Economia

Da Booking a Ryanair: i flussi turistici non sono solo verso l’Italia

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L’analisi dell’economista Fedele De Novellis, responsabile di Congiuntura Ref

La nota positiva dell’inizio del 2018 sarebbe rappresentata dal risveglio dei consumi, con un aumento sul trimestre precedente dello 0.4 per cento. L’impatto di tale aumento sulla crescita del Pil è comunque contenuto, visto che a inizio anno si sarebbe verificata secondo i dati dell’Istat anche una accelerazione dei flussi turistici in uscita mentre, dopo un lungo periodo di espansione, la spesa degli stranieri in Italia avrebbe subito una frenata.

Nel complesso, ne deriva che la crescita dei consumi degli italiani si è tradotta in una misura significativa in acquisti all’estero. La crescita dei consumi interni si arresta difatti a uno 0.3 per cento scarso (0.26), con una composizione dell’incremento del tutto peculiare, visto che aumentano praticamente soltanto i semidurevoli, ovvero quei beni, come ad esempio l’abbigliamento, che stanno ricevendo una spinta propulsiva dalle vendite su Amazon.

In effetti, potremmo dire che il dato del primo trimestre dell’anno è paradigmatico della trasformazione più volte discussa in passato, per cui l’innovazione di processo nelle fasi a valle delle filiere sta portando a economie di costo che stanno a loro volta modificando la struttura dei consumi delle famiglie.

D’altra parte, al di là di questi spunti di accelerazione su specifiche voci di spesa, il ciclo dei consumi del 2018 pare ancora ben poca cosa; soprattutto il ciclo dell’auto, che ha fatto da volano alla crescita della domanda nel 2015 e nel 2016, sembra essersi definitivamente spento. I cambiamenti nelle fasi a valle delle filiere che stanno guidando i mutamenti nella struttura dei consumi sono gli stessi che contribuiscono a tenere bassa l’inflazione.

A questi fenomeni, che operano su scala internazionale, si aggiunge in Italia l’effetto della debolezza peculiare del mercato del lavoro e la fase di protratta stagnazione salariale. Anche i dati di contabilità nazionale relativi al primo trimestre hanno confermato una fase di inflazione modesta, con un profilo che ha riflesso principalmente l’andamento dei prezzi delle importazioni, a fronte di una crescita del deflatore del Pil che nel trimestre è risultata di segno addirittura negativo.

I dati più recenti sull’inflazione relativi ai mesi di aprile e maggio hanno risentito dei recenti rincari del prezzo del petrolio. Nonostante queste spinte esterne l’inflazione ha continuato a mantenersi comunque su valori bassi: a maggio l’inflazione complessiva si posizionava all’1 per cento, mentre l’inflazione core, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si mantiene allo 0.8 per cento.

(estratto dall’ultimo Aggiornamento Congiuntura Ref)

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