Economia

Mps, ecco la corsa a ostacoli del Monte Paschi di Siena su Npl e non solo

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Come si muoverà Mps nel 2020 fra uscita del Tesoro dall’azionariato, dismissione dei crediti deteriorati Npl e i problemi con il leasing

Pure il 2020 sarà un anno importante per Montepaschi di Siena (Mps), ancora alle prese con numeri non esaltanti – nei primi  nove mesi del 2019 l’utile si è più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2018 e i ricavi sono scesi del 6,3% – e con qualche grana da risolvere. A partite dalla dismissione degli Npl prevista dal Piano di Ristrutturazione 2017-2021 e su cui ha preso impegni con la Commissione Europea nel 2017 per ottenere il via libera al salvataggio. Intanto, come previsto ormai da qualche settimana, slitta all’inizio del prossimo anno a presentazione del piano di dismissione – che deve avvenire entro il 2021 – della quota di Rocca Salimbeni in mano al Tesoro, azionista di maggioranza del gruppo con il 68%.

SLITTA IL PIANO DI DISMISSIONE DELLA QUOTA DEL TESORO

Come si diceva, con una nota ufficiale il pomeriggio del 29 dicembre, via XX Settembre ha comunicato che “i servizi della Commissione europea e del ministero dell’Economia e delle Finanze, su richiesta delle autorità italiane, hanno concordato di posticipare all’inizio del 2020 la presentazione del piano di dismissione della partecipazione del Ministero nella Banca Monte dei Paschi, alla luce e in linea con l’interlocuzione in corso in merito a un’operazione di derisking della banca”. Alla base della decisione c’è dunque proprio il dialogo aperto con Bruxelles riguardo alla cessione di sofferenze e incagli per circa 10-14 miliardi di euro ad Amco, ex Sga, società di gestione delle sofferenze controllata dal Tesoro.

Secondo indiscrezioni citate da Radiocor il piano del Tesoro punterebbe a ripulire il bilancio di Siena cedendo 11 miliardi di crediti deteriorati (Npl) a prezzo di mercato. Una questione su cui la Dg Comp europea sta riflettendo per bene visti i dubbi che si possa parlare di aiuti di Stato. Ai primi di novembre, presentando i conti di Mps, l’amministratore delegato Marco Morelli aveva detto di aspettarsi una risposta sul progetto da parte della Commissione Ue e entro fine anno.

LA QUESTIONE NPL

La  mattina del 30 dicembre Montepaschi ha invece comunicato di aver concluso altre tre operazioni di cessione di crediti deteriorati per un importo totale di circa 1,8 miliardi di euro. Si tratta di accordi che si sommano ai precedenti conclusi durante il 2019 e che portano a circa 3,8 miliardi di euro i non-perfoming exposures (NPE) ceduti dal gruppo nel 2019. In particolare questi ultimi tre deal riguardano un’operazione di cessione pro-soluto di crediti non performing (NPL) per circa 1,6 miliardi di euro a Illimity Bank S.p.A. (il portafoglio è composto da Npl di natura prevalentemente unsecured di titolarità di Banca Mps e di Mps Capital Services) e due operazioni per circa 0,2 miliardi di euro che hanno per oggetto la cessione pro-soluto di crediti unlikely to pay soprattutto secured verso clientela corporate di titolarità di Banca Mps e Mps Capital Services.

Grazie a questi ultimi nuovi accordi, il gross Npe ratio pro-forma del gruppo si attesta a circa 12,5% e raggiunge l’obiettivo del 12,9% previsto dal Piano di Ristrutturazione a fine 2021.

IL NODO LEASING

Nel frattempo Siena si è trovata anche a dover gestire la ricapitalizzazione – per 250 milioni di euro – della sua controllata Mps Leasing&Factoring. Questa operazione si è resa necessaria per ripianare un rosso di 419,3 milioni realizzato nel 2018 cui ha contribuito in buona parte l’iscrizione a riserva negativa di 253,4 milioni dopo l’introduzione del nuovo principio contabile Ifrs9.

LE CAUSE LEGALI

Ma sui conti di Rocca Salimbeni grava anche il rischio per i contenziosi legali che la banca sta affrontando. Al 30 giugno scorso i rischi legali erano pari a 5,4 miliardi, in aumento dai 5 miliardi del 2018 e dai 3,9 miliardi del 2017. Di questi, 2,4 miliardi erano classificati con rischio di soccombenza “probabile”, 1,4 miliardi con rischio “possibile” e 1,6 miliardi con rischio “remoto”. Sui livelli di rischio pesano certamente le cause giudiziarie in cui l’istituto di credito è coinvolto. A fine luglio la pubblica accusa della Procura di Milano ha respinto per la quinta volta la richiesta di archiviazione per le operazioni Alexandria e Santorini, gli strumenti finanziari emessi in occasione degli aumenti di capitale 2008, 2011, 2014 e 2015 che vedono tra gli imputati gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni per il 2008-2011 e Alessandro Profumo, Fabrizio Viola e Paolo Salvadori per gli aumenti del 2014 e del 2015.

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