Economia

Borsa Italiana, chi tifa Usa e chi preferisce un risiko europeo

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Si scalda il dibattito sul destino di Borsa italiana con l’operazione di fusione-acquisizione tra il London Stock Exchange e la società americana Refinitiv. Vegas (ex Consob) pro Usa. Fubini (Corsera) pro soluzione europea.

 

Nell’era post Brexit e col risiko in corso delle piazze borsistiche, quale sarà il futuro della Borsa italiana?

E’ quello che si stanno chiedendo addetti ai lavori e non solo alla luce dell’operazione di fusione-acquisizione tra il London Stock Exchange, la Borsa londinese, e Refinitiv, fornitore di dati e infrastrutture dei mercati finanziari di Thomson Reuters che negli Stati Uniti controlla la piattaforma Tradeweb, concorrente diretta delle italiane Mts e Bondivision.

Dal 2007, infatti, Borsa Italiana fa parte del London Stock Exchange Group di cui i primi azionisti sono la Qatar Investment Authority (10,3%) e l’americana BlackRock (6,8%).

IL RISCHIO ISOLAMENTO DI BORSA ITALIANA

A lanciare l’allarme oggi è Federico Fubini, vicedirettore e firma economico-finanziaria di punta del Corriere della Sera, che auspica per la nostra infrastruttura degli scambi una direzione più internazionale, magari una fusione con il gruppo Euronext o con la Borsa tedesca o con la svizzera Six che sta comprando Bolsa Madrid. “E’ l’occasione – scrive Fubini – per riportare l’infrastruttura del sistema finanziario italiano all’interno dell’euro, in un quadro dove conterebbe di più. L’alternativa, senza fare nulla, è che un gruppo centrato fra Londra e Usa svuoti o porti via passo dopo passo tutte le attività migliori dall’Italia per risparmiare e tenersi solo un indirizzo in Piazza Affari a Milano, buono giusto per avere una licenza a operare nell’area euro”.

Non basta, aggiunge, la golden power “su quello che un tempo era il gruppo Borsa Italiana” decisa dal governo Conte 2. Al ministero dell’Economia e delle Finanze “si è capito che può essere utile la minaccia implicita di esercitare poteri speciali per indirizzare il gioco in futuro” ma nessuno “sembra essersi chiesto verso dove. Nessuno sembra aver riflettuto alle opzioni che potrebbero aprirsi”.

L’OPERAZIONE LSE-REFINITIV

L’operazione di fusione-acquisizione tra la Borsa londinese e la società di gestione dei dati americana Refinitiv (primi azionisti Thomson Reuters e il maxi-fondo di New York Blackstone rispettivamente con il 55% e il 45%) porterà quest’ultima a diventare la prima azionista del Lseg con circa il 30%. Fondata nel 2018, Refinitiv ha 18.500 dipendenti, 81 uffici sparsi in tutto il mondo ed è guidata dal ceo David Craig.

Secondo Fubini si tratta di un processo che ha un “profondo senso strategico” perché in tal modo “Londra sviluppa un’area di business sempre più richiesta in un’industria finanziaria ormai dominata dalle tecnologie dell’informazione”. Inoltre Lseg si prepara al post Brexit diventando anche concorrente diretta di Bloomberg.

Il costo dell’operazione si aggira intorno ai 27 miliardi di dollari: di questi 12,5 miliardi sono presa in carico di debiti del gruppo acquisito. Questione che, secondo il vicedirettore del Corriere della Sera, per Londra può diventare un incentivo a vendere Borsa Italiana per poi concentrarsi “sulla dimensione globale”.

CHE COSA SUCCEDERA’ A BORSA ITALIANA?

Ha scritto nei giorni scorsi il Sole 24 Ore: “Sotto il profilo Antitrust, secondo gli addetti ai lavori, una sovrapposizione critica potrebbe esserci nei mercati del reddito fisso rivolti agli investitori istituzionali, segmento nel quale Refinitiv opera con Tradeweb e Mts di Borsa italiana con Bond vision che, per capirsi, è la piattaforma utilizzata da Banca d’Italia e da altre Banche centrali per attuare politiche di quantitative easing. Ma è sull’intero Mts che c’è preoccupazione da parte delle autorità italiane perché si teme un ridimensionamento del mercato all’ingrosso dei titoli di Stato. Qualche settimana fa infatti il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera ha detto che si sta seguendo con attenzione l’evoluzione della vicenda Lseg/Refinitiv perché «Mts come piattaforma è strategica per l’Italia»”.

I RIFLESSI PER L’ITALIA

L’operazione comporterà, secondo Mf-Milano Finanza, grandi cambiamenti anche in Italia: dopo il deal gli azionisti di Refinitiv “controlleranno circa il 37% del capitale di Lse, pur godendo di diritti di voto inferiori al 30%. Di fatto, attori extra-comunitari si troveranno così a essere primi azionisti anche di Borsa Italiana”.

GLI AUSPICI DI MILANO FINANZA

Ciò potrebbe spingere il governo italiano a opporre all’operazione il golden power, di recente esteso alla protezione di infrastrutture strategiche quali Piazza Affari e Mts, la piattaforma dei titoli di Stato, dove viene scambiato il debito pubblico nazionale, il terzo del mondo: “Secondo indiscrezioni, inoltre, Lse potrebbe valutare la cessione totale o parziale di Borsa Italiana per rispondere alle richieste dei regolatori e anche per ridurre l’indebitamento che dopo l’affare Refinitiv potrebbe schizzare al 350% dell’ebitda”, ha aggiunto Mf.

IL COMMENTO DI VEGAS

Eppure sullo stesso quotidiano finanziario del gruppo Class, l’ex sottosegretario all’Economia ed ex presidente della Consob, Giuseppe Vegas, è di parere contrario: “Molto probabilmente, un’integrazione fra borse europee e nordamericane potrebbe avere effetti positivi non banali sull’economia reale, quindi sul tasso di sviluppo dei Paesi che vi partecipano”.

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