Economia

Carige, Popolare Bari e non solo. Tutte le capriole bancarie di M5S

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I pentastellati e le banche: storia di un rapporto movimentato a cavallo di due legislature. I casi emblematici di Carige e Popolare di Bari

 

Come e quanto è cambiata in questi anni l’attenzione e l’atteggiamento nei confronti delle banche da parte del Movimento Cinque Stelle?

Tenta di rispondere al quesito un paper della società di consulenza Fb & Associati con il titolo piuttosto eloquente “Dalla ‘bancocrazia’ al DL Liquidità: rapido stravolgimento della narrazione pentastellata sul sistema bancario”.

Una parola usata – “bancocrazia” – non a caso e pronunciata nel 2017, durante la conversione del decreto per la liquidazione coatta delle banche venete, Popolare Vicenza e Veneto Banca, poi aggregate a Intesa Sanpaolo, dall’allora deputato Alessandro Di Battista. “Falsi compagni che (…) regalate miliardi di quattrini nostri alle banche private, falsi liberisti sovvenzionati dai Fondi e dallo Stato italiano – asseriva -, il Movimento 5 Stelle è qui a fare ostruzionismo all’ennesimo regalo appunto statale alle banche private e a denunciare, di fronte al Paese intero, la trasformazione di quella che un tempo era una Repubblica passata dalla partitocrazia alla ‘bancocrazia’”.

LA TESI DI FB & ASSOCIATI

Secondo gli analisti di FB & Associati, “l’ingresso al Governo, con due maggioranze differenti, ha ‘spazzato via’ rapidamente i preconcetti che il Movimento nutriva verso il settore creditizio e su cui ha basato buona parte della campagna elettorale del 2018. In questa XVIII Legislatura, Decreti per interventi urgenti a sostegno dei gruppi bancari sono diventati uno strumento accettato e riconosciuto anche dal Movimento”.

Per la società di public affairs, advocacy e lobbying, “una delle ragioni di questo ‘bagno di realtà’ è intrinseca al sistema delle piccole imprese italiane in cui la separazione fra proprietà e controllo è praticamente inesistente, l’autofinanziamento prevale sul conferimento soci tramite aumento di capitale. Vi è, in sintesi, una forte propensione da parte degli imprenditori a non investire direttamente nuovo capitale nell’impresa per tenerlo invece a garanzia di finanziamenti bancari”.

LA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUL SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO

Emblematico del cambio d’atteggiamento è il ruolo svolto nella commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Nella legislatura precedente il gruppo di lavoro era guidato da Pierferdinando Casini (all’epoca Ncd-Udc) – con vice Renato Brunetta (FI) e Mauro Maria Marino (ex Pd, ora IV) – e il Movimento era molto attivo durante i lavori: uno dei parlamentari più assidui e pronti a intervenire era il deputato siciliano Alessio Villarosa, durante questa legislatura sottosegretario al Mef sia con l’esecutivo giallo-verde sia con quello attuale.

Oggi invece i pentastellati sono alla guida della commissione con Carla Ruocco, alla sua seconda esperienza parlamentare e fino a pochi mesi fa presidente della commissione Finanze della Camera. La bicamerale, peraltro, non sta svolgendo audizioni per portare avanti le tante inchieste sul sistema del credito – e in particolare sulla vigilanza – richieste a gran voce in passato: è invece al momento impegnata nell’ascoltare diversi pareri sui decreti varati per far fronte all’emergenza Covid-19, dl Liquidità in primis.

IL DECRETO LIQUIDITA’

E proprio il provvedimento che ha cercato di liberare subito risorse a sostegno del tessuto produttivo del Paese, sconvolto dall’emergenza Covid, è un’altra cartina di tornasole della diversa posizione assunta dal Movimento nei confronti delle banche. Si tratta infatti di un decreto che, in sintesi, stabilisce un piano da 200 miliardi per le aziende di diversi dimensioni: risorse garantite da Sace ed erogate dalle banche.

Un dl che al momento è in fase di conversione in Parlamento e che – nella conferenza stampa subito dopo il varo in Consiglio dei ministri – è stato salutato con parole quasi trionfali oltre che dallo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dai ministri in quota Cinque Stelle Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico) e Nunzia Catalfo: “Bazooka” e “potenza di fuoco” sono solo alcune delle espressioni adoperate nell’occasione.

IL SALVATAGGIO DI CARIGE E DELLA POPOLARE DI BARI

Se il salvataggio delle banche venete è stato mal digerito dal Movimento, lo stesso non si può dire con l’aiuto fornito, in un caso dal governo gialloverde e parzialmente da quello giallorosso e nell’altro solo dal Conte 2, per Carige e per Popolare di Bari.
Per quanto riguarda Carige, in amministrazione straordinaria per volontà della Bce dal 2 gennaio 2019 a l 31 gennaio scorso, lo Stato è intervenuto a inizio 2019 con un decreto in cui veniva stanziato un fondo di 1,3 miliardi di euro di cui 1 miliardo per sottoscrivere azioni in modo da rafforzarne il patrimonio e 300 milioni per le garanzie concesse sulle passività di nuova emissione.

Passando dalla Liguria (Carige) alla Puglia, cambia il paesaggio ma non il modus operandi. Nel salvataggio della Popolare di Bari, che dovrà essere approvato dall’assemblea del soci il 30 giugno insieme alla trasformazione in spa, un ruolo decisivo spetta a Mediocredito Centrale, controllato da Invitalia (100% Mef) che parteciperà con 430 milioni e che ne assumerà il controllo con il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd).

IL DECRETO CRESCITA E IL DECRETO CURA ITALIA

Tornando ai provvedimenti varati a causa della pandemia, occorre ricordare quanto stabilito nell’ultimo in ordine di tempo, il decreto Cura Italia che si rifà in pratica a quanto previsto nel decreto Crescita: anche in questo caso esiste una linea di continuità tra i due governi accomunati dalla presenza dei Cinque Stelle.

Il Cura Italia introduce un nuovo regime di conversione delle imposte anticipate (Dta) per le società che cedono a titolo oneroso entro il 31 dicembre prossimo i crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti e scaduti da oltre 90 giorni. Peraltro le Dta possono essere trasformate in credito d’imposta anche se non sono iscritte in bilancio. Nient’altro che una copia di quanto scritto nell’articolo 44-bis del decreto Crescita secondo cui la stessa azione si poteva compiere ma in caso di aggregazioni fra imprese basate al Sud Italia. Una norma inserita proprio per favorire la Popolare di Bari che però poi non se ne è avvalsa ed è stata aiutata dallo Stato in altro modo.

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