Economia

Bper, Mps e Banco Bpm. Chi sposerà Ubi Banca? Fatti e rumors

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Il Sole 24 Ore accredita l’ipotesi di un terzo scenario potenziale: un matrimonio di Ubi Banca con Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna). L’approfondimento di Gianluca Zappa

 

Banco Bpm? Mps? O Bper? Sono queste le promesse spose di Ubi Banca.

Nei giorni scorsi sono tornate in auge le voci – anche per alcune dichiarazioni dei vertici di Banco Bpm e di alcuni soci forti di Ubi Banca – per una ipotesi aggregativa fra le due banche, anche se analisti e osservatori hanno fatto notare alcune sovrapposizioni, con rischi per tagli robuti di personale, oltre che per prospettive di aumenti di capitali come indicato in un report di Morgan Stanley.

Così come sotto traccia – specie nei palazzi romani ma non solo – si vocifera con chi poter accasare Mps alle prese con una incerta ristrutturazione e annesso rilancio posto che sarà il Tesoro come azionista preminente a cercare di trovare una via d’uscita privata e di mercato per il Monte dei Paschi di Siena dopo il temporaneo salvataggio statale concordato con la Commissione europea.

Oggi il Sole 24 Ore accredita l’ipotesi di un terzo scenario potenziale: un matrimonio di Ubi Banca con Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna): “Banca che per dimensioni, qualità degli attivi e, in particolare, assetto azionario sembra offrire la migliore combinazione potenziale con il gruppo guidato da Victor Massiah”, ha scritto il quotidiano.

L’idea di un’alleanza tra Ubi e Bper, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, sembra essere accarezzata da diversi grandi soci dei due istituti ex popolari. Del resto, a favorire un possibile innesco per una fusione tra i due gruppi sarebbe proprio la presenza di interlocutori di peso e ben definiti all’interno degli azionariati: “Elemento che oggi mancherebbe in casa BancoBpm: dopo la fusione datata gennaio 2017, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna non ha visto emergere soci “pesanti” nella propria compagine azionaria, se si esclude l’ingresso di un Ente come Crt, oggi fermo però all’1,2%, e la presenza di alcuni fondi di investimento, tradizionalmente passivi”, ha scritto il Sole 24 Ore.

Come sottolineato nelle scorse settimane da Start, in Ubi si è formato a settembre un patto parasociale che vede tra i protagonisti la Fondazione CariCuneo, Fondazione Banca del Monte di Lombardia e altri grandi famiglie imprenditoriali storiche che nel complesso oggi valgono il 16,7% della banca. E i tre rappresentanti delle fondazioni sono sempre più scalpitanti, soffiando sul collo di Massiah.

«Il tema delle fusioni arriverà e noi azionisti intendiamo farci trovare pronti per giocare un ruolo da protagonisti», aveva detto lo stesso Genta a Il Sole 24 Ore lo scorso 26 settembre. Analoga la situazione in Bper: qui l’azionariato fa perno sull’asse tra Fondazione Sardegna (10,6%) e Unipol (19,9% circa), a cui si aggiunge CariModena con il 3% e altre fondazioni minori, ha sottolineato il Sole oggi: “Proprio Unipol è da sempre sostenitrice della necessità che Bper metta in agenda un’ulteriore ipotesi di consolidamento. Cosa che dovrebbe fare, nel caso, andando a guardare verso soggetti rilevanti sul territorio nazionale, in grado di far fare alla banca quel necessario salto dimensionale”

Nessun ragionamento formale e nessuna trattativa tra soci sarebbe stata avviata al momento, va detto, ha sottolineato il quotidiano confindustriale dopo aver lanciato lo scenario Ubi-Bper: “Difficile, d’altra parte, che nasca un progetto secondo logiche acquisitive, visto che i gruppi in gioco sono di rilievo, e le “anime” da mettere d’accordo sono diverse”.

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