Economia

Bcc, ecco i nuovi scenari di Iccrea e Cassa centrale. L’intervento di Bindelli

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Fatti, commenti e prospettive sul mondo delle Bcc e sui due gruppi bancari Iccrea e Cassa centrale banca. L’intervento di Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato ai rapporti con il Credito Cooperativo e le Capogruppo del Banco Marchigiano-Credito Cooperativo (gruppo Ccb)

Un mio recente scritto pubblicato su “Dirigenza Bancaria” (n. 199, nov.-dic. 2019) fu,  correttamente, titolato dalla redazione “Credito Cooperativo: la riforma ancora nella nebbia”.

Ad oggi può tranquillamente affermarsi che la nebbia sia divenuta ancora più fitta.

Analizziamo le novità che questo inizio d’anno riserva alla riforma delle Banche di credito cooperativo (Bcc) voluta, nel 2016, dal PD guidato da Renzi e parzialmente modificata nel 2018, nell’interesse delle piccole banche territoriali, dal precedente governo gialloverde (Conte I).    

LO SCONTRO TRENTINO TRA FEDERCOOP E CCB

Che da mesi i rapporti tra la federazione trentina delle Bcc e Cassa centrale banca (Ccb) non fossero idilliaci lo testimoniano i frequenti interventi e lo spazio a tal fine riservato dai quotidiani locali del Trentino Alto-Adige. Scontri che sono culminati con le recenti dimissioni di un presidente di una importante Cassa Rurale (Cr) trentina dall’incarico di vice presidente di Federcoop per non essere riuscito a far approvare un documento che puntava a rimarcare il ruolo della federazione locale nel rapporto con Ccb (vds. la carta stampata di ieri, 19 gennaio 2020, ed in particolare il Corriere del Trentino, l’inserto locale del Corriere della Sera, o L’Adige).

La resa dei conti parrebbe avere origine dall’accelerazione impressa alle fusioni trentine che hanno ridotto considerevolmente il numero complessivo delle Cr, passate in appena due anni da 25 a 14, e dal modo in cui sembrerebbe sia stata gestita l’assemblea dei soci dell’ultima importante incorporazione effettuata dalla Cr di Trento, la banca che fa capo all’attuale presidente di Ccb. Ai ricorsi giudiziali prodotti dai soci recentemente riuniti in associazione della banca incorporata (la Cr di Lavis) si è poi aggiunto quello della giunta provinciale che rivendica le proprie competenze previste dallo Statuto di autonomia in materia di credito cooperativo che, per contro, la capogruppo Ccb ritiene superate in conseguenza del fatto che il Gruppo bancario cooperativo (Gbc) ha assunto un carattere nazionale.    

Per la verità, come si è già avuto modo di rimarcare in altre occasioni, le reali ragioni della contrapposizione andrebbero ricercate nel ruolo e nelle funzioni, coerenti con le finalità mutualistiche, che le capogruppo da un lato e le associazioni di categoria (Federcasse e federazioni territoriali) dall’altro dovrebbero svolgere in virtù dell’attuazione della citata riforma.

GLI EMENDAMENTI CHE IMPATTANO SULLA RIFORMA DELLE BCC

Come evidenziato dal prof. Francesco Capriglione su FIRSTonline che ha tratteggiato ampiamente gli effetti di alcune proposte emendative sui Gbc Iccrea e Ccb, il decreto legge n. 142 del 2019, emanato per il salvataggio della Banca popolare di Bari, “sta recando una benefica inaspettata apertura per il settore del credito cooperativo, sensibilmente provato dalla riforma disciplinare del 2016.

In effetti, il 14 gennaio scorso, il decreto recante “misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento” ha ricevuto, sia da parte di esponenti della maggioranza che dell’opposizione, una serie di emendamenti  di interesse per le Bcc che incidono proprio sull’attuale processo di riforma del Credito cooperativo.

Al momento, non è chiaro se e quali proposte emendative giungeranno a buon fine, atteso che alcuni emendamenti della maggioranza sono stati già ritirati, in particolare quelli presentati dal PD.

La proposta che desta maggiore interesse ed aspettative, e per qualcuno fonte di preoccupazione, è sicuramente quello presentato dalla rappresentante del M5S, Ruggiero Francesca Anna, e rubricato al numero 1.017.

L’emendamento in parola consentirebbe alle Bcc non aventi sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano di poter adottare, in alternativa alla costituzione del Gbc, sistemi di tutela istituzionale (i c.d. IPS, Institutional Protection Scheme), in coerenza con quanto disciplinato dall’articolo 113, paragrafo 7, del Regolamento n. 575 del 2013 e, grazie alle modifiche apportate dal precedente governo gialloverde, con quanto già concesso alle citate provincie autonome.

Tali sistemi prevedono un soggetto gestore costituito in forma di società per azioni o di società cooperativa in caso di sistemi a valenza provinciale. Nel primo caso, il soggetto gestore è autorizzato all’esercizio dell’attività bancaria e il capitale è detenuto per almeno il sessanta per cento dalle banche di credito cooperativo aderenti al sistema di tutela istituzionale. Nel secondo caso, il soggetto gestore è affiancato da una società per azioni autorizzata all’esercizio dell’attività bancaria il cui capitale è detenuto per almeno il sessanta per cento dalle banche di credito cooperativo aderenti al sistema di tutela istituzionale.

Di fatto, le attuali capogruppo, Iccrea e Ccb, potrebbero trasformarsi in gestori degli IPS, mentre le Bcc dovrebbero poter costituire anche autonomi sistemi di tutela istituzionale.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO E DELL’AUTORITA’ DI VIGILANZA

Probabilmente l’inserimento di una facoltà analoga a quella attualmente concessa alle Raiffeisenkasse della provincia di Bolzano eliminerebbe i vizi di incostituzionalità della riforma paventati da autorevoli autori (Onida), tuttavia, appare difficile immaginare una tempestiva approvazione in Commissione finanze degli emendamenti di cui si discute. Anche perché, stando a quanto dichiarato da alcuni esponenti politici della maggioranza, il Governo, tenuto conto della ravvicinata calendarizzazione in Assemblea del dl 142/2019 (che, a quanto pare, non ha consentito alla maggioranza ed al Governo di pervenire ad una compiuta definizione di alcuni temi oggetto delle proposte emendative), avrebbe confermato l’importanza del tema e la disponibilità a trattarlo compiutamente direttamente in Assemblea, ricercando una soluzione il più possibile condivisa.

Ancor più arduo appare ipotizzare uno scontro tra il M5S ed il ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri o con Bankitalia chiamata ad autorizzare l’eventuale trasformazione dei Gbc in IPS.

Non v’è dubbio, tuttavia, che, se nel credito cooperativo si è ritornati a parlare nuovamente di IPS, se i rapporti tra enti associativi e capogruppo dei Gbc hanno raggiunto gli attuali livelli di criticità e se i malumori di molte Bcc stanno lievitando, le giustificazioni vanno ricercate anche nella mancata puntuale definizione del ruolo e della funzione che ciascuna capogruppo deve assolvere; non è un caso che il decreto previsto dalla legge n. 136/2018 (che ha convertito, con modificazioni, il dl 23 ottobre 2018 n. 119), atteso per il 31 marzo 2019, non abbia ancora visto la luce.

Se si vuole evitare di dover rimettere mano ad una riforma che fatica a centrare gli obiettivi che si era proposta (o per lo meno che aveva dichiarato di voler perseguire) e se si vuole tentare di porre fine alla contrapposizione in atto nel sistema cooperativo, è tempo che anche l’Autorità di vigilanza intervenga fattivamente nell’attuazione del processo di riforma, assicurando che le capogruppo dei Gbc assolvano correttamente le loro funzioni, come peraltro specificato in almeno tre occasioni dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il quale è intervenuto proprio sui poteri e doveri delle due capogruppo (Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca); a tal proposito si rinvia alle Considerazioni finali della Relazione annuale del 31 maggio scorso, al dibattito del 2 giugno 2019 tenuto al Festival dell’Economia di Trento e all’assemblea annuale dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

Infine, è altrettanto indubbio che l’introduzione della facoltà di costituire sistemi di tutela istituzionale, oltre a sanare i crescenti dissidi interni al movimento del credito cooperativo, potrebbe risolvere, in presenza di IPS di contenute dimensioni, il paradosso da più parti evidenziato della classificazione Significant delle Bcc derivante dall’adesione a Gbc di grande dimensione. 

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