Economia

Che cosa si dice su Bper, Ubi e Banco Bpm. Il risiko tra scenari veri e ipotesi farlocche

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Ubi banca banche

Fatti, indiscrezioni e scenari sul risiko prossimo venturo con al centro le ipotesi su Bper, Ubi Banca, Banco Bpm e non solo

Chi si sposerà con chi? E’ la domanda di addetti ai lavori, analisti e azionisti delle banche al centro del risiko in cantiere, che non è solo un fenomeno mediatico visto che ci sono società di consulenza e banchieri d’affari al lavoro come testimonia peraltro un recente report di Morgan Stanley.

ECCO GLI ULTIMI RUMORS SU UBI BANCA, BPER E BANCO BPM

Le banche al centro delle attenzioni sono essenzialmente tre: Banco Bpm, Ubi Banca e Bper. Tra chi ci sarà una fusione a due? O c’è anche una quarta banca in ballo, come Mps, che però ha vicende e problemi peculiari visto che è controllata dal ministero dell’Economia?

L’IPOTESI TRA UBI E BPER

Nelle ultime settimane del 2019 ha preso quota in diverse banche d’affari è quella di un’aggregazione tra Ubi e Bper, ha scritto nei giorni scorsi Mf/Milano Finanza: “Ufficialmente non c’è ancora un dossier aperto come proprio ieri, nel corso della prima e intensa riunione del nuovo anno, il ceo di Bper Alessandro Vandelli avrebbe chiarito al cda. Vero è però che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, diversi singoli soci delle due banche avrebbero iniziato a ragionare sull’idea per valutarne le complessità e i vantaggi”.

CHE COSA FARA’ UBI BANCA?

Per collocamento geografico, dimensione e solidità patrimoniale Ubi è in questo momento il polo aggregante ideale e dalle sue scelte dipenderanno le future geografie del settore bancario, ha aggiunto Mf: “Anche se negli anni scorsi il gruppo lombardo ha fatto qualche operazione mirata (come l’acquisto delle tre good bank), il ceo Victor Massiah non ha avuto fretta di celebrare un matrimonio. Scelta comprensibile visto che molti potenziali target erano impegnati in delicati processi di de-risking e che la stessa Ubi ha dovuto lavorare su efficienza dei processi e qualità dell’attivo”.

I DOSSIER PER BPER

Anche Bper ha alle spalle un percorso di pulizia dell’attivo e di acquisizioni mirate come quella della Cassa di Ferrara e, più recentemente, di Unipol Banca: “Proprio l’integrazione dell’istituto bolognese ha consentito a Vandelli di cementare l’alleanza con il gruppo assicurativo guidato da Carlo Cimbri che è oggi primo azionista di Bper vicino al 20%”, ha scritto Mf. Lo stesso Cimbri non ha mai nascosto di essere favorevole a un percorso di consolidamento per la partecipata: “Unipol è pronta a sostenere Bper quando si presenterà l’opportunità di realizzare una grande operazione di consolidamento”, ha dichiarato il manager in una recente intervista.

I SUBBUGLI TRA SOCI

Fusione tra Ubi Banca e Bper in arrivo? In effetti ci sarebbero contatti fra i principali azionisti di Ubi (Fondazione Banca Monte Lombardia 5%, Fondazione Cr Cuneo 6%) e Bper (Unipol 20%, Fondazione Sardegna 10%) per valutare un’eventuale fusione. “Si tratta di indiscrezioni del tutto generiche e prive di ogni riferimento preciso e che non costituiscono una novità assoluta” affermano gli analisti di Equita, precisando che “si era già parlato di un’intensificazione dei contatti fra le controparti interessate a partire da ottobre”.

IL REPORT DI EQUITA

Equita ha un giudizio Buy su Bper con target price a 51, euro, mentre su Ubi consiglia l’Hold con prezzo obiettivo a 3,2 euro. “Ribadiamo la nostra convinzione in base a cui l’operazione di M&A più probabile è rappresentata da una fusione fra Ubi e Bper visto che il fit sarebbe ottimale rispetto ad opzioni alternative (Banco Bpm e Mps) non solo dal punto di vista della governance ma anche industrialmente visto che sia Bper che Ubi controllano ancora diversi business (Am, assicurazione, Npl servicing) che potrebbero essere valorizzati con l’ingresso di uno o più partner per sostenere i costi di ristrutturazione del deal” spiegano gli esperti.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI SU BPER E UBI

“Ipotizziamo un concambio di 1,6 – che già sconta un premio del 20% per Bper rispetto a Ubi – la combined entity avrebbe un Cet1 2020 stimato di 12,5% (pre-oneri di ristrutturazione) e un Npe ratio di 8,5%. Stimiamo costi di ristrutturazione per 1,5 miliardi per ridurre l’Npe ratio al 5% con vendite per 5,5 miliardi e riduzione di 3.300 dipendenti e sportelli (-10%), con un pro-forma Cet1 che scenderebbe a 11%, livello che potrebbe essere ristabilito attraverso cessioni/valorizzazioni di assets (1 punto base di Cet1 equivale a 1 miliardo di capitale e quindi 20% della capitalizzazione). Con sinergie da costo per 275 milioni (38% utile pro-forma), la combined entity avrebbe un Rote di 9% (contro 6% stand-alone). Nella nuova entità dati il concambio ipotizzato, gli ex azionisti di Bper si diluirebbero dal 30% al 12% (Unipol all’8%) e quelli di Ubi dal 17% al 10%”, hanno concluso gli analisti di Equita.

L’ARTICOLO DI MILANO FINANZA

Sulla carta – secondo il quotidiano del gruppo Class – a favore di un merger con Ubi giocano diversi elementi: dal ridotto numero di sovrapposizioni nelle reti commerciali all’assenza di significativi problemi al vertice. «Se si arrivasse a un tavolo di trattativa, la mia posizione non sarà un problema», ha spiegato lo stesso Vandelli.

LO SCENARIO SECONDO MPS SU BPER E UBI BANCA

In linea teorica quindi l’opzione risulterebbe più praticabile di un merger con Banco Bpm, progetto pure analizzato subito dopo l’estate: “In quest’ultimo caso infatti le due reti commerciali rischiano di pestarsi i piedi in diverse province (ad esempio a Varese e a Bergamo), senza contare lo scoglio della governance. Se insomma ragioni di carattere tecnico rendono oggi un merger tra Bper e Ubi l’opzione più semplice sullo scacchiere del risiko bancario, al momento nei corpi sociali dei due istituti si confrontano posizioni differenti”, ha scritto Mf.

Difficilmente comunque ci saranno sviluppi a breve, anche perché proprio in queste settimane i vertici di Ubi sono impegnati con McKinsey sulla stesura del nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa entro la fine del primo trimestre: “Resta poi da capire cosa accadrà al Montepaschi. Se la trattativa tra il Tesoro e la Ue si sbloccasse in tempi brevi (e qualche segnale in tal senso non manca), Ubi sarebbe il candidato ideale per la privatizzazione della banca senese. A determinate condizioni infatti l’istituto guidato da Massiah potrebbe candidarsi all’acquisto dell’intero gruppo o di alcuni asset, come la rete ex Antonveneta. Un’opzione quest’ultima che dovrebbe comunque confrontarsi con il divieto di break up imposto finora dal Tesoro”, ha concluso Mf-Milano Finanza.

Ma c’è chi scommette su un altro scenario: una ipotesi di fusione tra Banco Bpm e Ubi Banca. Qui fatti e indiscrezioni nell’articolo di Start Magazine.

 

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