicepresidente fino al 2016: anche per questo è ben conosciuto dal presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti.

Altro dossier da sbrogliare è Ansaldo Energia (costruzioni di centrali e apparecchiature elettriche), controllata con il 59,9% da Cdp Equity (gruppo Cdp), e partecipata con il 40% da Shanghai Electric. Il cda è in scadenza, quindi anche il presidente, l’ingegner Guido Rivolta, e l’ad, Giuseppe Zampini. Un tandem di ripiego dopo il caso Abbà, l’amministratore delegato voluto dall’ex Cdp, Claudio Costamagna, e poi dimessosi per alcune vicende anche a carattere giudiziario. E’ ritenuta certa la sostituzione di Rivolta. Negli ambienti politici romani si dà in corsa per la presidenza un personaggio di peso: si fa il nome tra gli altri di Vincenzo Delle Femmine, generale della Guardia di Finanza, vicedirettore dell’Aisi che sta per andare in pensione. Mentre per Zampini si profilerebbe una riconferma.

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